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Legumi, consumi in crescita e successo per le versioni snack e healthy

Le vendite salgono del 15% con il picco delle lenticchie (+51%), ma l’area che vede maggiori sviluppi è quella destinata al break salutistico

di Manuela Soressi

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Netta crescita per i consumi di legumi in Italia

Le vendite salgono del 15% con il picco delle lenticchie (+51%), ma l’area che vede maggiori sviluppi è quella destinata al break salutistico


4' di lettura

Cos’hanno in comune la frutta secca e i legumi? Origine vegetale a parte, l’essere diventati in pochi anni dei veri e propri “superfood”, capaci di sommare l’aspetto del piacere con i valori salutistici. Infatti, com’è successo negli ultimi anni a noci e mandorle, quando i legumi hanno valorizzato il loro lato healthy sono stati visti con occhi nuovi dagli italiani. Che ne hanno comprati e consumati di più.

Nell’anno finito a giugno le vendite sono aumentate del 15% sia a valore che a volume, superando le 26mila tonnellate e i 90 milioni di euro di sell-out (fonte Nielsen). Anche nella seconda parte del 2020 gli ingredienti per la crescita dei legumi ci sono tutti: i lockdown effettivi o annunciati che inducono a fare scorte alimentari, i timori nel frequentare i luoghi affollati (come i supermercati) e la necessità di contenere i costi domestici. «Un’indagine che abbiamo affidato a Doxa ha evidenziato che il lockdown ha avvicinato nuovi consumatori (anche giovani) ai legumi e ne ha fatto scoprire la versatilità», conferma Matteo Merlin, direttore marketing di Pedon, azienda che, tra brand e private label, copre oltre il 40% del mercato e supera i 95 milioni di euro di fatturato.

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Lenticchie e fagioli sul podio

Oltre alla domanda di alimenti a lunga durata, economici, sani e poliedrici, dietro l’exploit dei legumi ci sono anche la preferenza per gli alimenti proteici vegetali, la ricerca di prodotti “gluten free” e la passione per le specialità locali che si traduce anche in abitudini di consumo molto diverse da zona a zona. Basti pensare i toscani acquistano quasi il 90% dei cannellini venduti in Italia, mentre gli abitanti di Pianura Padana e Sud sono i maggiori acquirenti di borlotti.Nell’ultimo anno le vendite i fagioli, che rappresentano circa il 20% del mercato dei legumi, sono aumentate del 28% circa e quelle di ceci sono cresciute del 12%, benché le quantità totali siano circa la metà rispetto ai fagioli.

Ma il vero boom è stato quello delle lenticchie: in un anno se ne sono vendute il 51% in più (oltre 46mila kg), rafforzandone la leadership di mercato visto che rappresentano la metà di tutti i legumi venduti nella Gdo italiana.

Dalle bevande, alle farine, fino ai budini

Alla crescita del mercato ha contribuito un’offerta che si è molto evoluta e ampliata perché tutti i principali competitor hanno varato diverse novità. A fianco dei legumi secchi e a quelli lessati/cotti al vapore, di quelli pronti da cuocere o quelli ready-to-eat, sono arrivate le bevande di legumi, le farine e le paste di legumi, e poi i budini e i biscotti per la colazione che ne fanno l’ingrediente salutistico distintivo. L’area più promettente sembra quello dello snacking, trainato dal successo in Gdo di un legume tradizionale come i lupini, che nell’ultimo anno ha registrato un aumento del 10% delle vendite proprio grazie alle nuove referenze snack.

«I lupini sono un healthy food che piace sempre di più e su cui noi abbiamo puntato da tempo, investendo anche in tecnologia, con il brevetto del primo macchinario italiano per sgusciarli e proporli, così, in modo nuovo e con un alto contenuto di servizio – spiega Sabrina Mancini, marketing manager di Madama Oliva, il maggiore produttore europeo di lupini con 600 tonnellate annue, tutte made in Italy, che realizzano 3 milioni dei 36 milioni di euro fatturati dall’azienda abruzzese–. Cerchiamo di anticipare le esigenze del mercato e di puntare sull’innovazione, come la nuova linea di lupini conditi e la versione ‘hummus'».

Il consumo di legumi come spuntino, negli aperitivi o nei break salutistici è un’area dal grande potenziale, tutta da sviluppare e su cui stanno investendo molte aziende. Puntando su prodotti unici, come i legumi tostati al forno e non fritti, lanciati pochi mesi fa da Pedon. «Si tratta di un nuovo concetto di prodotto e processo, frutto di una tecnologia brevettata – spiega Merlin –. La gamma è ampia (24 referenze) ed è stata declinata in tre segmenti per coprire altrettante esigenze e momenti della giornata, dallo snack healthy all’aperitivo domestico». Con questa offerta Pedon completa lo sviluppo del suo già ampio portafoglio prodotti, arrivando a coprire tutte le occasioni di consumo dei legumi e proponendosi come il brand più innovativo e capace di proporre i legumi in chiave moderna, in un’ottica di qualità, salute e servizio.

Spazio per il made in Italy

Oltre all’innovazione per allargare i momenti di consumo, l’altro trend di mercato è lo sviluppo di filiere e materie prime italiane per ovviare alla carenza di prodotto nazionale. Infatti siamo forti importatori di legumi (negli ultimi 50 anni la produzione nazionale è crollata), usati soprattutto per le private label, che rappresentano tra il 40 e il 50% del mercato. Quindi lo sviluppo di un’offerta dichiaratamente “made in Italy” rappresenta un importante elemento di differenziazione per le aziende di marca.

Come Lofrese, capofila di una filiera controllata biologica, con 100 aziende agricole e oltre 5mila ettari tra Puglia, Basilicata e Sicilia, per 8mila tonnellate annue di legumi. Storico fornitore delle industrie di trasformazione, dopo il primo lockdown l’azienda pugliese (20 milioni di euro il fatturato) ha deciso di entrare in Gdo e ha lanciato le prime gamme di legumi a brand Lofrese. «In questi pochi mesi i risultati di mercato sono stati soddisfacenti e promettenti –afferma il ceo Antonio Lofrese -. Nel 2021 i nostri legumi saranno presenti sugli scaffali di buona parte della Gdo e pensiamo che arrivino a generare circa 10 milioni di euro di ricavi aggiuntivi per il nostro gruppo».

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