Da oggi in libreria

Lei è una neonata Down, lui è un padre single e gay: storia vera di Alba e Luca

di Serena Uccello


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Foto Facebook

3' di lettura

Luca è un giovane uomo, è gay, è cattolico praticante, ed è impegnato nel sociale. È single ma vuole essere padre, così il suo nome inaugura il registro degli affidi previsti dalla legge per sigle. Alba è una neonata con la sindrome di Down, appena nata è stata lasciata in ospedale. Dopo la sua famiglia biologica, altre trenta l'hanno rifiutata, fino al giorno in cui il tribunale non decide di affidarla a Luca Trapanese.

Il 29 luglio del 2017 Luca prende per la prima volta in braccia sua figlia. «Alba è avvolta nel lenzuolo dell'ospedale. Trapanese ha cuffia, mascherina e un camice monouso semitrasparente; sotto è vestito in maniera informale: camicia e pantaloncini al ginocchio». Ad usare queste parole per descrivere quell’incontro è Luca Mercadante che con Trapanese firma un libro da oggi in libreria per Einaudi Stile Libero dal titolo Nata per Te - Storia di Alba raccontata fra noi.

Il risvolto di copertina chiarisce subito che il gesto di Trapanese «non è un gesto caritatevole» perché Luca « vuole semplicemente una famiglia». La sua storia diventa così una riflessione sui nodi lasciati irrisolti o considerati controversi dalla politica, riflessione assai contemporanea in una fase storica in cui tanto si dibatte sull’idea di famiglia. Non a caso Trapanese sceglie di affidare la sua storia a un uomo anch’esso padre, suo coetaneo, ma assai diverso da lui però: ateo, favorevole all’interruzione di gravidanza, «convinto che la paternità passi per il sangue prima che per l'accudimento».

Così la spiegazione del fatto che la paternità di Trapanese è la tappa finale di uno strutturato desiderio di genitorialità è l’occasione per ricordare quanto sia complesso per una coppia omosessuale la costruzione di una famiglia. A cominciare dalla complessità del confronto già all’interno della coppia. Prima di essere single ad esempio Luca aveva un compagno, Eduardo, e con lui condivideva il progetto di diventare genitori. Ma se Eduardo era pronto a ricorrere alla maternità surrogata, sul punto invece Luca si mostrava perplesso. «Luca non lo diceva esplicitamente, ma mi sembrò già allora mettere in dubbio l'eticità della via canadese. Non definí mai la maternità surrogata in termini politicamente corretti, ma tutt'al piú «utero in affitto». Oppure ironizzava sul costo dell'intera procedura e su chi dei due ci avrebbe messo i soldi e chi il seme».

Ma la conferma di quanto l’impegno di Trapanese sia, suo malgrado, un atto politico sta nella scelta di scrivere un libro. Quando la notizia diventa pubblica, ognuno ne dà infatti in qualche modo la propria lettura tanto che un «quotidiano pubblica un approfondimento che titola: “La vera storia della Down adottata dal single napoletano” e poi “Usano una bimba Down per le adozioni gay”. L'articolo fantastica su relazioni preesistenti addirittura con la ministra Maria Elena Boschi. Si ipotizza una sorta di complotto per manipolare l'opinione pubblica e fare strada all'equiparazione, nelle adozioni, tra le famiglie arcobaleno e quelle etero. La cosa piú sconcertante del pezzo è che, con un giro di parole neanche troppo sofisticato sulla mancanza di un registro nazionale dei minori adottabili, si racconta l'affido di Alba come una lesione dei diritti delle coppie sposate». La decisione di raccontarsi diventa la necessità di fare chiarezza, di aggiungere chiarezza. E non solo. Dopo una notte trascorsa con Alba in ospedale, Trapanese scrive una lettera alla madre biologica della bambina.

«Stanotte ho capito che tra i motivi che mi hanno spinto a raccontare la mia storia c'è stato anche questo: parlarti. Potresti essere dall'altra parte del mondo, ma sappiamo entrambi che saremo per sempre legati. Una delle donne che ho conosciuto in ospedale ha detto, in maniera un po' spudorata, che vivrai il resto della tua vita chiedendoti se hai fatto la cosa giusta, dimenticando che la tua prima scelta è stata probabilmente quella di portare avanti la gravidanza pur sapendo a cosa andassi incontro. Non è nelle mie facoltà toglierti questo dubbio, ma voglio che tu sappia una cosa: da quest'altra parte del pianeta c'è un uomo che per il resto della sua vita si domanderà se è alla tua altezza. Ci sono io che, per ogni decisione che prenderò, ogni volta che dovrò tirare fuori l'audacia per essere davvero il padre che lei si merita, sarò consapevole che nella gara del coraggio arriverò, non so a che posto, ma certo dopo di te. Alba guarirà molto presto. Ti scriverò ancora».

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