Fotografia

Leica presenta la nuova M 10-R, la fotocamera d'elite diventa ancora più potente

Si tratta di una rivisitazione del sensore della fotocamera digitale a telemetro nata nel 1954, che passa da 24 a 40 megapixel

di Antonio Dini

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Si tratta di una rivisitazione del sensore della fotocamera digitale a telemetro nata nel 1954, che passa da 24 a 40 megapixel


3' di lettura

Das Wesentliche, l'essenziale. È questa la filosofia di Leica, l'azienda tedesca che produce da quasi un secolo macchine fotografiche d'eccellenza (Leica è stata fondata nel 1869) e che è riuscita, caso più unico che raro, a sopravvivere alla trasformazione digitale e al crollo del settore dovuto prima dalla conquista del comparto ad opera dei marchi asiatici e poi dal crollo del valore per via della nascita della fotografia computazionale dei moderni smartphone. Una filosofia che va avanti: oggi l'imprenditore austriaco che l'ha rifondata e che ne è chairman, Andreas Kaufmann, ha presentato la nuova versione della Leica M 10-R. Si tratta di una rivisitazione del sensore della fotocamera digitale a telemetro nata nel 1954, che passa da 24 a 40 megapixel.

L'azienda sottolinea che la nuova versione della fotocamera incarna alla perfezione la sua filosofia: semplicità, made in Germany (tutte le fotocamere e gli obiettivi vengono prodotti a Wetzlar, dove ha sede l'azienda, o nello stabilimento in Portogallo), componenti progettate ad hoc in Europa, e prezzo maiuscolo. La nuova fotocamera costa infatti 8.125 euro di listino, Iva inclusa, e si rivolge a un pubblico più di amatori di fascia alta che non di professionisti, anche se c'è ancora una parte del mondo della fotografia professionale che mantiene la tradizione dell'apparecchio più noto per la street photography (Henri Cartier-Bresson è l'esempio più noto insieme al nostro Gianni Berengo Gardin) e per il reportage soprattutto di guerra (come Robert Capa).

La gamma M10 di Leica

La transizione al digitale

Leica ha superato la transizione al digitale interpretandola in modo originale. Kaufmann dagli anni duemila ha studiato una filosofia basata sulla semplicità, la genuinità, la pulizia di linee e prodotti, sulla falsariga di campioni di mercato come Apple, e ha investito per posizionare il marchio Leica come eccellenza della fotografia, creando anche una rete di store monomarca dove si fa cultura della fotografia più che solo vendita di prodotto. È una strategia che ha pagato perché la società, partecipata al 45% dal fondo Blackstone, ha i conti in ordine e ha superato il lockdown in buone condizioni. Inoltre, l'azienda interpreta la tradizione mantenendo la piena compatibilità con la sua storica tecnologia e abilità nel produrre gli obiettivi, che vengono studiati e progettati internamente, fino alla ricerca dei materiali più rari e adeguati per le fusioni dei vetri delle ottiche. Il risultato è che la fotocamera da ottomila euro che oggi viene commercializzata non è solo vintage nell'aspetto (con il telemetro, la messa a fuoco e l'uso dei diaframmi totalmente manuali) ma è anche retrocompatibile con obiettivi realizzati sessant'anni fa, e ha lavorato per rendere i nuovi sensori ancora più adatti all'uso di queste componenti.

Il mercato

A differenza della concorrenza soprattutto giapponese ma in prospettiva sempre più cinese, Leica non adatta i suoi obiettivi ai sensori realizzati da uno dei due o tre grandi fornitori del pianeta, ma è riuscita a trovare eccellenze europee per produrre sia i suoi sensori che i processori Maestro II nel Vecchio continente e adattare loro ai vecchi obiettivi. Se lo è potuto permettere perché da cinquant'anni la tecnologia di realizzazione delle lenti fatte da Leica è superiore alla capacità di risoluzione (il termine tecnico per valutare l'efficienza ottica di un obiettivo) delle pellicole tradizionali e di molti sensori digitali. Il sensore da 40 megapixel è coperto da uno stuolo di microlenti, ciascuna in corrispondenza di un diverso sensore che trasforma i fotoni in una informazione digitale.

Le novità

Ognuna delle microlenti è studiata per dare il meglio di sé con le caratteristiche degli obiettivi Leica ed esaltarne i pregi correggendo meccanicamente i difetti ottici. Il risultato è che, a differenza della concorrenza che «cattura brutte immagini e poi le abbellisce con l'elaborazione digitale del processore interno», Leica cattura immagini già più che buone. Gli esempi mostrati dal produttore sono effettivamente molto buoni, e la tradizione di Leica è confermata, anche se i risultati si raggiungono solo posizionando l'azienda in una nicchia di mercato dove l'utente tradizionale non arriva. Gli ottomila euro per il solo corpo macchina (per gli obiettivi si va dai quattromila in su), che oltretutto non registra video, riducono notevolmente la platea. La portano, come direbbe Leica, all'Essenziale. Ma per una azienda che produce 30mila obiettivi all'anno, mentre ad esempio Canon ne fa 15mila al giorno, l'unica strategia possibile è mirare all'essenziale.

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