Nomine pubbliche

Leonardo, lettera di Bivona al Mef critica assunzioni Tabacci jr, Minniti e portavoce Di Maio

Il fondatore di Bluebell Partners critica il «malmostoso sistema di relazioni» e chiede le dimissioni di Profumo

di Gianni Dragoni

(ANSA)

3' di lettura

Non c’è solo il caso Tabacci junior-Leonardo a tenere banco. Dopo le proteste della Lega per l’assunzione nell’ex Finmeccanica di Simone Tabacci, figlio di Bruno, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega sullo spazio, sulle assunzioni «relazionali» nella società pubblica interviene Giuseppe Bivona, investitore e socio fondatore di Bluebell Partners di Londra. Bivona ha scritto una lettera critica al ministro dell’Economia Daniele Franco e, per conoscenza, al premier Mario Draghi e al presidente di Leonardo, Luciano Carta. Il finanziere cita anche i casi di Marco Minniti (ex ministro del Pd) e del portavoce di Luigi Di Maio (M5S), Augusto Rubei.

La condanna su Mps

Ricordiamo che Bivona da anni ha ingaggiato un duello con Alessandro Profumo, dal 16 maggio 2017 a.d. di Leonardo, per il suo passato di presidente di Banca Mps dal 2012 al 2015. Ne è scaturito un processo nel quale Profumo nell’ottobre 2020 è stato condannato in primo grado a sei anni di reclusione più pene accessorie per falso in bilancio e manipolazione informativa per la contabilizzazione di derivati come titoli di Stato. La sentenza non è esecutiva, Profumo si dichiara innocente e ha già presentato ricorso in appello. Secondo lo statuto di Leonardo e le regole del Mef la condanna non definitiva non preclude la permanenza nella carica.

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Cosa dice la lettera di Bivona

Nella lettera, che Il Sole 24 Ore ha visionato, Bivona scrive a Franco e a Draghi: «Forse lei ricorderà che quando nel 2014 Mauro Moretti venne nominato amministratore delegato dell’allora Finmeccanica, una delle sue prime iniziative fu quella di procurarsi l’elenco dei “figli di” (...) e raccomandati vari dalla politica. (...) Negli ultimi mesi, sotto la guida dell’a.d. Alessandro Profumo abbiamo invece assistito al processo inverso (come inverso _ sottolinea Bivona _ il processo che ha portato il prezzo dell’azione Leonardo da circa 15 euro quando il dott. Profumo fu nominato nel 2017 in sostituzione del dott. Moretti ai circa 6,5 euro oggi) ovvero alla nomina (i) dell’ex ministro Marco Minniti alla presidenza della Fondazione Med-Or del gruppo Leonardo; (ii) del portavoce del ministro degli esteri Di Maio (in nota: Augusto Rubei) quale responsabile delle relazioni esterne e (iii) del figlio (in nota: Simone Tabacci) del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Bruno Tabacci».

Le relazioni personali

Secondo Bivona il fatto che Profumo, «dopo una dura condanna per gravissimi reati finanziari», conservi la carica di a.d. in una società quotata controllata dal ministero dell’Economia (30,2%) «è una vergogna assoluta (...) che presumibilmente trova compiuta spiegazione anche (ma non solo) nella fitta rete di relazioni personali che evidentemente lo sostengono. Difficile non leggere le recenti nomine come uno dei tasselli (certamente non l’unico) per puntellare gli appoggi politici».

Minniti e la Fondazione Med-Or

Bivona aggiunge di aver «trovato ancora più imbarazzante e vergognosa l’immagine di potere (passata invece quasi sotto silenzio) ostentata dal dott. Profumo all’inaugurazione della sede di Roma della Fondazione di Leonardo _ con Marco Minniti a fare gli onori di casa con accanto appunto il dott. Profumo _ con una cerimonia in cui si sono scapicollati ad intervenire nell’ordine il ministro degi Esteri (Luigi Di Maio), dell’Interno (Luciana Lamorgese), della Difesa (Lorenzo Guerini), per il Sud e la coesione territoriale (Mara Carfagna) e del Lavoro (Andrea Orlando), il presidente della Regione lazio (Nicola Zingaretti), il capo del Dis (Elisabetta Belloni), l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, l’immarcescibile Piero Fassino e Roberta Pinotti, solo per citarne alcuni», citando un servizio dell’Adnkronos del 21 luglio scorso.

La richiesta al ministro Franco

Bivona conclude reiterando la richiesta di dimissioni di Profumo, osservando che «di tutto questo francamente non può darsi la colpa al dott. Profumo (...) ma ad un malmostoso sistema di relazioni che evidentemente gli garantisce il sostegno suo, del Mef e del governo» e chiede al ministro dell’Economia di «intervenire per porre fine ad una farsa vergogonosa (...) che contrasta con l’interesse pubblico». Chiede inoltre al presidente Carta di «trasmettere copia» della lettera al cda di Leonardo, che oggi si è riunito per approvare i conti del primo semestre.

La replica di Leonardo

In seguito alle polemiche per l’assunzione di Simone Tabacci, il 28 luglio Leonardo ha precisato in una nota la procedura che ha portato all’assunzione come quadro del figlio 49nne del sottosegretario: «In data 4 novembre 2020 l’azienda ha affidato a una società di recruiting esterna la selezione di uno o più profili con esperienza internazionale nell’ambito dell’M&A. Il processo selettivo ha portato alla individuazione di sette candidature in possesso dei requisiti richiesti. I colloqui avviati il 17 novembre 2020 hanno portato, attraverso successivi passaggi di selezione, alla scelta di due risorse da inserire nella struttura di Chief Strategic Equity Officer: nello specifico un dirigente e un quadro. Il Dirigente _ ha concluso Leonardo _ è stato inserito in organico in data 15 marzo 2021 e il Quadro (nella fattispecie il dott. Simone Tabacci) in data 1 luglio 2021».

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