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Leonardo, la Madonna Litta e la bottega

Il quadro proveniente dall’Ermitage è in mostra al Museo Poldi Pezzoli fino al 10 febbraio

di Marco Carminati


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La Madonna Litta, dall’Hermitage di San Pietroburgo al Poldi Pezzoli di Milano (Afp)

3' di lettura

Il Museo Poldi Pezzoli di Milano ospita fino al 10 febbraio 2020 la mostra “Leonardo e la Madonna Litta” nella quale si intende indagare il funzionamento e i protagonisti della bottega milanese del grande Vinciano partendo dal celebre dipinto dell'Ermitage esposto eccezionalmente a Milano per la prima volta dopo quasi trent'anni.

L'esposizione è stata organizzata grazie al sostegno di Fondazione Bracco, cui si sono affiancati la Regione Lombardia e il Comune di Milano ed è curata da Pietro C. Marani e Andrea Di Lorenzo con allestimento dello studio Migliore e Servetto Architects e il progetto grafico di Salvatore Gregorietti.

La rassegna presenta attorno alla Madonna Litta un nucleo selezionatissimo di opere – una ventina tra dipinti e disegni di raffinata qualità – provenienti dalle collezioni pubbliche e private di tutto il mondo, eseguiti da Leonardo e dai suoi allievi più vicini (da Giovanni Antonio Boltraffio a Marco d'Oggiono, dall'ancora misterioso Maestro della Pala Sforzesca a Francesco Napoletano) negli ultimi due decenni del Quattrocento, quando il maestro viveva ed era attivo a Milano presso la corte di Ludovico il Moro.

Milano
La Madonna Litta è strettamente legata alla città di Milano: eseguita nel capoluogo lombardo nel 1490 circa, mostra notevoli affinità stilistiche con la seconda versione della “Vergine delle rocce” conservata alla National Gallery di Londra. Nel Ducato milanese il dipinto oggi all'Ermitage conobbe una notevole fortuna, come dimostra il grande numero di copie e derivazioni eseguite da artisti lombardi che ci sono pervenute.

Nell'Ottocento era l'opera più rinomata di una delle più importanti collezioni di opere d'arte milanesi, quella dei duchi Litta (da qui deriva il soprannome del dipinto) ed era conservata nel grande Palazzo Litta di corso Magenta a Milano.

Il museo dell'Ermitage acquistò il quadro nel 1865 dal duca Antonio Litta Visconti Arese (1819-1866) e da allora l'opera si trova a San Pietroburgo.
La Madonna Litta è esposta al Museo Poldi Pezzoli come opere autografa di Leonardo da Vinci e la scheda pubblicata nel catalogo edito da Skira – firmata da Tatiana Kustodieva – non esprime alcun dubbio su questa attribuzione.

Il nodo critico
Ma è bene dire che la comunità degli studiosi di Leonardo non concorda affatto con la storiografia russa. La mostra del Poldi Pezzoli è costruita attorno a questo nodo critico. E così prova a risolverlo: secondo il curatore Pietro C. Marani, la sublime invenzione del soggetto del quadro – pervasa di una dolcezza infinita e caratterizzata da meravigliosi squarci di paesaggio – non può che essere di Leonardo, ovvero del Maestro titolare della bottega milanese attorno al 1490. L'esecuzione materiale del dipinto, però, può essere stata in parte affidata a uno degli allievi più dotati della bottega. Che annoverava almeno due notevoli personalità di spicco: Giovanni Antonio Boltraffio (1467-1516) e Marco d'Oggiono (notizia dal 1487 al 1524).

E in questi due validi collaboratori la critica più recente identifica (con pareri alterni) il possibile aiuto di Leonardo nell'esecuzione materiale della Madonna Litta.
Per far luce sulla questione si è pensato di confrontare il dipinto di San Pietroburgo con opere significative e certe di Boltraffio, a cominciare da un altro capolavoro nato da una raffinata composizione di Leonardo, la “Madonna con il Bambino” (detta “Madonna del fiore” del Museo Poldi Pezzoli), opera che nel primo Ottocento apparteneva anch'essa alla collezione dei duchi Litta. E poi affiancare al capolavoro di San Pietroburgo anche “Madonne con Bambino” di Marco d'Oggiono e di altre pittori della cerchia milanese di Leonardo, quali Francesco Napoletano, il Maestro della Pala Sforzesca e di altri maestri leonardeschi rimasti ancora anonimi.

Anche i disegni servono a capire come si studiavano i dettagli delle composizioni e a duplicare i soggetti più fortunati e richiesti in copie e in variazioni del tema. In mostra si ammirano – oltre a un bellissimo studio di testa di profilo riferibile con sicurezza alla mano di Leonardo (Milano, Biblioteca Ambrosiana) assai vicino al profilo della Madonna Litta – anche splendidi studi di Boltraffio che si legano alla testa del Bambino e ai panneggi della stessa “Madonna Litta” e della “Madonna del fiore” del Poldi Pezzoli.

Grazie al sostegno di Fondazione Bracco è stata eseguita per l'occasione un'articolata campagna di analisi diagnostiche su alcune opere presenti in mostra. Le varie analisi, eseguite secondo un protocollo comune, hanno dato vita a interessanti e costruttivi confronti e permesso di evidenziare i diversi modi di realizzare i disegni preparatori e i dipinti da parte degli artisti che operavano nella bottega di Leonardo, a stretto contatto fra loro, in un arco cronologico ristretto, ovvero dal 1482 al 1499, gli anni della presenza di Leonardo a Milano.

Leonardo e la Madonna Litta

Milano, Museo Poldi Pezzoli

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