Dal louvre a...

Leonardo, il ministro della cultura Nyssen favorevole al prestito della Gioconda

di Gabriele Biglia

Portrait de Lisa Gherardini (1479-1528), Èpouse de Francesco del Giocondo, dite Monna Lisa, la Gioconda ou la Joconde Lèonard de Vinci; Datation : vers 1503 - 1506; Copyright photo: © 2007 Musèe du Louvre / Angele Dequier

7' di lettura

E se la “Gioconda” di Leonardo da Vinci (1452-1519) che da 44 anni occhieggia sorridente attraverso il vetro infrangibile che la ripara dai milioni di visitatori che ogni anno affollano la sixième salle del Louvre , riprendesse a viaggiare?
Il prossimo anno si apriranno le celebrazioni per il cinquecentenario dalla morte di Leonardo avvenuta nel castello di Amboise in Francia il 2 maggio 1519, e tra i musei internazionali è gara all'ottenimento dei prestiti delle opere del maestro, che si contano, in realtà, sulle punta delle dita.

In questi giorni le affermazioni sorprendenti rilasciate dal ministre de la Culture Françoise Nyssen di prendere in considerazione la possibilità di concedere in prestito il dipinto più famoso del mondo, hanno suscitando non poche polemiche. Dichiarando più volte «J'entends avancer sans tabou», Françoise Nyssen ha espresso la volontà del ministero di infrangere quei limiti, in parte dettati da logiche conservative, che sino ad oggi hanno impedito la movimentazione del ritratto registrato negli inventari del Louvre con il numero 779 e conservato dal 1974 in una teca climatizzata, protetta da due infrangibili lastre di vetro dopo il suo ultimo spostamento avvenuto per volontà del presidente Georges Pompidou proprio nel lontano 1974.
La delicata decisione potrebbe essere presa da Emmanuel Macron che ha recentemente concesso in prestito per cinque anni, a partire dal 2020, al Regno Unito il delicato Arazzo di Bayeux, mai uscito dalla Francia, per rinnovare i legami e gli interessi comuni tra i due Paesi. Si tratta di un prezioso tessuto lungo 70 metri e alto 50 centimetri, ricamato nell'XI secolo, che racconta la battaglia di Hastings e la conquista normanna della Gran Bretagna, condotta da Guglielmo il Conquistatore nel 1066 d.C. Il prestito del tessuto, ha motivato l'Eliseo, è previsto perché il museo di Bayeux sarà oggetto di lavori di ristrutturazione per qualche mese - precisando che - non sarà possibile prima del 2020 perché è un bene del patrimonio estremamente fragile che sarà sottoposto a interventi di restauro molto importanti prima di qualsiasi trasporto”.

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I progetti di scambio. Presentando i programmi per il 2018 del suo ministero, che prevedono, anche la concessione del gigantesco Arazzo di Bayeux, Françoise Nyssen, in un incontro in cui era presente anche il presidente del Louvre, Jean-Luc Martinez, ha dichiarato che ”Non si tratterebbe certo di spostare il Louvre nella sua interezza, ma perché dovremmo proibirci di spostare la Gioconda o l'arazzo di Bayeux?”.
Insomma, il prestito del ritratto che da 44 anni non si è mosso dal Louvre potrebbe essere valutato. Ma le parole del ministre de la Culture Françoise Nyssen hanno sollevato polemiche e malumori, perché l'eventuale prestito della “Gioconda”, sempre che riesca a superare i prevedibili niet dei conservatori del museo, solleverebbe definitivamente il coperchio dal vaso di Pandora, già incrinato dai prestiti concessi al Louvre di Abu Dhabi, a seguito della lucrosa cessione del prezioso marchio Louvre agli Emirati Arabi.

L'eventuale concessione del ritratto di Leonardo, che dal 1974 non è stato più movimentato per motivi di tutela e conservazione, aprirebbe la porta a prestiti e spostamenti anche di altre importanti opere d'arte sino ad oggi mai movimentate.
Con ogni probabilità la retrospettiva più importante e completa su Leonardo nel 2019 sarà quella che organizzerà il Louvre di Parigi che possiede ben cinque dipinti: “L'obiettivo è quello di raccogliere il maggior numero di opere di Leonardo” dice Jean-Luc Martinez, direttore del museo. Con la “Gioconda”, il Louvre conserva un terzo della sua produzione pittorica ( 15 dipinti autografi in tutto nel mondo), tra le quali la “Belle Ferronnière” che attualmente è esposta nelle sale del Louvre di Abu Dhabi. Il museo, inoltre, è anche nella posizione privilegiata di poter prendere in prestito il Salvator Mundi recentemente acquistato in asta dal Louvre Abu Dhabi .

Le opere di Leonardo sono sparse in diversi musei che non vorranno farsi scappare l'occasione di celebrare il maestro. Tra questi la Pinacoteca Ambrosiana di Milano che possiede il “Ritratto di Musico“ (1485-90 circa), il Codice Atlantico e diversi importanti dipinti dei maestri leonardeschi. Gli Uffizi riporteranno a Firenze il Codice Leicester posseduto dal fondatore di Microsoft, Bill Gates, acquistato nel 1994 per 30,8 milioni di dollari dagli eredi di Armand Hammer.
La Royal Collection
di Londra che possiede una sorprendente raccolta di circa 600 disegni dell'artista, acquistati da Charles II, dedicherà un'esposizione curata dallo specialista Martin Clayton.
Invece, il “Ritratto di Cecilia Gallerani“ (“La Dama con l'ermellino”), giovane amante del duca di Milano Ludovico il Moro, presso la cui corte Leonardo ha lavorato, conservato nel Museo Czartoryski di Cracovia, in Polonia, attualmente chiuso per lavori di manutenzione che termineranno nel 2019, non è escluso che si metterà in viaggio per raggiungere qualche istituzione museale, anche se l'ideale sarebbe accostarla alla rivale in amore, Lucrezia Crivelli, la presunta identità che si cela dietro all'incantevole volto della “Belle Ferronnière” che il Louvre di Parigi ha concesso in prestito agli Emiri.
Sulla movimentazione della “Gioconda” hanno sempre pesato i pareri contrari dei conservatori del dipartimento di pittura del museo e dell'opinione pubblica, tanto che l'opera non venne spostata nemmeno per la retrospettiva che la National Gallery di Londra, nel novembre 2011, dedicò a Leonardo, “Leonardo da Vinci: Painter at the Court of Milan”, che presentò al pubblico per la prima volta come opera autografa del maestro di Vinci “Il Salvator Mundi”, aggiudicato dal Louvre di Abu Dhabi per 450 milioni di dollari lo scorso novembre da 's a Christie’s New York . La posizione degli esperti del Louvre in
quell'occasione fu cristallina: « Si on ne prête pas la Joconde, c'est parce qu'elle est extrêmement fragile et qu'un voyage risquerait de lui causer des dommages irréversibles ». Non venne concessa neanche all'Italia che aveva sollecitato il prestito della “Gioconda” sempre nel 2011. Il dipinto realizzato su tavola, ogni anno viene ispezionato e sottoposto a controlli meticolosi per verificare se vi siano state contrazioni o dilatazioni del supporto ligneo.
Dove la ministre de la Culture francese Françoise Nyssen voglia inviare la giovane sposa di Francesco del Giocondo è difficile ipotizzarlo, ma non è da escludere che in futuro la Gioconda giunga negli Emirati Arabi.
“La Belle Ferronnière” è attualmente esposta nelle sale del Louvre di Abu Dhabi, a seguito dell'accordo siglato che prevede la cessione del prezioso marchio ”Louvre” e dei diritti sul brand per 30 anni e 6 mesi , oltre alla concessione di opere d'arte per mostre temporanee per i prossimi 15 anni, e prestiti per 10.
Un accordo che ha concordato come contropartita 1 miliardo di euro complessivi che gli Emirati Arabi Uniti si impegnano a versare al museo di Parigi e agli altri 13 musei partner. La concessione del brand “Louvre” per la durata di 30 anni vale da sola 400 milioni, mentre altri 600 milioni di euro verranno elargiti in cambio dei prestiti.

Louvre senza Gioconda. Fra i vari aspetti da considerare non è da sottovalutare l'effetto che l'assenza temporanea del dipinto potrebbe avere sul pubblico del museo parigino. La fama del ritratto sposta milioni di visitatori da tutto il mondo che si riversano nella sala de “La Joconde”, al primo piano del Louvre, desiderosi di incollare lo sguardo sul ritratto di Lisa Gherardini. Anche se la maggior parte dei turisti che affollano il Louvre più che vedere il quadro vogliono ammirare il “mito”, trascurando altri capolavori appesi alle pareti delle sale del museo, cosa accadrebbe qualora al posto della “Gioconda” trovassero davanti a sé un cartello che recita che l'opera tanto agognata è temporaneamente in prestito presso un'altro museo ? Gli attuali 8,5 milioni di visitatori (+10% sul 2016) registrati lo scorso anno sarebbero comunque attratti dal museo? O si rischierebbe un calo di affluenza? Chi può dirlo!

La Gioconda e il suo mito. Il mito della Gioconda ha avuto origine nei primi anni del Novecento, quando, il 21 agosto 1911 il decoratore italiano Vincenzo Peruggia, che lavorava all'interno del Louvre, riuscì con un coltellino ad estrarre dalla cornice il dipinto su tavola di Leonardo ed uscire indisturbato dal museo del Louvre, tenendo in scacco per quasi due anni la gendarmerie francese, tanto che il ritratto venne persino depennato dal catalogo del Louvre, nella convinzione che non sarebbe mai stato più recuperato come raccontato nel documentato libro di Jean-Yves Le Naour “Le vol de la Joconde” («Il furto della Gioconda», casa editrice Odoya).
Da allora la Gioconda è diventata oggetto di venerazione e di tabù, tanto che non è mai stata sottoposta a pulitura. Deve molto all'ossidazione e all'ingiallimento delle vernici quella “strana atmosfera sfumata” e il suo alone di mistero, tanto che lo storico dell'arte Federico Zeri espresse più volte il desiderio di vedere l'opera così come Leonardo la dipinse, ammettendo anche che spogliata della sua fumosità, il “mistero” della Gioconda svanirebbe, sollevando le potreste del pubblico abituato a vedere il quadro nel modo in cui l'ha sempre visto.
Sono stati sempre degli accordi politici a favorire lo spostamento del ritratto di
Leonardo, sollevando inevitabili polemiche. Nel 1963 l'allora ministro della cultura André Malraux concesse il dipinto in prestito agli Stati Uniti: il suo trasferimento dal Louvre a Washington, DC e poi New York per la mostra del
1962-1963 ebbe una stima assicurativa valutata 100 milioni di dollari, che rivalutati al gennaio 2017 risulterebbe di 794 milioni di dollari.
Il quadro venne imballato in una cassa in grado di galleggiare per preservarlo in caso di affondamento e imbarcato sulla nave che lo avrebbe portato al di là dell'oceano per essere esposto alla National Gallery di Washington alla presenza di John Fitzgerald Kennedy e della moglie Jacqueline, dove oltre un milione e mezzo di americani l'avrebbero contemplato per la prima volta.
Poco dopo lasciò Washington, in un bizzarro viaggio in ambulanza, giunse al
Metropolitan Museum di New York per un'altra breve tappa. Nel 1974, invece, fu il presidente George Pompidou a spedire lontano la bella “Gioconda”, questa volta in aereo, fino in Giappone, nel Museo Nazionale di Tokyo . Per il viaggio fu prevista una tappa a Mosca per finalità politiche che scatenò polemiche così forti che da allora l'opera non si è mossa più dalla Louvre. Vedremo se le parole del ministro della cultura francese Françoise Nyssen rimarranno tali, dileguandosi nell'aria come un fruscio di foglie, o se per la “Gioconda” si inaugurerà un periodo di lucrosi viaggi verso musei sparsi per il mondo.

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