Mercato dell'arte

Leonardo troppo caro, l’oligarca Rybolovlev se ne libera. Assist per «Sixty Last Suppers» di Warhol

di Gabriele Biglia


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Salvator Mundi, Leonardo da Vinci (1452-1519), oil on panel, 65,7 x 45,7, Estimate in the region of 100 million $

6' di lettura

Cosa spinge l'imprenditore russo D mitry Rybolovlev, proprietario della squadra dell’ AS Monaco e della Uralkali , azienda produttrice ed esportatrice di potassio, a rimette sul mercato dopo soli quattro anni dall'acquisto il “Salvator Mundi” attribuito a Leonardo da Vinci (1452-1519), pagato 127 milioni di dollari nel 2013? Cosa si cela dietro la vendita della più grande scoperta artistica del XXI secolo, così come è stata definita l'opera al momento del suo ritrovamento avvenuto nel 2011?
Il dipinto raffigurante una Imago Christi, un Cristo benedicente a mezzo busto con in mano un globo trasparente, sarà offerto da casa d'aste Christie's il 15 novembre prossimo, come “special lot”, nell'Evening Sale di Post-War and Contemporary Art al Rockefeller Plaza di New York, con una stima di partenza di 100 milioni di dollari (75 milioni di euro). Pur trattandosi della stima più alta mai proposta dalla casa d'aste inglese, la valutazione di partenza risulta essere di 27 milioni in meno rispetto al prezzo di acquisto.

Sixty Last Suppers, Andy Warhol (1928-1987), acrylic and silkscreen ink on canvas, 294,6 x 998,2 cm, Painted in 1986. Estimate in the region of 50 million $

Il vero masterpiece. Accanto al Cristo benedicente ci sarà per la prima volta in asta un’altra famosa opera ispirata a Leonardo, ancora in mani private, esposta forse non casualmente questa primavera a Milano al Museo del Novecento , grazie al sostegno della potente galleria Gagosian e alla participazione di Jessica Beck, Associate Curator del Warhol Museum di Pittsburgh: la monumentale serigrafia su tela «Sixty Last Suppers» del 1986 (294,6 x 998,2 cm) di Andy Warhol (1928-87), realizzata un anno prima della morte dell’artsta, viene offerta a partire dalla stima di 50 milioni di dollari. Ricordiamo che il top lot in asta del maestro della Pop Arte è sempre «Silver car crash (Double disaster) (in 2 parts)» baattuto nel novembre 2013 da Sotheby’s New York per 105.445.000 dollari.

Unico dipinto ancora in mani private di Leonardo da Vinci. Il “Salvator Mundi” è dipinto su una tavola di noce di 66 centimetri di altezza per 46 di larghezza. Sebbene la superficie pittorica non permetta una perfetta lettura del dipinto, il livello qualitativo di alcuni particolari della tavola, come la ciocca di capelli inanellati che incorniciano il volto abraso del Cristo, la raffinatezza esecutiva con la quale è stato dipinto il motivo ornamentale dorato a disegni geometri della tunica, tradiscono la mano di un pittore sapiente.

Ma si tratta di Leonardo o di un suo talentuoso discepolo, attivo a Milano ? Stando al parere degli esperti che hanno visionato l'opera, si tratterebbe di un Leonardo da Vinci, senza ma e senza se. Il “Salvator Mundi” ha incontrato il parere unanime di Carmen C. Bambach, esperta del Metropolitan Museum of New York , di Pietro C. Marani, specialista del maestro di Vinci, Maria Teresa Fiori e lo studioso di Leonardo Martin Kempt.

La storia del dipinto. Dell’opera si sa che venne acquistato nel 1900 da Sir Charles Robinson come opera di Bernardino Luini, seguace di Leonardo. Successivamente entrò nella raccolta di Sir Francis Cook conservata a Doughty House a Richmond. Nel 1958 l'opera venne successivamente rivenduta da Cook per 45 sterline, come copia di Giovanni Antonio Boltraffio (allievo prediletto di Leonardo), per via delle pesanti ridipinture che celavano abrasioni dell'epidermide pittorica in diverse aree della superficie della tavola. Il quadro da quel momento scomparve per 50 anni per riapparire nel 2005 in una asta immobiliare, quando venne acquistato da due art dealers americani, Alexander Parish e Robert Simon, per 10.000 dollari.
Dopo un accurato restauro il “Salvator Mundi” è stato presentato al pubblico come opera autografa del maestro di Vinci per la prima volta nel novembre 2011 alla National Gallery di Londra, nell'ambito di una mostra dal titolo “ Leonardo da Vinci: Painter at the Court of Milan ” che ebbe il merito di aver esposto per la prima volta nella storia, le due versioni della ‘La Vergine delle Rocce' una di fronte all'altra, nella stessa sala, oltre a più di 60 disegni e schizzi, in gran parte appartenenti alla collezione reale britannica. Non a caso , forse, dopo la grande mostra in un museo prestigioso arrivò l'attribuzione alla mano di Leonardo, la realizzazione del “Salvator Mundi” viene collocata dagli studiosi alla fine del 1400, quando il maestro era attivo a Milano alla corte di Ludovico il Moro, o forse pochi anni dopo, ai primi del 1500.
Il “Salvator Mundi” sarebbe quello dipinto dall'artista per Luigi XII di Francia, finito in Inghilterra nel 1625 e appartenuto a Re Carlo I (1600-1649), di cui rimane una incisione di Wenceslau Hollar (1607-1677), conservata nella Royal Collection.

I passaggi di mano. Dopo la mostra della National Gallery di Londra, l'opera ha cambiato più volte mani. Nel 2013, un anno dopo l'esposizione, il dipinto è stato venduto dal consorzio di dealer americani a Yves Bouvier, presidente di Natural Le Coultre, società svizzera che si occupa di trasporto e conservazione di opere d'arte, per 80 milioni di dollari. A sua volta il re del porto franco di Ginevra Yves Bouvier l'ha rivenduta al miliardario russo Dmitry Rybolovlev, per 127 milioni di dollari. Ora, Rybolovlev, dopo soli quattro anni dall'acquisto, vorrebbe liberarsi di questo prezioso e rarissimo capolavoro che gli esperti di Christie's indicano come “uno dei 20 dipinti rimasti, eseguiti dalla mano dell'artista”. Perché? Inizialmente si poteva supporre che fossero sorte delle perplessità sull'attribuzione, visto il compromesso stato di conservazione della tavola. Ancora oggi alcune opere attribuite a Leonardo da Vinci, si ritengono in realtà dei suoi seguaci, i Leonardeschi. È il caso della “Madonna Litta” conservata all' Hermitage di San Pietroburgo, un'incantevole tempera su tavola raffigurante la Madonna che teneramente allatta il Figlio. Gli studiosi pensano spetti, pur con alcune incertezze, a Giovanni Antonio Boltraffio o ad un altro pittore orbitante intorno a Leonardo. In occasione della mostra su Leonardo alla National Gallery, l'Hermitage si rese disponibile a concedere il dipinto in prestito solo a patto che il museo inglese non modificasse l'attribuzione a Leonardo, inficiando in parte la scientificità dell'esposizione.
Ma il motivo è diverso, legato in realtà a quanto Rybolovlev ha sborsato nel 2013 per l'acquisto : 127 milioni, troppi a quanto pare. Infatti, l'imprenditore russo si è ritenuto raggirato da Yves Bouvier, accusato di aver lucrato sul prezzo di rivendita. Il collezionista russo ha presentato, infatti, nel 2015 una denuncia penale per frode e riciclaggio di denaro davanti alla corte di Monaco nei confronti di Bouvier, dal quale avrebbe acquistato in tutto 38 opere, tutte con sovraccarico di commissioni milionarie, portando alla presentazione della denuncia civile e penale anche a Singapore, dove si trova l'atra società di porto franco, la Singapore Freeport.

Bouvier non agiva solo da intermediario a quanto pare, ma era acquirente occulto delle opere. Oltre ad aver trattenuto, nel caso del Leonardo, la commissione pattuita di 1,2 milioni di dollari, secondo l'oligarca russo Bouvier avrebbe venduto il dipinto per 50 milioni di troppo. Dmitry Rybolovlev non sarebbe il primo facoltoso collezionista ad essere raggirato da Bouvier, che nelle vesti di art dealer negli anni ha acquistato e rivenduto opere d'arte in larga scala. Ora il collezionista russo, attraverso l'incanto di Christie's, vuole tentare di rientrare almeno in parte di quanto sborsato. L'opera viene offerta con una base di partenza di 100 milioni di dollari e per promuoverla sarà esposta nelle sedi di Christie's di Hong Kong (13 -16 ottobre), San Francisco (17-21 ottobre), Londra (24-26 ottobre) e New York (28 ottobre - 4 novembre) nell'intento di intercettare i facoltosi art investor asiatici e americani. Vedremo quante palette si alzeranno in sala e come risponderà il mercato.
Chi per un soffio si lascerà “sfuggire” il Leonardo di Rybolovlev, potrà in qualche modo consolarsi visitando il delicato affresco dell'”Ultima Cena” che il maestro dipinse per volere di Ludovico il Moro nel Refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano. A partire dal 15 ottobre sino a dicembre 2017, è infatti in arrivo un nuovo programma di aperture straordinarie del Cenacolo , che normalmente accoglie un numero limitato di visitatori ogni giorno. Grazie al sostegno di JTI Italia e alla collaborazione con B est Union Company S.p.A. il Polo Museale della Lombardia estenderà alle ore serali, per otto domeniche, le visite all'opera di Leonardo.

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