Corte costituzionale

Lesioni gravi, promossa (a metà) la procedibilità solo d’ufficio

La Consulta invita comunque il legislatore a ripensare la materia. Discutibile l’esclusione della querela di parte nei casi meno gravi

di Giovanni Negri

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(Agf)

La Consulta invita comunque il legislatore a ripensare la materia. Discutibile l’esclusione della querela di parte nei casi meno gravi


2' di lettura

Sulle condizioni di procedibilità per il reato di lesioni stradali gravi e gravissime il legislatore dovrebbe ripensarci. La procedibilità d’ufficio, infatti, oggi prevista sempre e comunque, non è irragionevole e tuttavia presenta elementi di criticità che andrebbero attentamente valutati. Queste le problematiche conclusioni della Corte costituzionale con la sentenza n. 248, depositata ieri e scritta da Francesco Viganò.

La sentenza, prende in esame una serie di questioni sollevate da una pluralità di giudici, ma si sofferma in particolare sui profili di criticità sollevati dal tribunale di Pisa. Per quest’ultimo infatti la disciplina attuale, articolo 590 bis del Codice penale, escludendo la possibilità di procedere a querela nei casi di lesioni diversi da quelli previsti dal comma 2 bis, che delinea la circostanza aggravante della guida di un veicolo a motore sotto effetto di alcol o droghe, sarebbe in conflitto con l’articolo 3 della Costituzione.

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A venire così istituito è infatti un trattamento diverso, rispetto alle lesioni gravi o gravissime commesse nell’esercizio della professione sanitaria, oltretutto irragionevole perché impedisce di distinguere tra condotte gravi e meno gravi.

La Consulta, quanto alla differenza di trattamento rispetto all’attività sanitaria, ritiene «non privo di giustificazione» il diverso regime di procedibilità. Questo si pone, infatti, ricorda la sentenza in linea di continuità con interventi che si sono succeduti nel tempo, con il comune denominatore di delimitare l’ambito di responsabiità degli operatori sanitari rispetto ai criteri che si possono applicare alla generalità dei reati colposi, per evitare il fenomeno della medicina difensiva, con spreco di risorse pubbliche e nessun beneficio per la tutela della salute.

È vero però che le ipotesi base del delitto di lesioni stradali colpose sono caratterizzate da minore disvalore sul piano della condotta e del grado della colpa. Possono interessare, tra l’altro, non solo chi guida un veicolo a motore ma anche i ciclisti. La trasgressione di qualsiasi norma del Codice della strada, diversa da quella di chi si assume rischi irragionevoli sotto l’assunzione di sostanze, può poi interessare agli utenti della strada più esperti.

«Inoltre – sottolinea la pronuncia – a fronte di condotte consistenti in occasionali disattenzioni, pur se produttive di danni significativi a terzi, potrebbe discutersi dell’opportunità dell’indefettibile celebrazione del processo penale a prescindere dalla volontà della persona offesa, specie laddove a quest’ultima sia stato assicurato l’integrale risarcimento del danno subito; e ciò anche a fronte dell’esigenza – di grande rilievo per la complessiva efficienza della giustizia penale – di non sovraccaricare quest’ultima dell’onere di celebrare processi penali non funzionali alle istanze di tutela della vittima».

Tuttavia la conclusione della Corte è che la fondatezza di molti degli elementi critici, alla base peraltro di diverse proposte di legge in Parlamento, non è di portata tale da condurre a travolgere con l’illegittimità la regola di procedibilità. Del resto, ricorda ancora la Consulta, la previsione della procedibilità d’ufficio si iscriveva nel quadro di un intervento più ampio, indirizzato a sanzionare in maniera più severa condotte in grado di compromettere seriamente l’altrui incolumità.

Starà allora alla discrezionalità del legislatore un intervento in grado di ovviare ai profili critici che, pur non configurandosi come vizi di manifesta irragionevolezza, suggeriscono «una complessiva rimeditazione sulla congruità dell’attuale regime di procedibilità».

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