ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùVerso le regionali in Lombardia

Letizia Moratti si dimette studia il posizionamento tra Terzo Polo e Pd (che riflette)

Le sue dimissioni hanno preso in contropiede il governatore Fontana. La ex vicepresidente intanto presenta la sua associazione Lombardia Migliore

di Sara Monaci

Lombardia: lungo dialogo tra Fontana e Moratti in Consiglio

2' di lettura

Letizia Moratti lascia la Regione Lombardia - anticipando le mosse del governatore Attilio Fontana che aveva minacciato il ritiro delle deleghe senza mai farlo - e prepara così la sua personale campagna elettorale per le regionali, che si svolgeranno probabilmente a febbraio, alla guida di una lista civica.

La goccia che fa traboccare il vaso, a suo dire, è la contrarietà nei confronti della scelta di far rientrare i medici no vax a lavoro prima di dicembre. Scelta che però non è stata presa direttamente da Fontana, bensì dal premier Giorgia Meloni, che inizialmente sembrava invece vicina politicamente a Moratti. Quindi la rottura con il centrodestra, nella sua totalità, sembra irrecuperabile.

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Per ora Letizia Moratti ha presentato i suoi punti programmatici e i dirigenti locali, con l’associazione Lombardia Migliore (che ha le stesse iniziali di Letizia Moratti), ma il vero tema, quindi, è con chi correrà?

Si apre l’ipotesi, molto concreta, che guardi al centro di Calenda e Renzi, se non addirittura al Pd. In qualche modo la simpatia del Terzo Polo sembra già scontata: basterà ricordare il twitter di qualche mese fa da parte del leader di Azione che disse chiaramente che in Lombardia sarebbe stata la miglior candidata. Quanto sia ancora vera quell’affermazione non è chiaro, ma è possibile che il Terzo Polo sia un terreno fertile per Moratti, su cui lavorare.

La “quasi” candidata guarda anche al Pd. Qui lo scenario si complica, per ovvie ragioni: i democratici a Milano le hanno fatto da opposizione mentre lei ricopriva il ruolo di sindaca di centrodestra. Difficile spiegare agli elettori questo salto. Tuttavia qualche ragionamento in casa dei democratici è in corso, perchè, sostiene più di un politico in Lombardia, il boccone sarebbe amaro a Milano, ma nel resto del territorio lombardo potrebbe essere una candidata con ottime chance, se coadiuvata da Terzo Polo e Pd insieme. La riflessione insomma è aperta.

Ovviamente a Milano il sindaco Giuseppe Sala frena: «Oggettivamente la vedo difficile. Non spetta a me decidere, ma non la vedo come un’operazione semplice. Però noi dobbiamo sbrigarci a trovare un candidato», ha detto.

Diverso, nei contenuti, il commento del segretario del Pd lombardo, Vinicio Peluffo: «Le dimissioni dell’assessora Moratti hanno certificato quello che da tempo sosteniamo: il centrodestra lombardo non esiste più. Perché si è rotto il patto tra quei partiti che avevano formato non una coalizione, ma un cartello elettorale».

In questo scenario fluido, la confusione regna ancora soprattutto nel Partito democratico, che al di là dell’ipotesi Moratti, non avrebbe ancora un candidato in Lombardia. Si continua a parlare di Carlo Cottarelli, ma chissà. Un fatto è certo: la candidatura della Moratti disturba, e non poco, il centrodestra.

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