analisiDopo le suppletive di Siena

Letta rientra alla Camera dopo sei anni: «Nessuno spirito di rivalsa»

La presenza del segretario servirà a compattare le truppe dem in vista dell’elezione del Capo dello Stato, film che ancora non ha un regista

di Emilia Patta

Letta: un trionfo, risultato oltre ogni rosea aspettativa

3' di lettura

Enrico Letta rientra a Montecitorio dopo sei anni, quando lasciò la guida del governo e la vita politica per fare il professore a Parigi dopo la “defenestrazione” da Palazzo Chigi a opera dell’allora neo leader del Pd Matteo Renzi. E rientra, sedendosi vicino alla capogruppo Debora Serracchiani, accolto da una standing ovation dei deputati dem. Da vincitore del turno delle comunali appena conclusosi con le straordinarie vittorie a Roma e Torino ai ballottaggi dopo quelle ottenute già al primo turno a Milano, Bologna e Napoli.

La standing ovation dei dem: «Nessuno spirito di rivalsa»

Ma da parte sua, assicura, «non c’è alcuno spirito di rivalsa». Tanto che il vecchio nemico Renzi è ora uno degli interlocutori per la costruzione del “Nuovo Ulivo” con cui Letta intende sfidare il centrodestra alle prossime politiche e con la Italia Viva ha anche contribuito alla sua elezione alle suppletive della Camera nel collegio Siena-Arezzo.

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I primi atti da semplice deputato di Siena...

Letta, contornato da giornalisti e deputati, assicura che non bisogna montarsi la testa («abbiamo vinto troppo, e quando si vince troppo poi succede qualche casino...») e che c’è molto da fare da qui alla fine della legislatura, tra poco più di un anno e mezzo. E per rimarcare che è stato eletto non in qualità di segretario del Pd ma come rappresentante del territorio del suo collegio, i primi atti di Letta neo-deputato riguardano il deposito di una proposta di legge sull’istituzione dell’Istituto italiano di biotecnologie con sede a Siena e un’interrogazione urgente al governo che sta per definire il piano decennale sulle infrastrutture ferroviarie («chiederò di inserire il raddoppio della linea Siena-Poggibonsi»).

... e il “controllo” delle truppe dem in vista della partita del Quirinale

Ma è chiaro che il nuovo ingresso di Letta a Montecitorio ha un alto valore politico in vista degli importanti appuntamenti che attendono il Parlamento nelle prossime settimane: l’approvazione della legge di bilancio e delle tante riforme di implementazione del Pnrr da qui a fine anno e soprattutto, da gennaio, l’elezione del successore di Sergio Mattarella al Quirinale. Le truppe parlamentari dem, anche al netto della scissione operata da Renzi nel 2019 con la formazione dei gruppi di Italia Viva, sono frutto delle liste fatte nel 2018 da Renzi e dunque la maggior parte dei gruppi sono attualmente all’opposizione interna (Base riformista che fa riferimento al ministro della Difesa Lorenzo Guerini). La presenza fisica del segretario è dunque importante per meglio “dirigere” i dem.

Lo sfaldamento del M5s problema in più per il Pd

Ma non solo. Lo sfaldamento del M5s, uscito a pezzi dalle comunali, rende necessaria una supervisione aggiuntiva in vista dell’elezione del Capo dello Stato, che avviene a scrutinio segreto. Anche per questo Letta ha assicurato nelle ultime ore che la partita del Quirinale deve coinvolgere il centrodestra: non solo Forza Italia e Lega che sostengono il governo Draghi ma possibilmente anche Fratelli d’Italia all’opposizione. Se invece si dovesse virare verso una maggioranza Ursula (quella che in Europa ha votato a favore della presidente della Commissione Von der Leyen, ossia M5s, Pd, Iv e Fi) la compattezza dei gruppi diventerebbe una conditio sine qua non.

E per il film dell’elezione del Capo dello Stato non c’è ancora un regista

Insomma, la partita del Colle ancora non ha un regista (sette anni fa fu appunto l’allora segretario del Pd Renzi a condurla), ed è chiaro che Letta - vista la difficoltà in cui versano i pentastellati, che sono ancora il primo gruppo, e la Lega uscita sconfitta e indebolita dalla comunali - aspira a quel ruolo.

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