CORONAVIRUS

Coronavirus, il «piano Crisanti» poteva evitare la seconda ondata ma il Governo non lo ha attuato

La proposta, consegnata all’esecutivo ad agosto, prevede il tracciamento di tutti gli appartenenti agli ambienti dei positivi e fino a 400mila tamponi per spegnere sul nascere i focolai. Il virolgo: «Urgente un sistema di sorveglianza attiva ma con 10-12.000 casi nessun sistema può tracciare»

Crisanti: non si capisce perché calcio sì e calcetto tra amici no

La proposta, consegnata all’esecutivo ad agosto, prevede il tracciamento di tutti gli appartenenti agli ambienti dei positivi e fino a 400mila tamponi per spegnere sul nascere i focolai. Il virolgo: «Urgente un sistema di sorveglianza attiva ma con 10-12.000 casi nessun sistema può tracciare»


3' di lettura

Ad agosto il governo aveva chiesto ad Andrea Crisanti, considerato il “padre” del progetto dei tamponi di massa realizzato dalla Regione in Veneto, uno studio per un “piano nazionale di sorveglianza” sul coronavirus, per quadruplicare il numero di tamponi, fino a 400mila al giorno: un modo per affrontare con più sicurezza la riapertura delle scuole e la ripresa di tutte le attività lavorative. «Non ho più avuto riscontri alla mia proposta» dice ora il direttore della Microbiologia e virologia dell’Università di Padova.

Mantenere bassa la curva dei contagi

Il documento, indicava «quale doveva essere la strategia per evitare una seconda ondata, quella che purtroppo ora stiamo vivendo» denuncia Lettera150, il think tank composto da circa 250 accademici, nato per proporre soluzioni efficaci per la riapertura in sicurezza dopo il lockdown e promosso dal giurista Giuseppe Valditara, dell’Università di Torino. Oltre ai tamponi diffusi, il piano prevedeva un tracciamento automatico di tutti gli appartenenti agli ambienti di vita dei positivi. «Ora - commenta Crisanti - a distanza di quasi tre mesi vengono emanati nuovi decreti del presidente del Consiglio, destinati ad impattare sulla nostra qualità della vita e sulle nostre attività lavorative, subiti pazientemente con la speranza che possano contribuire a diminuire il contagio». Tuttavia, aggiunge il virologo, «si persiste nell’errore di non chiedersi come, ridotto il contagio con misure progressivamente restrittive, si faccia a mantenerlo a livelli bassi. La mancata risposta a questa domanda ci condannerà a una altalena di misure restrittive e ripresa di normalità che avrà effetti disastrosi sull'economia, l’educazione e la vita di relazione».

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«Con 10-12mila casi nessun sistema può tracciare»

Crisanti, intervistato durante Agorà, su Rai 3, ha avvertito: «Convivere col virus significa portarlo al livelli trasmissione bassa in modo da mantenere una qualità di vita decente e portare avanti l’economia. Si fa solo interrompendo le catene di trasmissioni, ma con 10-12.000 casi al giorno nessun sistema è in grado di farlo». E ha aggiunto: «Se la App Immuni funzionasse a perfezione e venisse scaricata dal 90% degli italiani, oggi con 10-12.000 casi dovrebbe mandare 150.000-200.000 messaggi al giorno e non c'è sistema che è in grado di gestire questo». Con la capacità che abbiamo tra 1.500 e 2.000 casi al giorno già non siamo più in grado di fare il tracciamento. Saltata la soglia non funziona più niente. La Lombardia ha avuto l’onestà di dirlo».

Il piano dei tamponi diffusi al ministero della Salute

A fine agosto Crisanti aveva fatto sapere che il ministero della Salute gli aveva chiesto uno studio per un piano nazionale di sorveglianza sul coronavirus. «Tutto è nato - raccontò - da un colloquio informale con il ministro D’Incà e il sottosegretario Sileri che mi hanno chiesto cosa fare per affrontare la nuova ondata di contagi. Ho dato il mio contributo di idee e loro mi hanno sollecitato a mettere tutto nero su bianco». A fine settembre il virolgo aveva affermato: «Il piano tamponi del ministero è ancora all’esame, stanno valutando evidentemente diverse opzioni». Dopo l’ultimo Dpcm varato domenica sera, Crisanti ha commentato: «Le misure di contenimento sono inutili senza un piano organico per dotare l'Italia di un sistema che mantenga basso il numero dei contagi.

Valditara: mancatI il coordinamento e la pianificazione

«È mancato il coordinamento e la pianificazione delle azioni necessarie da parte del governo - dice Valditara - che ben può sostituirsi anche a organi come Regioni e Comuni, come prevede espressamente la Costituzione, nel caso di pericolo grave per l'incolumità e la sicurezza pubblica. Dai trasporti alla sanità, ci siamo fatti cogliere di nuovo impreparati. E le responsabilità sono ricadute tutte, di nuovo, su singoli cittadini ed enti locali».

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