LA MOSTRA

Letteratura e amicizia: la Roma di Pasolini, Gadda e Morante in 250 foto

di Riccardo Ferrazza


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3' di lettura

Carlo Emilio Gadda che prestava soldi a Sandro Penna («io ho campato per anni a spese di Gadda»). Attilio Bertolucci che presentò a Livio Garzanti un giovane Pier Paolo Pasolini «sceso a Roma dal lontanissimo Friuli». Pasolini stesso, scrittore e poeta affermato, che aiutava e sosteneva economicamente il giovane Dario Bellezza. Amelia Rosselli che nel 1968 si batteva per la ripubblicazione della raccolta Poesie di Penna uscite nel 1957 e ormai introvabile.

Sono alcune tracce dei legami di affetto e stima letteraria che tenevano insieme una comunità di scrittori e intellettuali (oltre a quelli citati, tra gli altri oviamente Alberto Moravia, Giorgio Bassani, Anna Maria Ortese, Elsa Morante, Natalia Ginzburg) che tra gli anni Sessanta e Settanta hanno abitato e animato la capitale. Un’epoca che torna attraverso le 250 foto - molte inedite e salvate dalla distruzione degli archivi cartacei di giornali e riviste - e i materiali (tra cui prime edizioni) nella mostra “Poeti a Roma. Resi superbi dall’amicizia”, a cura di Giuseppe Garrera e Igor Patruno, fino al 23 giugno al Wegil (l’ex Casa della gioventù italiana del Littorio di Trastevere, opera di Luigi Moretti).

Letteratura e amicizia: la Roma di Pasolini, Gadda e Morante in 250 foto

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Un mondo che «puzza sempre di letteratura», per usare un’espressione di Pasolini in una lettera a Bassani (ma il poeta e regista si riferiva a se stesso) e che presto comincerà a girare proprio intorno a “PPP”. Non a caso l’esposizione si apre con le immagini del suo arrivo nella capitale nel 1950 e si chiude con le foto del suo corpo straziato all’Idroscalo di Ostia (2 novembre 1975), i funerali e il “ritorno a casa”, nel cimitero di Casarsa
della Delizia, in provincia di Pordenone (foto di Dario Bellini). Nel mezzo venti anni di cultura intrecciata a legami affettivi, apprezzamenti reciproci (come dimostrano molte poesie), riviste (“Botteghe oscure”, “Nuovi argomenti” di Moravia), presentazioni di libri, premi letterari (tra il 1952 e il 1967 tra i vincitori dello Strega ci sono Moravia, Bassani, Morante, Ginzburg, Ortese), cene, caffè (Rosati) e capolavori: Quer pasticciaccio brutto de via Merulana viene pubblicato nel 1957, lo stesso anno dell’Isola di Arturo, per citare solo due titoli. Un mondo letterario e artistico fatto rivivere qualche anno fa da Sandra Petrignani nel libro Roma addio (Beat).

Nei protagonisti di quella stagione c’è anche la scoperta della capitale («stupenda e misera città» scrive Pasolini nelle «Ceneri di Gramsci») che si ritrova in molte sequenze fotografiche della mostra. A eccezione dei romani Moravia e Morante, quasi tutti i protagonisti vengono da fuori. Prima della guerra erano arrivati a Roma Giorgio Bassani, Vitaliano Brancati (che però morirà nel 1954), Giorgio Caproni e Penna. Pasolini e Gadda (che lavorerà cinque anni in Rai per i servizi di cultura del Terzo programma) si trasferiscono lo stesso anno (1950), come Amelia Rosselli (nata in Francia e vissuta in Inghilterra e Stati Uniti), Bertolucci giunge l’anno successivo con la famiglia (e il figlio e futuro regista Bernardo) e Anna Maria Ortese (romana solo di nascita) nel 1958. È un gruppo che rivive anche negli indirizzi della case, spesso vicine, che hanno abitato: Pasolini si trasferirà nel palazzo di Monteverde dove vive Bertolucci (via Giacinto Carini 45), dopo aver lasciato a via Fonteiana 86, nello stabile dove era Gadda. A meno di 1.500 metri vive Giorgio Caproni (via Pio Foà). Amelia Rosselli e Dario Bellezza condivisero per un periodo la stessa abitazione a Trastevere.

Tutto si spegne il 2 novembre 1975 con l’assassinio di Pasolini. Anche se i protagonisti continueranno a lungo a vivere, scrivere e produrre (alcuni di loro come Gadda, Rosselli e Bellezza sono sepolti nel Cimitero acattolico di Roma), è quella, nella lettura offerta dagli organizzatori della mostra, la fine di una stagione. Dirà Moravia, quasi urlando, nell’orazione funebre per l’amico Pasolini: «Abbiamo perso prima di tutto un poeta. E poeti non ce ne sono tanti nel mondo». A Roma, da allora, ancor di meno.

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