LOTTA ALLA CONTRAFFAZIONE

Levi’s protegge dai falsi le sue «ali di gabbiano»

Lo ha ribadito la Corte d’Appello di Roma – con la sentenza n. 2641 pubblicata il 5 giugno 2020 – confermando la decisione di primo grado

di Laura Cavestri

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(P&G - stock.adobe.com)

Lo ha ribadito la Corte d’Appello di Roma – con la sentenza n. 2641 pubblicata il 5 giugno 2020 – confermando la decisione di primo grado


1' di lettura

Le “ali di gabbiano” cucite sulla tasca posteriore dei jeans Levi’s sono un marchio da proteggere contro i tentativi di contraffazione. La Levi Strauss & Co. – assistita dallo studio legale Spheriens – ha infatti vinto davanti alla Corte d’Appello di Roma un caso di contraffazione del suo iconico marchio “Arcuate”, l’inconfondibile cucitura ad “ala di gabbiano” sulla tasca posteriore dei jeans “Levi's”.La Corte d’Appello di Roma – con la sentenza n. 2641 pubblicata il 5 giugno 2020 – ha così confermato la decisione di primo grado.

I giudici, infatti, avevano già giudicato illeciti dei jeans, caratterizzati da una cucitura sulla tasca posteriore che ricordava la celebre “ala di gabbiano”, commercializzati da un'azienda italiana. La vicenda si trascina dal 2014, quando Levi’s aveva in prima battuta agito in via d’urgenza – sempre con i legali dello studio legale Spheriens – contro l’azienda italiana in questione per ottenere, tra l’altro, l’inibitoria d’uso della cucitura ritenuta contraffattoria.

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Il Giudice cautelare, riconosciuta la rinomanza dell’ “Arcuate”, aveva accolto tutte le domande del noto marchio di jeans, ritenendo che la condotta dell’azienda italiana accusata presupponesse sia un illecito di contraffazione sia un atto di concorrenza sleale ai danni di Levi’s.

Alle stesse conclusioni sono giunti, nel successivo giudizio di merito, il Tribunale e ora la Corte di Appello di Roma, tra l’altro confermando la celebrità del marchio in questione. La società statunitense ha così ottenuto da un lato l’attestazione dell’ampia sfera di tutela del marchio “Arcuate” che da sempre contraddistingue i suoi jeans, e dall’altro, una condanna a un risarcimento dei danni nell’ordine dei 100mila euro.


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