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Levi Strauss, dopo 30 anni torna in Borsa il brand che inventò i jeans

di Marco Valsania


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2' di lettura

New York - Levi Strauss torna sul mercato azionario dopo oltre trent’anni di assenza. L’iconico marchio dei jeans americani - anzi dai più considerato il suo vero inventore - ha presentato oggi 13 febbraio alla Sec la documentazione per quotarsi in Borsa. Il simbolo sarà Levi e questa al momento e la sola certezza: i documenti alle autorità rivelano soltanto un obiettivo simbolico per la quotazione, la raccolta di cento milioni di dollari. Vale a dire un cosiddetto “placeholder”, una cifra-segnaposto che verrà poi sostituita da un target vero in seguito.

Secondo quanto emerso di recente Levi Strauss, la cui nascita risale al 1853, intenderebbe raccogliere sul mercato fino a 800 milioni di dollari, a una valutazione di forse cinque miliardi. Le banche che guidano la cordata per sottoscrizione e sbarco a Wall street sono JP Morgan e Goldman Sachs.

I primi progetti di un ritorno sul mercato erano filtrati lo scorso novembre sui media statunitensi. Per Levi il cammino resta tuttavia accidentato. Oggi è controllata dagli eredi della famiglia fondatrice e fa i conti ormai da anni con la concorrenza crescente nel settore dell’abbigliamento sportivo, dominato da pressioni alla riduzione dei prezzi. I suoi prodotti sono venduti in circa 50mila negozi retail in 110 paesi al mondo, tra i quali tremila punti vendita dedicati. Accanto al suo marchio originale, ha anche i brand Dockers e Denizen.

La società non è in realtà del tutto priva di una presenza in Borsa, visto che ha una controllata giapponese già quotata a Tokio, Levi Strauss KK, per cui è già tenuta a riportare conti trimestrali. Nel suo ultimo bilancio ha mostrato vendite in rialzo del 9% a 1,59 miliardi. Negli ultimi due anni è inoltre riuscita a dimezzare l’indebitamento.

Nell’ultimo intero anno ha avuto entrate per 5,6 miliardi e utili per 285 milioni, entrambe cifre in modesto rialzo. La sua voglia di tornare in Borsa non è un caso isolato, con il mercato azionario che sembra reggere alle tensioni. Nei mesi scorsi la rivale Vf Corp ha indicato che potrebbe effettuare uno spin-off e quotazione separata dei marchi nei jeans Wranger e Lee, considerati meno redditizi rispetto al suo business più popolare sotto il brand Vans.

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