Campioni

Lezioni di successo con Federica Brignone, stella dello sci alpino azzurro

Vincere è una questione di tempismo. L'atleta racconta come vive ogni momento della gara e il suo rapporto con la competizione e la velocità

di Paco Guarnaccia

La sciatrice Federica Brignone, vincitrice anche della coppa del mondo generale di sci del 2020, in una foto di Traiettorie Liquide, progetto di sostenibilità ambientale promosso dalla stessa campionessa iniziato nel 2017 per sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema dell'inquinamento dell'acqua.

5' di lettura

Lo sci alpino è uno sport appassionante. Pochi minuti di discesa in cui si decide tutto e una minima disattenzione può costare la gara. Uno sport seguito e amato in Italia, paese che storicamente, di generazione in generazione, eccelle in questa disciplina. Grazie ad atlete come Federica Brignone, una carriera da predestinata costruita con lavoro, determinazione e tante vittorie in specialità come slalom gigante e supergigante che l'hanno resa una delle italiane più premiate di sempre: oltre a detenere il record di vittorie in coppa del mondo di sci, 16 (lo stesso numero raggiunto dalla grande Deborah Compagnoni), nel 2020 è stata la prima azzurra a conquistare la Coppa del Mondo generale di Sci. La Brignone è anche friend of the brand di Breitling che l'ha scelta per far parte della sua Champions Squad insieme ad altri campioni come il ciclista Francesco Nibali e il pilota di motocross Tony Cairoli.

Un'atleta professionista lavora duramente per arrivare sul podio: che cosa rappresenta per te? È porsi un obiettivo, compiere un percorso fatto di vari step per raggiungerlo e alla fine riuscirci.

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Federica Brignone con la coppa del mondo generale di sci vinta nel 2020.

Qual è la vittoria cui sei più legata? Non saprei, perché un po' tutte sono belle. Se ne devo scegliere una sono indecisa tra la mia prima in generale a Sölden (in Austria, il 25 ottobre del 2015 in slalom gigante, ndr.), perché sembrava non arrivare mai, oppure quella fantastica di San Vigilio di Marebbe-Plan de Corones (Bolzano, ndr.), la mia prima in Italia. Non ero di certo la favorita ma in quel momento avevo bisogno di un risultato e di tornare sul podio. Vincere quella volta fu molto particolare.

La competizione è parte integrante di ogni atleta. Tu quanto sei competitiva? Diciamo che esserlo sempre stata mi ha dato la spinta che mi ha portato a diventare quella che sono oggi, aiutandomi a essere una sportiva di alto livello e a volere sempre di più da me stessa.

Che tipo di sciatrice sei? Ho una tecnica particolare tutta mia che è poco scolastica. L'ho portata avanti negli anni ed è basata tanto sullo scivolamento. Sono molto sensibile e sento tutto sotto i piedi e in base alla risposta che ho mi comporto di conseguenza.

Senti la neve. Il tuo elemento… Sono felice quando la vedo cadere e quando vedo che il panorama è tutto bianco. Ovviamente in estate mi piace un po' meno, ma d'inverno è bellissimo che ci sia e anche quando non gareggio o mi alleno, cerco comunque di fare delle attività sulla neve e passarci più tempi possibile. Per me la neve è anche velocità.

La velocità che cosa ti comunica? Bisogna avere una certa attitudine ad andare veloce. La velocità per noi è adrenalina, ma è anche quella cosa che ti fa vincere. Bisogna cercarla, saperla contenere e controllarla, possibilmente in meno occasioni possibili. A volte può succedere di avere paura, è naturale ed è un aspetto che ti può salvare la vita: chi non ne ha o è un incosciente o non sa quello che sta facendo. Quando mi è capitato l'ho affrontata con i mezzi che avevo, partendo da quello che sapevo fare e dalla confidenza con la mia attrezzatura.

Le gare hanno varie fasi. Si sale in funivia, si sta al cancelletto di partenza, si scende e poi ci si gira per vedere come si è andati… Sulla funivia posso ripassare il tracciato, altre volte invece posso avere mille pensieri o, se sono in compagnia, chiacchierare per liberare un po' la testa. In partenza mi concentro al meglio ripetendomi quelle due o tre cose che devo fare cercando di lasciare tutto il resto fuori. Quando scendo, meno penso e meglio è: la gara è talmente breve che non c'è spazio per l'errore. All'arrivo, quando mi giro, la speranza è sempre di vedere il simbolino verde o un tempo amico…

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Restando sul tempo, che rapporto hai? Del resto sei anche friend of the brand di un marchio di orologi come Breitling e fai parte della sua Champions Squad italiana. Non ne ho mai abbastanza. Mi piacerebbe che le giornate durassero molto di più perché ho sempre qualcosa da fare e riempire al 100% il mio tempo fa parte del mio stile di vita. Essere nella Breitling Champions Squad italiana è un onore perché sono al fianco di sportivi del calibro di Francesco Nibali e Tony Cairoli. Poi collaborare con un marchio di orologi come questo che cerca l'eccellenza e di essere comunque elegante e sportivo, come cerco di essere io, nel mio piccolo, per me che sono anche così legata al tempo è proprio una bella partnership.

Come vivi la fama? Con il fatto di essere sempre bardatissima mi riconoscono in giro, ma non così tanto. Come sciatori, la nostra esposizione è diversa da quella di un calciatore o un tennista che stanno tante per ore in video. In Valle d'Aosta e nell'ambiente sciistico mi riconoscono tutti, e negli ultimi anni ho notato che questo aspetto è aumentato e non ci ho ancora fatto l'abitudine. Faccio un po' fatica perché non so bene come comportarmi per essere il più gentile possibile, ma mantenendo la giusta distanza. Io sono una persona molto gentile e buona e ricordo bene che da bambina quando osservavo gli atleti e li salutavo speravo sempre che ricambiassero.

Come sportiva famosa sei anche impegnata in iniziative legate alla salvaguardia dell'ambiente. La cosa cui tengo di più è poter usare il mio nome per lanciare messaggi importanti. Sono un esempio per i bambini che, spero, vogliano fare sport e cerco di dare il mio contributo in cause che sono importanti per noi, il nostro futuro e il nostro pianeta.

A proposito di quando eri piccola, come hai vissuto il fatto che tua madre fosse una sciatrice professionista? Non ho mai preso in considerazione il fatto che lei lo fosse. A volte mi dicevano che vincevo perché ero sua figlia ma io rispondevo che la gara l'avevo fatta io, mica lei! I miei genitori (il padre è allenatore e maestro di sci, ndr.) non mi hanno mai spinto e non hanno mai messo bocca in quello che facevo. Magari se l'avessero fatto probabilmente avrei fatto ancora meglio, ma va bene così: mi hanno lasciato fare la mia strada. Se sono qui oggi è perché è stata una scelta esclusivamente mia.

Se non ti fossi impegnata come sciatrice che cosa ti sarebbe piaciuto fare? Lo sport mi è sempre piaciuto, ma in realtà non lo so. Posso però dire che nella mia vita ho sempre cercato di eccellere in tutto: dai voti a scuola, al correre più forte nelle gare di atletica. Direi che qualunque cosa avessi fatto, avrei messo tutta me stessa per ottenere il massimo.

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