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Libano, cosa sappiamo finora sull’esplosione che ha devastato Beirut

L’arrivo delle tonnellate di nitrato di ammonio su una nave diretta in Africa, le riserve di grano in esaurimento, la reazione degli Usa: tutto quello che c’è da sapere sulla maxi-deflagrazione

di Alberto Magnani

Esplosioni a Beirut, i feriti raccontano: mai avuta tanta paura

L’arrivo delle tonnellate di nitrato di ammonio su una nave diretta in Africa, le riserve di grano in esaurimento, la reazione degli Usa: tutto quello che c’è da sapere sulla maxi-deflagrazione


4' di lettura

La sera del 4 agosto Beirut, capitale del Libano, è stata travolta da una doppia esplosione nella zona del porto. Autorità e organizzazioni internazionali parlano di un totale - provvisorio - di 137 vittime e 5mila feriti , mentre la conta degli sfollati ha già superato le 300mila unità. Lo scoppio è stato così violento da essere percepito fino all’isola di Cipro, distante 160 chilometri, travolgendo cittadini fino a un chilometro di distanza dalla deflagrazione. Il totale dei danni si aggira, a seconda delle stime, fra i 3 i 5 miliardi di dollari Usa.

L’incidente (o attacco) aggrava la crisi di un paese già nel vivo di una delle più violente recessioni della sua storia e in balìa della crescita di casi di coronavirus, con strutture ospedaliere allo stremo e ora travolte da un’emergenza con pochi precedenti.

Come è avvenuta l’esplosione?

Secondo quanto ha dichiarato Hassan Diab, primo ministro del Libano, l’esplosione è stata provocata dall’incendio di un magazzino che conteneva 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio: una sostanza utilizzata (anche) per la costruzione di ordigni esplosivi, inclusi quelli utilizzati da gruppi terroristici. Il carico è arrivato a Beirut nel 2013, a bordo della Rhosus: una nave russa, ma battente bandiera moldava, che si sarebbe dovuta dirigere verso il Mozambico e aveva optato per uno stop allo scalo libanese. Le autorità le hanno impedito di ripartire perché «non idonea alla navigazione», confiscando l’imbarcazione e il suo carico.

Il pericolo era noto?

Il presidente del paese, Michael Aoun, ha definito «inaccettabile» la scelta di stoccare un quantitativo simile nella zona del porto, promettendo il massimo della pena per i responsabili. Il sito, a quanto sottolineano i media internazionali, era già stato posto sotto sorveglianza nel 2014 e si era a conoscenza della sua pericolosità. A quanto scrive il New York Times, i funzionari della dogana avrebbero scritto almeno sei lettere di sollecito tra 2014 e 2017 per capire come «smaltire» le tonnellate di nitrato di ammonio, valutando di esportarlo o cederlo all’esercito libanese. Le autorità non hanno mai fornito una risposta. Resta da capire cosa abbia fatto scattare l’incendio e se sia trattato di un incidente o un attacco premeditato.

L’ipotesi della saldatura di una porta e lo scenario di un attacco esterno

Secondo l’emittente libanese LBCI, che cita fonti che hanno partecipato al briefing del Consiglio superiore di difesa dopo l'esplosione, martedì gli operai al lavoro sulla saldatura di una porta avrebbero provocato l’incidente. Il presidente Aoun, il 7 agosto, ha chiamato in causa la possibilità di «interferenze esterne» come razzi, bombe o altre azioni per innescare l’esplosione.

Gli ospedali e lo stato d’emergenza

Gli ospedali della città si trovano a gestire un afflusso imprevisto di pazienti, sovraccaricando strutture già portate allo stremo dall’emergenza di Covid-19. Gli ospedali stanno chiedendo donazioni di sangue e generatori per mantenere la corrente nelle sale operatorie. Il Consiglio supremo di difesa del Libano ha dichiarato uno stato di emergenza di due settimane a Beirut. Il presidente Aoun ha annunciato che destinerà 100 miliardi di lire libanesi (circa 55 milioni di euro) a una risposta d’emergenza. Secondo quanto riporta Bloomberg, il premier Diab si troverà sotto pressione per accelerare i negoziati già in corso con il Fondo monetario internazionale per un programma di aiuti da 10 miliardi di dollari. Il paese è finito in default a marzo dopo il mancato pagamento di un eurobond da 1,2 miliardi di dollari. La Banca centrale del Libano ha comunicato il 6 agosto che i cittadini impattati economicamente dall’esplosione devono aver diritto a prestiti quinquennali a tasso zero.

Le riserve di grano in esaurimento

All’emergenza economico-sanitaria si somma quella alimentare, visto che il principale silo di grano del paese è stato distrutto dalle esplosioni. La struttura, forte di una capacità di 120mila tonnellate del cereale, ne conteneva 15mila al momento dello scoppio. Ora le autorità annunciano che le riserve potrebbero bastare per un mese. L’Agenzia delle Nazioni Unite per l'agricoltura e l'alimentazione, la Fao, ha accolto l’allarme: «Le scorte sono gravemente danneggiate e temiamo che presto avremo un problema con la disponibilità di farina per il Paese». Il paese importa circa l’80% dei suoi prodotti alimentari, un flusso pregiudicato dalla devastazione dell’hangar.

Lo scenario politico e le reazioni internazionali

Il Libano è uno dei crocevia più delicati del Medio Oriente, a partire dai suoi rapporti tumultuosi con Israele (che però ha negato qualsiasi coinvolgimento e offerto aiuti a Beirut). Da qui il gioco di interpretazioni sulla natura della deflagrazione, fra le ipotesi di un incidente e quelle di un attacco mirato.

Alcuni considerano sospetta la tempistica. L'esplosione nella zona portuale della città è avvenuta a ridosso di una sentenza sull'omicidio nel 2005 dell'ex premier Rafik Hariri. Nel processo, affidato a un tribunale Onu, i quattro sospetti sono affiliati al gruppo Hezbollah, sostenuto dall'Iran.

Il presidente Usa Donald Trump ha parlato immediatamente di un «attentato», salvo essere smentito da fonti del Pentagono: «Non ci sono indicazioni di attori nella regione interessati in questa fase a un attacco di così vasta portata».

Sul fronte europeo, la reazione più tempestiva è stata quella della Francia. Il presidente francese Emmanuel Macron è volato il 6 agosto a Beirut per esprimere vicinanza al paese, annunciando che vuole «organizzare aiuti internazionali» per il Libano. Il presidente ha spinto anche per l’attuazione di riforme economiche: «Senza - ha detto - il paese continuerà a soffrire».

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