medio oriente

Libano, un’esecuzione e una strana morte. Sospetti di legami con l’esplosione a Beirut

L’omicidio, che ha l’aria di un’esecuzione, è accaduto lunedì scorso vicino a Beirut. A inizio mese è stato trovato morto un ufficiale doganale in pensione

Beirut, lanterne accese in memoria delle vittime dell'esplosione del porto

2' di lettura

Un uomo di 36 anni è stato ucciso davanti alla propria abitazione con colpi d’arma da fuoco esplosi con il silenziatore. A trovare il corpo sono state le due figlie della vittima, due bambine di 2 e 4 anni: il padre le stava aspettando in auto per portarle all’asilo. Un testimone parla di due persone armate e incappucciate che prima di fuggire avrebbero preso il cellulare dell’uomo.

L’omicidio, che ha l’aria di assomigliare a un’esecuzione, è accaduto lunedì scorso a Kahaleh, un villaggio di montagna a circa 13 km (8 miglia) da Beirut, in Libano. La vittima si chiamava Joe Bejjany, era una dipendente delle telecomunicazioni libanesi e un fotografo free lance.

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Voci sul possibile collegamento con l’esplosione di Beirut

A riportare la notizia dell’uccisione di Joe Bejjani è un dettagliato articolo di Philippa Fletcher per l’agenzia Reuters. L’articolo chiarische che non ci sono al momento spiegazioni sul possibile movente, ma afferma anche che il sospetto diffuso nei media e tra le persone del posto è che, in qualche modo, questo strano assassinio possa essere collegato alla delicata indagine in corso sulla devastante esplosione avvenuta al porto di Beirut lo scorso 4 agosto.

Beirut, il momento dell'esplosione

Un’altra morte ancora senza chiarimenti

Quasi cinque mesi fa una gigantesca deflagrazione che coinvolse 2.750 tonnellate di nitrato d’ammonio immagazzinato da anni, causò 200 morti, il ferimento di circa 7mila persone e devastò la capitale libanese lasciando 300mila abitanti senza casa.

Le indagini sul disastro non hanno ancora portato a chiarimenti sulle cause e sui responsabili. Intanto, però, le autorità libanesi «all’inizio di questo mese si sono impegnate a indagare sulla morte di un ufficiale doganale in pensione che è stato trovato senza vita nella sua casa».

Nulla, almeno ufficialmente, collega al momento i due fatti – la morte di Joe Bejjani e quella dell’ufficiale doganale in pensione – tuttavia l’eco dell’uccisione del 36enne non ha scioccato solo il villaggio dove viveva ma ha contribuito ad alimentare un clima pesante di insicurezza nel paese. I funzionari della sicurezza, però, affermano di non avere prove di una connessione.

I residenti di Kahaleh – riferisce Philippa Fletcher – chiedono un’indagine rapida su quella che ritengono fosse un'operazione pianificata. Mounir Bejjany, il padrino di Joe, ha parlato di «un assassinio» e due fonti della sicurezza hanno affermato che l'omicidio è stato eseguito in modo professionale, ma il motivo non è chiaro. Il ministero dell’Interno ha promesso di trovare i colpevoli.

La vittima stava per lasciare il Libano

Jean Bejjany, capo del consiglio municipale e lontano parente della vittima, ha detto che nessuno degli amici o della famiglia di Joe era a conoscenza di minacce o nemici e non ha fatto menzione di nulla che potesse collegarlo all'esplosione.

Joe Bejjani, secondo la ricostruzione fatta dai parenti, lavorava presso un fornitore di servizi di telefonia mobile, aveva anche fotografato eventi militari come le parate come libero professionista e altri fotografi hanno confermato di averlo visto spesso a tali eventi. Al funerale di martedì il cugino della vittima, Gaby Feghali, ha detto che Joe aveva programmato di emigrare con la sua famiglia, come stanno facendo molte altre persone che stanno lasciando il Libano per sfuggire alla crisi. Bejjani aveva ottenuto l'approvazione per partire per il Canada circa una settimana fa.

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