la crisi

Libia, 130 morti e 16mila sfollati. Oggi a Roma gli avversari di Haftar


Gabinetto di crisi sulla Libia a Palazzo Chigi

4' di lettura

Non si attenuano le tensioni in Libia. Colpi di razzi e di mortaio hanno colpito nelle prime ore della giornata di oggi 15 aprile alcune abitazioni nella zona residenziale di Abu Salim a sud di Tripoli, causando il ferimento di alcuni civili. Lo riporta in un tweet il Libya Observer.

Intanto sale a 130 morti, 560 feriti e 16mila sfollati il bilancio degli scontri in Libia tra le forze del governo di Sarraj e quelle del generale Haftar. Oggi a Roma arrivano due avversari dell’uomo forte della Cirenaica per consultazioni col governo italiano: il vicepremier qatariota Thani e quello libico Maitig.

Il vicepremier del Qatar, Mohammmed Bin Abdulrahman Al Thani,oggi pomeriggio avrà un incontro bilaterale con Giuseppe Conte, che vuole per l'Italia «un ruolo di facilitatore» nel processo di stabilizzazione e pace. Il vicepremier libico Maitig, invece, sarà ricevuto dal ministro degli Esateri Moavero.

Con il Paese nordafricano dilaniato dagli scontri, il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha annunciato una nuova direttiva del Viminale che «ribadisce che i confini italiani si varcano solo se si hai diritto di farlo». Mentre l’altro vicepremier Luigi Di Maio, in una intervista al Corriere della sera ha dichiarato che «chiudere un porto è una misura occasionale, risultata efficace in alcuni casi quando abbiamo dovuto scuotere l’Ue, ma è pur sempre occasionale. Funziona ora, ma di fronte a un intensificarsi della crisi non basterebbe, quindi bisogna prepararsi in modo più strutturato, a livello europeo, nel rispetto del diritto internazionale». Il ministo della Difesa, Elisabetta Trenta, ha invece dichiarato: «In caso di una nuova guerra non avremmo migranti ma rifugiati. E i rifugiati si accolgono. Chi dice che pensa al possibile attacco in Libia per risolvere il problema dei migranti sta facendo un errore enorme”. Lo ha detto a Circo Massimo su Radio Capital, aggiungendo che «le conseguenze in termini di
destabilizzazione ricadrebbero soprattutto sull'Italia»

In Libia, intanto, il governo di Accordo nazionale libico di Fayez al-Sarraj ha annunciato che non accetterà alcun cessate il fuoco fin quando le forze del generale Khalifa Haftar proseguiranno il loro attacco a Tripoli e non saranno ritornate alle posizioni di partenza. A riferirlo è il sito Libya Observer citando un portavoce dell’esecutivo, Muhannad Younis, che ha parlato in conferenza stampa nella capitale libica. È sempre più preoccupante l’escalation del conflitto in Libia. La tv libica al Ahrar parla di «oltre 100 morti» tra le forze del maresciallo Khalifa Haftar dall’inizio dell’offensiva su Tripoli, il 4 aprile scorso.

Abbattuto caccia di Haftar
Intanto le forze governative libiche hanno abbattuto un caccia delle forze di Khalifa Haftar nell’area di Wadi Rabie, a sudest di Tripoli. L’abbattimento è stato annunciato dal generale Mohammed al Manfur, comandante dell’Aeronautica di Tripoli. I militari hanno precisato che il caccia è stato colpito nell’area di Qaser bin Ghashir, la zona sotto controllo dei soldati di Haftar nei pressi dell’aeroporto internazionale. Il velivolo è stato colpito da un razzo terra-aria Sam. Secondo alcune fonti qualificate, il pilota si è lanciato col paracadute. Il Consiglio presidenziale libico guidato da Fayez al Sarraj ha inoltre dato ordine di liberare tutti i prigionieri minorenni catturati dall’inizio dell’offensiva contro Tripoli. La scarcerazione è condizionata all’impegno di non prendere più le armi, e prevede che siano i familiari dei giovani a doverli prendere in consegna.

Haftar vola al Cairo
Il maresciallo ieri è volato al Cairo, dove ha incassato il rinnovato sostegno di uno dei suoi principali alleati, il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi. Il faraone, secondo quanto ha fatto trapelare ai media, ha ribadito «il sostegno dell’Egitto agli sforzi della lotta contro il terrorismo e le milizie estremiste per realizzare la sicurezza e la stabilità della Libia». Ma gli osservatori leggono la mossa di Haftar come un segnale di debolezza da parte del maresciallo, in evidente difficoltà di fronte a un’offensiva pensata come un blitzkrieg ed arenatasi invece in un pantano di battaglie ben lontane dal cuore della capitale.

Il bilancio: 130 morti, di cui 35 bambini
Intanto, il presidente dell’Associazione medici stranieri in Italia (Amsi), Foad Aodi, traccia un bilancio drammatico del numero delle vittime: a causa degli scontri in atto, i morti sarebbero 130, tra cui si registrano 35 bambini. I feriti sarebbero almeno 750 di cui 200 molto gravi. Sempre Foad Aodi denuncia anche «violenze sulle donne da parte dei militari: si ha notizia di 30 donne stuprate, sei delle quali hanno perso la vita». Gli ospedali libici, inoltre, continuano a denunciare mancanza di strumentazione e scorte di sangue: «I medici libici dai vari nosocomi affermano - rende noto Aodi - che potranno prestare assistenza per non più di due settimane con il materiale ed i medicinali ad oggi ancora disponibili».

Sfollati a quota 16mila
L’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari (Ocha) quantifica in circa 16.000 il numero degli sfollati dall’inizio degli scontri armati a Tripoli e dintorni. Oltre duemila sono le persone che hanno lasciato le proprie case solo nelle ultime 24 ore. Negli scontri - scrive l’Ocha, sono state danneggiate altre due ambulanze, portando ad otto il numero dei veicoli di soccorso danneggiati dall’inizio delle ostilità a Tripoli.

La diplomazia italiana
Intanto la diplomazia italiana si muove per trovare soluzioni in grado di fermare la crisi. L’ambasciatore d’Italia in Libia, Giuseppe Buccino, «ha discusso gli sviluppi attuali e ha esaminato la cooperazione bilaterale in un amichevole incontro» avuto il 14 aprile a Tripoli con il ministro degli Affari esteri del Governo di accordo nazionale, Mohamed Siala. E oggi atterreranno a Roma due avversari di Haftar per consultazioni con il governo italiano. Il primo è Mohammed Al Thani, vicepremier e ministro degli Esteri del Qatar, Stato
sponsor dell’esecutivo Sarraj. Il secondo è Ahmed Maitig, numero due del Consiglio presidenziale ed esponente di Misurata, la città libica più potente a livello militare le cui milizie sono schierate a difesa di Tripoli. Entrambi avranno colloqui sia con il premier Giuseppe Conte che con il ministro degli Esteri Enzo
Moavero Milanesi.

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