DOPO IL RAID AEREO DI HAFTAR

Libia, alta tensione. Erdogan annuncia invio progressivo di truppe. Di Maio: «Pericolosissima escalation»

L’incursione contro l’Accademia militare di Tripoli. Il governo di unità nazionale chiede una riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. La condanna dell’attacco da parte dell’Unsmil. Russia chiede riunione Consiglio di sicurezza

di Ce.Do.

Libia, il parlamento turco autorizza l'invio delle truppe

3' di lettura

È alta tensione in Libia dopo il raid aereo contro l’Accademia militare di Tripoli che il 4 gennaio ha causato decine di morti tra i miliziani-cadetti. Ma sulla responsabilità dell’incursione è giallo. Nella mattinata del 5 gennaio un portavoce del generale, Khaled Al-Mahjoob, ha infatti rivendicato, in una dichiarazione ad Alhurra TV, riportata da Libya Observer, la responsabilità dell’attacco aereo sulla scuola militare di Tripoli. «I cadetti di quel college sono miliziani». Ma successivamente sono circolate voci su una presunta smentita della rivendicazione che però risulterebbe in linea con i piani annunciati dallo stesso Haftar. Il portavoce del servizio di azione esterna della Ue, l’ufficio dell'Alto rappresentante Josep Borrell, ha espresso «forte preoccupazione per l’attacco aereo contro l’Accademia militare a sud di Tripoli che ha provocato decine di morti e feriti. Gli attacchi violenti porteranno solo più violenza e sofferenza umana».

Erdogan annuncia invio progressivo di truppe in Libia
Mentre la Russia, secondo fonti diplomatiche, ha chiesto una riunione a porte chiuse del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sulla Libia (si terrà lunedì 6 gennaio), il presidente turco Recep Tayyip Erdogan annuncia l’invio «graduale» di soldati turchi in Libia. «Il nostro scopo - sottolinea in un’intervista - è di far sopravvivere il governo legittimo» di Fayez al-Sarraj. «L’esercito turco è lì per garantire un cessate il fuoco, non per combattere», e per cercare di «evitare tragedie umanitarie».

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La chiamata alle armi di Haftar
Nei giorni scorsi Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica aveva lanciato una chiamata alle armi a tutti i libici in risposta a un eventuale intervento militare turco. La rappresaglia è stata condannata duramente dalla Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) e dall’Alto Consiglio di Stato di Tripoli che hanno espresso vicinanza ai familiari delle vittime e al popolo libico. «Il persistente uso del bombardamento indiscriminato di civili e strutture civili di servizio come ospedali, scuole è da considerare al livello dei crimini di guerra e gli autori non sfuggiranno alla punizione», scrive l’Unsmil.

Tripoli chiede una riunione d’emergenza dell’Onu
Il Governo di unità nazionale di Tripoli riconosciuto dalla comunità internazionale ha chiesto una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite «per discutere delle atrocità e dei crimini di guerra di Haftar». L’Italia e le altre potenze europee stanno lavorando a una missione diplomatica che eviti un’escalation militare nel Paese già prostrato dal durissimo scontro tra le fazioni interne.

Di Maio: in Libia pericolosissima escalation
Dopo l’attacco al collegio militare a sud di Tripoli il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha parlato al telefono con il ministro degli Esteri libico Mohamed Siyala. «L’Italia - ha sottolineato il pentastellato - rifiuta la logica del confronto militare, che nelle ultime settimane ha coinvolto in misura crescente obiettivi civili e causato ulteriori, ingiustificate sofferenze all’amico popolo libico. L’Italia - ha poi aggiunto Di Maio - è fermamente convinta che non vi sia alcuna scorciatoia militare per raggiungere una soluzione durevole e sostenibile alla crisi libica e chiede pertanto a tutte le parti un’immediata cessazione di ogni tipo di azione militare e il ritorno ad un percorso di dialogo politico sotto egida Onu».

La missione diplomatica in Egitto
Di Maio volerà l’8 gennaio al Cairo, dove è stato invitato dal collega egiziano Same Shoukry a partecipare a una riunione sulla Libia insieme ai rappresentanti di Grecia, Cipro e Francia. Al telefono con il ministro egiziano, Di Maio ha ribadito che «occorre moderazione per evitare un ulteriore deterioramento della situazione e riavviare il dialogo tra le parti». Il titolare della Farnesina ha poi aggiunto che «l’Italia sostiene fermamente il processo di Berlino, unica via per risolvere pacificamente la crisi ed evitare la destabilizzazione del Paese e altre sofferenze alla popolazione libica». 

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Il ruolo della Ue
Il ministro degli Esteri italiano ha chiesto di incontrare anche i colleghi di Tunisia e Algeria. Dopo l’incontro al Cairo, dunque, sarà a Tunisi e ad Algeri il 9 e il 10 per rimettere la Libia al centro dello scacchiere estero italiano nel Mediterraneo. Resta in programma per gli stessi giorni - ma la data non risulterebbe ancora fissata ma potrebbe essere il 7 gennaio - la missione diplomatica della Ue su cui lo stesso ministro degli Esteri italiano aveva spinto dopo la sua visita a Tripoli e Bengasi a metà dicembre e che dovrebbe essere guidata dall’Alto rappresentante Joseph Borrell e dai ministri degli Esteri italiano, francese, tedesco e britannico, con l’obiettivo minimo di ottenere un cessate il fuoco.

Per approfondire:

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