centrodestra diviso

Libia, Camera dà il via libera a missione: partita la prima nave

di Andrea Gagliardi

(ANSA)

3' di lettura

Camera e Senato hanno approvato la risoluzione di maggioranza sulla missione navale di supporto alla Guardia costiera libica, deliberata dal Consiglio dei ministri il 28 luglio scorso. A Montecitorio i voti a favore sono stati 328. I voti contrari 113. Nella risoluzione approvata, che ha come primo firmatario Fabrizio Cicchitto (Ap) e che ha avuto parere favorevole del governo, sono state recepite alcune parti della mozione a prima firma di Renato Brunetta e di Mdp, a prima firma Eleonora Cimbro. Il documento ha ottenuto anche i voti favorevoli di Fi e Mdp (inizialmente critico, quest’ultimo ha poi deciso di votare a favore della risoluzione), mentre il gruppo Fdi ha annunciato l’astensione. La Lega ha votato contro. Una sonora bocciatura al testo è arrivata dal Movimento Cinque Stelle.
Il Senato ha approvato le due risoluzioni presentate, una dalla maggioranza - fatta propria dalla commissione (191 sì, 47 no nessun astenuto) - e una da FI (170 sì, 33 no e 37 astenuti).

Partita la prima nave
Dopo il voto di oggi è partito alla volta di Tripoli la nave italiana Comandante Borsini, già impiegata
nell’ambito del dispositivo dell'operazione “Mare Sicuro”. La nave è «entrata nelle acque territoriali libiche, dopo aver ricevuto le necessarie autorizzazioni, facendo rotta verso il porto della città di Tripoli». Il mezzo navale italiano svolgerà
«le necessarie attività di ricognizione» per definire le ultime modalità di coordinamento della successiva attività. Il pattugliatore, ha riferito ieri la titolare della Difesa Roberta Pinotti in commissione Difesa «porterà il team dei nostri ufficiali che dovranno interloquire con i loro colleghi libici: da questa interlocuzione deriverà l'area d'azione, non decidiamo noi a prescindere, ma insieme ai libici dove andremo ad operare». In seguito arriverà il moto trasportatore costiero per il supporto logistico: una sorta di “officina galleggiante” che lavorerà ai mezzi della Guardia costiera libica che necessitano di manutenzione. Mentre il pattugliatore dovrebbe restare nel porto di Tripoli, dove è già presente una motovedetta della Guardia di finanza.

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Impiegati una nave e un pattugliatore
Una nave logistica ed un pattugliatore italiano supporteranno la Guardia costiera libica, operando in accordo con le autorità di Tripoli. I militari impegnati potranno usare la forza «in modo limitato, graduale e proporzionale», rispondendo se attaccati. L’assetto della missione navale è stato illustrato martedì dalla ministra della Difesa, Roberta Pinotti e da quello degli Esteri, Angelino Alfano, alle commissioni Difesa ed Esteri di Camera e Senato. «Non si profila - hanno assicurato - alcuna lesione alla sovranità libica. Il nostro obiettivo è anzi quello di rafforzarla», perché la missione nasce «in un clima di assoluta fiducia reciproca» e «tutte le attività saranno svolte sulla base delle esigenze delle autorità locali».

Nessun blocco navale
L’intervento italiano, hanno ricordato i ministri, è stato chiesto con una lettera del 23 giugno scorso dal premier Fayez al Sarraj ed assicurerà «sostegno logistico tecnico e operativo alle unità navali libiche accompagnandole
mediante attività congiunte e coordinate, assicurando il ripristino e la manutenzione degli equipaggiamenti». Non ci sarà alcun blocco navale, che sarebbe «un atto ostile».

Stesse regole di ingaggio di Mare sicuro
Le regole d’ingaggio, ha informato Pinotti, saranno quelle in vigore per l’operazione “Mare Sicuro”, ma «tenendo conto che la missione diventa bilaterale». È invece il diritto internazionale a prevedere «la legittima difesa per i nostri militari, estesa all'uso della forza in modo limitato, graduale e proporzionale». Quanto alla possibile intercettazione di imbarcazioni di migranti, ciò non dovrebbe avvenire visto che i mezzi italiani non saranno in zona: si muoveranno i guardacoste libici che a breve dichiareranno la loro zona Sar (Ricerca e soccorso). Naturalmente, in caso di persone in pericolo di vita, i marinai italiani sono tenuti a soccorrerle. In questo caso non potranno però - in ossequio al principio del non respingimento - riportarle sulle coste libiche.

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