Il bilancio del vertice

Libia, dalla conferenza a Berlino primi passi per l’uscita dei mercenari dal Paese

La Turchia non si sente vincolata all’accordo e resta per la formazione delle forze di sicurezza. Lunedì 28 giugno a Ginevra il Foro politico per le elezioni

di Gerardo Pelosi

Foto di famiglia con mascherina al summit di Berlino sulla Libia

3' di lettura

La seconda conferenza di Berlino di mercoledì 23 giugno, che ha visto per la prima volta la presenza del premier libico ad interim, Abdul Hamid Dbeibah, ha avviato il processo di graduale uscita dei mercenari e delle truppe straniere quale premessa per una definitiva stabilizzazione del Paese.

Il ruolo della Turchia

Un processo tutt’altro che agevole e che vede ancora una riserva della Turchia che non si ritiene vincolata dall’accordo e legittimata a rimanere in Libia sulla base di un’intesa per la formazione delle forze di sicurezza e che vorrebbe che uscissero solo le forze combattenti. I contractors russi della Wagner sono pronti a lasciare il Paese (ora sono molto presenti al Sud) ma solo nel caso in cui anche i turchi lascino la Libia. È un fatto positivo comunque che la comunità internazionale (a cominciare da Stati Uniti e Russia) abbia definito da qui alle elezioni del 24 dicembre il quadro di riferimento per l’uscita dei mercenari siriani e africani oltre che di russi e turchi.

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A Ginevra Foro politico per le elezioni

Lunedì 28 giugno sulle elezioni si esprimerà il Foro di dialogo politico a Ginevra per dare una base legale alle elezioni politiche e presidenziali e alla nuova Costituzione. La stabilizzazione della Libia è anche la precondizione per la concessione da parte dell'Unione europea degli aiuti finanziari per frenare le partenze dei migranti verso l’Italia e per la ripresa di quelle intese economiche bilaterali già raggiunte da aziende italiane con le controparti libiche su grandi progetti infrastrutturali (aeroporto di Tripoli, autostrada costiera e progetti di energia rinnovabile nel Fezzan).

Italia, «ruolo produttivo e vitale»

Il ruolo dell'Italia «produttivo e vitale sul dossier libico» viene riconosciuto anche dall'ex capo della missione Onu (Unsmil, United Nations Support Mission in Libya) Stephanie Williams. Secondo la Williams «le storiche relazioni della Libia con l’Italia, la prossimità geografica e il fatto che tutto ciò che accade in Libia tocchi la sicurezza nazionale dell’Italia rendono la Libia un obiettivo molto importante per l’Italia che ha una grande ambasciata sul terreno e un ambasciatore fantastico, Giuseppe Buccino, che ha un’enorme expertise sulla Libia».

Di Maio: stabilizzare la Libia per ridurre flussi migratori

Di ritorno da Berlino il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha spiegato che «stabilizzare la Libia significa fermare i flussi migratori irregolari e ridurre il rischio terrorismo. Per la sicurezza italiana ed europea è fondamentale, ecco perché come Italia stiamo dando un forte impulso a questa azione, coinvolgendo tutta l’Ue». Secondo Di Maio «ci sono due priorità: il ritiro dei mercenari stranieri dalla Libia e lo svolgimento delle prossime elezioni democratiche previste per il 24 dicembre. Sosteniamo il popolo libico, accompagnandolo verso questo importante voto. Nel frattempo continuiamo a lavorare per rafforzare gli interscambi commerciali, coinvolgendo le aziende italiane top player, già protagoniste all’ultimo Business forum italo-libico che abbiamo organizzato al ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale».

L’Italia, insiste Di Maio, «ha sempre creduto nella diplomazia, e questo oggi sta portando i primi risultati concreti».

Gli incontri di Dbeibah

Nel frattempo il primo ministro del Governo di unità nazionale, Dbeibah, è stato protagonista di un’intensa attività diplomatica. Ha incontrato a Bruxelles il segretario di Stato americano, Antony Blinken, all’indomani della conferenza internazionale di Berlino.

Con il capo della diplomazia statunitense, ha poi riferito, «abbiamo discusso del lavoro del Governo di unità nazionale per ripristinare la stabilità e per la riconciliazione e la ricostruzione. Ho ringraziato Blinken - ha aggiunto Dbeibah - per il supporto degli Stati Uniti mentre prepariamo il nostro Paese alle elezioni e ho sottolineato l’urgenza che tutti i mercenari stranieri se ne vadano».

Contatti Stati Uniti-Russia

Colloqui tra le delegazioni di Usa e Russia si erano già svolti a margine di “Berlino 2” come ha confermato l’assistente Segretario di Stato, Joey Hood. «Abbiamo avuto contatti a margine di questa conferenza con tutti i maggiori player, inclusa la Russia», ha affermato Hood, sottolineando che Washington ritiene ci sia spazio per una cooperazione con Mosca sul dossier libico non solo sotto l’aspetto umanitario, ma anche per quanto riguarda la sicurezza».

Londra preoccupata per i combattenti stranieri in Libia

La presenza di combattenti stranieri in Libia resta al centro delle preoccupazioni di Londra. Lo ha ricordato il premier Boris Johnson, ricevendo a Downing Street il capo del governo provvisorio di Tripoli, Dbeibah.

In un comunicato diffuso dal Numero 10 si fa riferimento all’importanza del cammino verso lo svolgimento di elezioni nazionali a dicembre, ma si sottolinea anche la soddisfazione britannica per l’annuncio della scelta libica di Londra quale “hub operativo europeo” della attività della Libyan National Oil Corporation, struttura chiave nel business del petrolio.

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