A PECHINO

Libia: Conte e Al Sisi preoccupati da terrorismo. Non c’è alternativa a soluzione politica

dal nostro inviato Gerardo Pelosi


Libia, Conte: Italia non si schiera. Oggi vede Putin e Sisi

2' di lettura

PECHINO - Finora era solo un rischio tra i tanti connessi alla guerra in Libia. Ora è qualcosa di più. C'è la possibilità che il perdurare del conflitto stia producendo trasferimenti di soggetti legati all'Islam radicale dalla Libia e dalla Siria in Egitto e Tunisia e forse anche in Italia e nel resto d'Europa. Timore condiviso ieri dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte che ne ha parlato con il presidente egiziano Al Sisi (con il quale ha anche affrontato il caso Regeni) entrambi a Pechino per il secondo Forum della nuova Via della Seta. Sia Conte che Al Sisi temono che combattendo i terroristi di alcune milizie in Tripolitania «si favorisca il loro trasferimento in Tunisia e anche in Italia». Su questo, ha aggiunto il premier italiano, «Al Sisi è molto preoccupato perché dalla Siria si stanno spostando molti terroristi e il rischio è di avere in casa formazioni estremiste; noi condividiamo le stesse preoccupazioni». Si teme, in sostanza, che nuovi terroristi o foreign fighters possano trasferirsi in Europa per organizzare attentati. Ma, ha aggiunto Conte, «la via militare non offre alcuna soluzione alla crisi libica e l'obiettivo resta la fissazione di elezioni presidenziali e politiche; ci siamo interrogati con Putin e Al Sisi sugli strumenti più efficaci per raggiungere questi obiettivi».

L'Egitto non si farà coivolgere nel conflitto
Non c'è alternativa secondo Conte alla soluzione politica. «È quello che ho chiesto a Trump – ha proseguito Conte - e ora a Putin e ad Al Sisi con i quali ci risentiremo nei prossimi giorni». Circa un eventuale coinvolgimento dell'Egitto nel conflitto Conte lo ha escluso. «Al Sisi non interviene – ha detto il capo dell'esecutivo italiano - mi ha assicurato che non intende farsi coinvolgerei e che non ci sarà alcun coinvolgimento diretto» sul piano militare in Libia.
Per quanto riguarda la richiesta dell'esercito di Haftar Lna di abbandonare l'ospedale di Misurata (dove operano tra medici infermieri e logistici circa quattrocento uomini delle Forze armate italiane) Conte ha chiarito che il personale di Misurata «non offre alcun contributo alle attività militari o paramilitari ma si occupa di curare i civili feriti nei combattimenti sia quelli della Gna di Tripoli sia quelli di Misurata o di Haftar; noi – ha aggiunto - mettiamo a disposizione il nostro personale per curare i feriti dopo una preidentificazione ed essere sicuri che non vi siano soggetti appartenenti a formazioni terroristiche». L'Italia, ha detto sempre Conte, è pronta a fornire aiuti sanitari anche via mare ai feriti della Cirenaica ma «non vuole interferire e mai lo farà con le operazioni militari in corso».

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