Il vertice a Parigi

Conferenza Libia, Draghi: si voti il 24 dicembre. Sbarchi in Italia insostenibili, Ue trovi accordo

L’obiettivo del vertice è stato creare le condizioni affinché la road map per la stabilizzazione del Paese del Nord Africa non registri slittamenti, a cominciare dalle elezioni del 24 dicembre

di Andrea Carli

Mario Draghi da Macron all'Eliseo per la conferenza sulla Libia

7' di lettura

Serve un’equa ripartizione delle risorse della Libia, a cominciare da quelle energetiche, in ogni parte del Paese, anche attraverso un bilancio condiviso. L’Unione europea deve avere un ruolo di primo piano nel processo di stabilizzazione, processo che non può prescindere dal ritiro di mercenari e forze combattenti, ancora attive sul territorio. Sono alcune delle priorità indicate dal presidente del Consiglio Mario Draghi, durante la Conferenza internazionale di Parigi sulla Libia che si è tenuta alla Maison de la Chimie, un centro congressi nei pressi dell’Eliseo.

E nella conferenza stampa al termine dell’incontro, il premier ha ricordato i quattro pilastri su cui si deve consolidare la stabilizzazione del Paese: «Le elezioni, con una legge elettorale che va fatta nei prossimi giorni con l’accordo di tutti; il cessate il fuoco e la sicurezza; il consolidamento della banca centrale e un’equa distribuzione delle risorse in tutto il Pese e, ultimo pilastro, tutelare i diritti umani». «Occorre fare qualcosa per affrontare la situazione migranti - ha aggiunto - ma gli sbarchi continui sull’Italia rendono la situazione insostenibile: la Ue deve trovare una soluzione e noi dobbiamo investire di più sulla Libia per aiutare i libici a creare condizioni più umane. Dabeiba (il premier libico, ndr) ha ragione quando dice che la Libia è anche un paese di passaggio».

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Draghi sul rapporto con Parigi: se non si va d’accordo non si aiuta la Libia

Il presidente del Consiglio ha dunque posto l’accento sulla necessità di trovare soluzioni in tempi stretti. «È importante che le elezioni si svolgano il 24 dicembre in modo simultaneo, presidenziali e parlamentari - ha detto -. Ma per farlo occorre una legge elettorale. È quindi mio auspicio che questa legge vanga fatta con l’accordo di tutti che lavoreranno insieme non nelle prossime settimane, ma nei prossimi giorni, perché è urgente per poter votare il 24 dicembre». Quanto poi al pilastro sicurezza, Draghi ha ricordato che è «un anno e mezzo che non c’è più guerra, che c’è pace. Questa è la dimostrazione che questo percorso di ricostruzione è possibile». Infine, una considerazione sui rapporti tra Italia e Francia. Il Capo del Governo ha parlato di «riaccostamento» tra le posizioni dei due Paesi. «Le nostre posizioni si sono molto avvicinate», ha dichiarato il premier parlando al fianco di Macron, aggiungendo che se «non si va d’accordo non si aiuta la Libia». La linea su questo dossier è dunque quella di un approccio coordinato.

Il vertice parigino

A poco più di un mese delle elezioni nel Paese, presidenziali e parlamentari, previste quest’anno il giorno della vigilia di Natale, il vertice ha cercato di creare le condizioni affinché la road map per la stabilizzazione del Paese del Nord Africa non registri slittamenti. Allo stato attuale il rischio che la scadenza del 24 dicembre non venga rispettata è reale. Il tentativo della Conferenza è stato quello di esprimere una posizione comune europea a sostegno del processo di stabilizzazione politica.

Si voti il 24 dicembre,sanzioni a chi ostacola

«Sottolineiamo l’importanza che tutti i protagonisti libici si impegnino inequivocabilmente per tenere elezioni libere, corrette, inclusive e credibili, sia presidenziali che parlamentari il 24 dicembre 2021 come stabilito dalla road map politica libica», si legge nel comunicato finale. La comunità internazionale minaccia sanzioni contro chi ostacolerà il processo elettorale. «Individui o entità, dentro o fuori la Libia, che potrebbero tentare di ostacolare, minare, manipolare o falsificare il processo elettorale e la transizione politica saranno ritenuti responsabili e potrebbero essere deferiti alla Commissione sanzioni delle Nazioni Unite - si legge ancora nel comunicato - . Ci impegniamo a rispettare il processo elettorale libico e invitiamo tutti gli altri attori internazionali a fare lo stesso».

Turchia “fredda” sul ritiro delle forze straniere

La Conferenza di Parigi ha espresso «pieno sostegno» al Piano d’Azione «per il ritiro di mercenari, foreign fighter e forze straniere dal territorio libico, sviluppato dalla Commissione congiunta 5+5, come primo passo per la piena applicazione del cessate il fuoco del 23 ottobre 2020”, anche attraverso un tempestivo calendario». Ma nel comunicato finale della Conferenza viene chiarito, in una postilla, che la Turchia ha tuttavia «espresso riserve sullo status di forze straniere». In passato Ankara ha dispiegato truppe regolari nell’ovest della Libia, su richiesta dell’allora governo, per proteggere Tripoli dall’offensiva del generale Khalifa Haftar, ed al momento è poco propensa a ritirare i propri militari dal Paese.

Macron, ora tocca ad autorità libiche

Al termine della conferenza di Parigi, i leader europei sono intervenuti in conferenza stampa. Il presidente francese Macron ha messo in evidenza che u no degli obiettivi della Conferenza di Parigi sulla Libia era tenere le elezioni il 24 dicembre, la comunità internazionale sostiene questo calendario, la chiave adesso per il buon svolgimento è il ruolo delle autorità libiche nelle prossime settimane per favorire un processo inclusivo».

Conto alla rovescia per le urne

I lavori della conferenza parigina sono cominciati qualche minuto dopo le 15 e trenta , alla Maison de la Chimiei, alle spalle dell’Assemblée Nationale. Il vertice, annunciato dal ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian a settembre, in occasione dell’Assemblea generale delle Naziioni Unite, è stato copresieduto da Francia, Italia, Germania, Nazioni Unite e Libia. Presenti per l’Italia Draghi, e il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

Putin ed Erdogan, le assenze che non passano inosservate

Alla conferenza - la terza sulla Libia che si è tenuta a Parigi, dopo quelle del 2017 e del 2018 - hanno partecipato una ventina di capi di Stato e di Governo delle due sponde del Mediterraneo. Obiettivo: trovare delle soluzioni per facilitare il percorso da qui al 24 dicembre, data delle elezioni. Non sono passate inosservate le assenze a Parigi dei presidenti della Federazione russa e Turchia, rispettivamente Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdoğan (i paesi sono stati rappresentanti dai ministri degli Esteri). Il secondo in particolare Erdoğan ha deciso di non partecipare a causa della presenza al tavolo della conferenza di rappresentanti della Grecia, di Israele e dell’amministrazione greco-cipriota. Per gli Usa è intervenuta la vicepresidente Kamala Harris. Presente il presidente egiziano Al Sisi.

Draghi: Ue abbia ruolo chiave nella stabilizzazione della Libia

Durante il vertice, i leader presenti avrebbero confermato l'impegno della comunità internazionale per la pace e la stabilità di una Libia «pienamente sovrana, unita e democratica». Questa è stata considerata la condizione essenziale per la stabilità della regione mediterranea, dell'Europa e dei Paesi del Maghreb e Sahel. In questo contesto, secondo fonti di Palazzo Chigi Draghi nel suo intervento ha ricordato come l'Italia abbia «sempre sostenuto con forza la necessità di un ruolo importante dell'Ue» nell'area, e ha richiamato l'impegno della comunità internazionale e di tutti gli attori libici per il successo della transizione istituzionale attraverso lo svolgimento delle elezioni presidenziali e parlamentari dal 24 dicembre 2021.

Popolo deve potersi esprimere in elezioni libere, trasparenti e credibili

«È questa la volontà chiara del popolo libico – ha affermato Draghi - come dimostra la registrazione di circa 3 milioni di elettori. Dopo anni di conflitto, il popolo libico deve potersi esprimere in elezioni libere, trasparenti e credibili», ribadendo la necessità di una cornice giuridica ed elettorale condivisa alla quale devono lavorare insieme le autorità libiche competenti nei prossimi giorni e settimane. Sul piano della sicurezza, il Presidente del Consiglio italiano ha sottolineato i progressi iniziali compiuti in questi mesi, con riferimento al lavoro svolto dalla Commissione Militare Congiunta 5+5, con il sostegno della Missione Onu. «La piena attuazione dell'accordo sul cessate il fuoco del 23 ottobre 2020 – ha aggiunto Draghi - resta un obiettivo cardine. La sostanziale assenza di conflittualità dell'ultimo anno e la riapertura della strada costiera sono traguardi importanti che non vanno vanificati».

Avviare quanto prima il ritiro dei mercenari

Il presidente del Consiglio ha fatto inoltre riferimento alla necessità di avviare quanto prima il ritiro di mercenari e forze combattenti. «Il Piano d'Azione elaborato dalla Commissione militare congiunta - ha messo in evidenza - è un importante passo avanti. Il ritiro di alcuni mercenari stranieri prima delle elezioni aiuterebbe a rafforzare la fiducia fra le parti».Dopo le elezioni – è l'obiettivo - sarà necessario affrontare in via prioritaria la riforma del sistema di sicurezza e il reintegro dei combattenti. «L'Italia è pronta a fornire il proprio sostegno», ha assicurato Draghi.

Serve equa distribuzione delle risorse in tutto il Paese, attraverso un bilancio condiviso

Quanto al fronte economico, il premier ha ricordato che «la normalizzazione della Libia passa anche per un sistema economico in grado di rispondere ai bisogni della popolazione e favorire gli investimenti esteri. Va garantita, anche attraverso un bilancio condiviso, un'equa distribuzione delle risorse in ogni parte del Paese e rafforzato il percorso di riunificazione delle istituzioni economiche e finanziarie, a partire dalla Banca Centrale» ha concluso.

Il bilaterale Draghi-premier Dabaiba

In mattinata Draghi ha incontrato il premier del governo di unità nazionale libico Abdel Hamid Dabaiba presso l’Ambasciata d’Italia a Parigi. All’incontro hanno partecipato i ministri degli Affari Esteri di entrambi i Paesi: Luigi Di Maio e Najla Mangoush. Dabaiba è subentrato al Governo di accordo nazionale uscente (Gna) di Fayez al Sarraj.

Possibile nuovo incontro a Roma in primavera 2022

La conferenza di Parigi sulla Libia potrebbe essere seguita da un incontro a Roma nella primavera prossima. È quanto ha fatto sapere Palazzo Chigi, secondo cui l’appuntamento di oggi verterà sui temi del processo politico, della sicurezza, dell'economia e della situazione umanitaria (compresa la questione migratoria). Nelle intenzioni condivise con Parigi, la conferenza rappresenta una tappa di un percorso che potrebbe prevedere un ulteriore incontro a Roma dopo le elezioni, nella primavera del 2022.

Esperto, «molto probabile rinvio elezioni di diversi mesi»

Le attese della vigilia non sono delle migliori. La scadenza del 24 dicembre per le elezioni presidenziali in Libia «non sarà rispettata», anzi è «molto probabile che tutto venga rinviato di diversi mesi», ha spiegato in un’intervista a Franceinfo uno dei massimi esperti di Libia, Jalele Harchaoui. «La scadenza per il primo turno delle elezioni presidenziali non sarà rispettata», ha affermato l’esperto della Global Initiative, avanzando perplessità sia sulla tenuta della sicurezza del Paese che sulla trasparenza delle elezioni. Secondo Harchaoui, è «molto probabile che tutto venga rimandato di diversi mesi», ma questo «non è necessariamente una brutta notizia», ​​ perché «le leggi elettorali non sono consolidate». Tuttavia, secondo lo specialista, in caso di rinvio delle elezioni, «alcune fazioni rischiano di reagire molto male e ciò potrebbe innescare offensive».

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