emergenza migranti

Libia, Gentiloni: riapre ambasciata, è impegno del governo per stabilizzare Paese

di Andrea Gagliardi

(ANSA)

2' di lettura

«Riapre l’ambasciata italiana a Tripoli. Impegno del governo per stabilizzare la Libia e collaborare contro i trafficanti di esseri umani». Lo scrive su Twitter il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Oggi l’ambasciatore designato Giuseppe Perrone presenterà le sue credenziali al governo libico. L’ambasciata riapre dopo due anni. E sarà la prima ad operare in modo continuativo in Libia. L’evento è stato definito dal ministro degli Esteri Angelino Alfano un «grande gesto di amicizia verso popolo libico e un segnale di forte fiducia nel processo di stabilizzazione di quel Paese», con l’auspicio ora di «più controlli su partenze migranti».

Il nodo della protezione dei confini
Più in particolare, è stato concordato che lambasciata italiana fungerà da «centro di coordinamento principale» di tutti i progetti di collaborazione tra Italia e Libia che riguardano la lotta al «contrabbando in tutte le sue forme» e la protezione dei confini, con particolare riferimento ai confini Sud del Paese africano: migliaia di chilometri di deserto attraversati dai migliaia di migranti dell’Africa subsahariana. A riguardo il vecchio memorandum d’intesa sottoscritto all’epoca dal Governo Berlusconi e da Gheddafi prevedeva la fornitura di un sistema radar per il controllo delle frontiere da parte di Selex. Nonché il contributo italiano alla realizzazione di alcuni centri di accoglienza in territorio libico.

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Dalla Libia il 90% della partenze per l’Italia
Dalla Libia parte quasi il 90% dei migranti che approdano sulle coste italiane. Ma il governo Serraj, appoggiato dall'Onu, non ha il controllo del territorio, dilaniato dagli scontri tra milizie. Un contesto in cui i trafficanti di uomini prosperano finora praticamente indisturbati. E, dunque, l’efficacia di un
piano di contrasto all’immigrazione illegale non può che passare dal rafforzamento delle istituzioni statali.

La visita di Minniti a Tripoli
Ieri il ministro dell’Interno Marco Minniti ha incontrato il premier Serraj e ha definito un «progetto di memorandum d’intesa» contro l’immigrazione illegale e il traffico di esseri umani. Non a caso il Viminale ha definito la missione di Minniti come «l’avvio di una nuova fase di cooperazione tra i due Paesi, soprattutto con riferimento al settore migratorio».

L’Italia è pronta ad assistere la Guardia costiera e la Marina libiche fornendo 10 motovedette; inoltre, sulle navi della missione Europea EunavforMed (a guida italiana) si stanno addestrando dallo scorso ottobre 78 addetti libici, mentre altri 500 si stanno formando a terra. L'obiettivo è arrivare entro l’estate ad un pattugliamento congiunto in mare nelle acque libiche, come auspicato dal ministro della Difesa, Roberta Pinotti.

Il memorandum di intesa sull’immigrazione
Il ministro degli Esteri libico Mohammed Siyala ha confermato l’impegno a completare il negoziato sul memorandum di intesa sull’immigrazione presentando una nuova bozza che verrà inviata entro oggi alla Farnesina. Il presidente Serraj ha espresso apprezzamento per la riapertura dell’ambasciata d’Italia e ha ribadito l’impegno del Consiglio presidenziale e del governo libico a collaborare con l’Italia per combattere il terrorismo, il traffico di esseri umani e altre forme di illegalità. Intanto, Khalifa Ghwell, ex premier del dissolto governo libico islamista e protagonista nell'ottobre scorso di un tentativo fallito di golpe contro Tripoli, chiede a Gentiloni di ritirare il contingente militare italiano presente a Misurata.

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