Crisi mediterranea

Libia, il governo di al-Sarraj si ritira dai colloqui di Ginevra

L’attacco al porto di Tripoli delle milizie di Haftar fa saltare, di fatto, la tregua. Salamé, inviato Onu: «La situazione è fragile»


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(AFP)

2' di lettura


Il governo libico di unità nazionale (Gna) che fa capo a Fayez al-Sarraj ha annunciato la sospensione della sua partecipazione alla commissione militare congiunta a Ginevra, sotto la egida delle Nazioni Unite, a seguito di ripetute violazioni della tregua, in particolare l'attacco al porto di Tripoli. «Stiamo annunciando la sospensione della nostra partecipazione ai colloqui militari che si svolgono a Ginevra fino a quando non saranno adottate posizioni ferme contro l'aggressore (Khalifa Haftar) e le sue violazioni» della tregua, si legge in una nota.


E' di tre civili morti e altri cinque feriti il primo bilancio del raid dell'Esercito di Khalifa Haftar sul porto di Tripoli. Lo scalo marittimo della capitale non era stato finora mai colpito dal generale della Cirenaica. Dopo il raid dell'Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar sul porto della capitale Tripoli, il Governo di accordo nazionale ha quindi deciso di sospendere i colloqui militari di Ginevra. L'Esecutivo guidato da Fayez al Serraj condanna «i continui raid sulle capitale e sulle sue strutture vitali che vanno a paralizzare la vita della popolazione». I colloqui militari 5+5 iniziati a Ginevra per monitorare la tregua fanno parte delle azioni decise dalla Conferenza di Berlino.


Ghassan Salamè, inviato speciale dell'Onu, dopo l'attacco al porto di Tripoli, ha parlato di “Situazione fragile” dato che la tregua viene violata in continuazione. Tuttavia, ha rassicurato Salamè, «il principio del cessate il fuoco non è stato rinnegato da nessuna delle due parti e il processo politico sta cercando di farsi strada. Fino a che la tregua continuerà ad essere violata, è molto molto difficile pensare a un dialogo e un negoziato tra le due parti», ha sottolineato l'inviato speciale dell'Onu per la Libia.
Intanto l'ex ministro degli Esteri turco, Yasar Yakis, ora non più sostenitore di Erdogan, intervenuto alla conferenza europea «Intervento turco nel Mediterraneo: ragioni, obiettivi e rischi», ospitata al Parlamento europeo nell'ambito dell'Associazione europea per la lotta all'estremismo e al terrorismo, ha dichiarato: «Le politiche di Erdogan potrebbero trasformare la Libia in una nuova Siria».


Deputati, politici ed esperti di diversi orientamenti politici di cinque Paesi europei hanno partecipato alla conferenza per un totale di oltre 80 personalità di 22 paesi.
Il dibattito si è concentrato sull'intervento turco nel Mediterraneo orientale, in particolare sulla questione delle trivellazioni al largo di Cipro, ma anche dell'intervento militare turco in Libia.


Non sono mancate critiche sulla firma del memorandum fra il governo libico di Fayez al Sarraj con il governo turco, un accordo che «minaccia la stabilità nel Mediterraneo», è stato ripetuto da più parti.
Yakis ha sottolineato che il «governo di Tripoli è controllato dai Fratelli Musulmani e da milizie collegate ad organizzazioni terroristiche» e ha avvertito che la «Libia potrebbe diventare una nuova Siria a causa della sua ricchezza petrolifera».

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