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Libia, Haftar respinge il cessate il fuoco chiesto da Russia e Turchia

Il governo di Tripoli accetta il cessate il fuoco chiesto per domenica da Putin e Erdogan, ma il generale Haftar lo respinge e la situazione in Libia torna nel caos


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Il generale Khalifa Haftar (Reuters)

2' di lettura

Il generale Khalifa Haftar gela tutti e respinge l’appello alla tregua proposto da Turchia e Russia, che prevedeva di far tacere le armi in Libia a partire dalla mezzanotte di domenica 12 gennaio. Un appello che, invece, aveva già ricevuto l’ok del governo di Tripoli.

«Ringraziamo la Russia per il suo sostegno ma non possiamo smettere di combattere il terrorismo», ha annunciato un portavoce del sedicente Esercito nazionale libico guidato da Haftar, Ahmed al Mismari, confermando così il prosieguo dell’offensiva contro le milizie che difendono il fragile governo di Tripoli, l’unico riconosciuto dall’Onu.

Un'offensiva che, stando a informazioni frammentarie e difficili da verificare sul terreno, si concentra al momento attorno a Sirte e sulla stessa capitale libica. Nella notte scorsa l’aeroporto di Mitiga, l’unico funzionante nella capitale, sarebbe stato preso di mira da nuovi raid probabilmente compiuti dall'aviazione degli Emirati arabi, altro attore schierato al fianco di Haftar. Un conflitto che si gioca anche sul terreno della propaganda, con intenso ricorso alle fake news.

Mentre le operazioni sul campo proseguono e Ankara e Mosca cercano di espandere la propria sfera di influenza nel Mediterraneo del Sud, l’Unione europea è rimasta spiazzata e ora si rende conto della necessità di non farsi estromettere dai destini del Paese africano, che resta un’importante fonte di approvvigionamento di petrolio, oltre che la porta di accesso per i migranti all’Europa. «È importante essere parte della discussione, dobbiamo essere più attivi sullo scenario internazionale», ha ammesso il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. Sabato sarà in Turchia ed Egitto per discutere del dossier, mentre i ministri degli Esteri dell’Ue si incontreranno domani a Bruxelles per una riunione del Consiglio.

Giovedì il premier Conte e il ministro degli Esteri Di Maio hanno fatto il punto della situazione nel corso di un lungo vertice, verosimilmente anche sull’irritazione filtrata nei confronti dell’Italia da parte dell’entourage del premier libico al Sarraj, che, a differenza di Haftar, non ha avuto incontri con Conte o esponenti del governo italiano.

Il vertice a Palazzo Chigi è servito anche a fare il punto su un altro tema spinoso per il governo: le missioni estere. Il premier ha ribadito che per il momento l’assetto non cambia, anche se resta certamente la massima attenzione per la sicurezza dei militari italiani. D'accordo il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, secondo il quale bisogna però «valutare insieme la possibilità di riconfigurazione del nostro impegno».

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