la crisi di tripoli

Libia, l’Italia si candida a guidare forza di pace. L’Ue rilancia Sophia

Il blocco da parte di Haftar dei porti terminal del greggio ha un impatto minimo sul gas di Eni

di Gerardo Pelosi


Libia, Di Maio apre alla riattivazione dell'operazione Sophia

5' di lettura

La ripresa di combattimenti a Sud di Tripoli a poche ore dal mezzo accordo di Berlino apre nuovi imprevedibili scenari sul futuro della crisi libica. L'Italia è il Paese europeo che più di altri appare preoccupato per la situazione di permanente instabilità nel Paese perché teme che la tregua molto “armata”, a dispetto degli impegni presi a Berlino da tutti i Paesi coinvolti, giustifichi la presenza delle forze turche, russe, egiziane ed emiratine nel Paese . Per questo l'Italia si candida a guidare una forza di pace per il monitoraggio del cessate il fuoco. È quanto ha proposto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio al Consiglio Affari Esteri dell'Unione europea tenutosi oggi a Bruxelles. Ma le proposte europee sulla Libia sono nelle mani dell'Alto rappresentante per la politica estera e di difesa europea Josep Borrell al quale i capi delle diplomazie europee hanno dato mandato di presentare per il vertice del prossime mese proposte concrete.

Borrell vuole riattivare la missione Sophia
E tra queste vi sarebbe una riattivazione della missione Eunavfor Med Sophia guidata attualmente dall'ammiraglio italiano, Enrico Credendino e da mesi “amputata” della sua principale componente navale per impossibilità di trovare un accordo sulle richieste dell'ex ministro dell'Interno Matteo Salvini che avrebbe voluto imporre a tutti i Paesi contributori una rotazione dei porti di sbarco per i migranti eventualmente salvati. Ma il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio è prudente su Sophia anche perché teme una reazione di Salvini. Borrell alla fine del Consiglio esteri ha spiegato che «In Libia non siamo ancora in una condizione di cessate il fuoco; siamo in una tregua; alla Conferenza di Berlino le parti hanno acconsentito a nominare i rappresentanti del comitato militare, questi sono passi importanti per arrivare ad un cessate il fuoco sostenibile. Abbiamo dato l'incarico agli ambasciatori del Cops di presentare proposte concrete per il prossimo Consiglio affari Esteri, per la salvaguardia del cessate il fuoco, ma nel frattempo si deve passare da una tregua ad un reale cessate il fuoco».

Su una possibile missione di monitoraggio del cessate il fuoco e sul ruolo dell'operazione Sophia, Borrell ha indicato che «si dovrà rifocalizzare la missione orientandola sulla base dell'urgenza in seguito a quanto deciso a Berlino. Non si tratta di cambiarne il mandato – ha aggiunto Borrell - che fin dall'inizio era doppio e cioè contrastare la tratta delle persone e far rispettare l'embargo sulle armi, bensì di ripristinare l'operazione». Quanto ai migranti, ha tenuto a ricordare Borrell, «qualsiasi imbarcazione in mare deve essere trattata nel rispetto della legge internazionale».

Di Maio: bene Sophia per Libia ma senza salvare migranti
Per Di Maio a Berlino «si è raggiunto un primo importante obiettivo: tutti gli attori concordano sul cessate il fuoco e che non si devono più far entrare armi in Libia: ora dobbiamo rispettare i 55 punti di Berlino: quali saranno gli strumenti lo discuteremo e a noi interessa che ci sia una missione di monitoraggio, con quali forme si discuterà nelle prossime settimane». Quanto alla missione Sophia «se si vuole usarne il mandato per non riaprire tutta la procedura Onu può essere un punto di partenza, ma si tratta di una missione con il compito di far rispettare l'embargo, se si vuole parlare d'altro non è questo l'argomento». In sostanza Di Maio vorrebbe una Sophia depurata dal salvataggio dei migranti ma questo è impossibile perché il salvataggio della vita in mare riguarda la legge internazionale e si applica a tutte le imbarcazioni militari e civili.

Tutte le difficoltà per creare una forza di pace
La prima difficoltà nella creazione di una forza di pace riguarda il fatto che dovrà essere chiesta dalle parti e non è affatto scontato che il generale Haftar (che si sente militarmente più forte accetti) altri militari sul terreno. Inoltre non si tratterebbe di una classica forza di interposizione come in Libano dove esiste una Blu Line da controllare ma vi sarebbero vari punti da monitorare davanti a Tripoli o a Tarouna e in tanti altri luoghi dove le forze di Haftar e Serraj si fronteggiano. Non si tratta, quindi, di una scelta immediata senza contare che un'eventuale coalition of the willings a guida europea potrebbe vedere la luce solo nel momento in cui il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (per un possibile veto russo) non dovesse trovare un accordo su una nuova risoluzione sulla Libia. La situazione sul terreno resta difficile anche se un passo in avanti può considerarsi la nomina formalizzata a Berlino da parte di Haftar dei membri del comitato militare 5+5 che avrà il compito di far rispettare il cessate il fuoco.

Chiusura porti sta colpendo greggio. Gas Eni è salvo
A complicare lo scenario è intervenuta la chiusura, da parte delle forze di Haftar, dei porti terminal per il greggio. Una chiusura che la Noc, l'azienda petrolifera libica, sta valutando con grande preoccupazione perchè la produzione rischia di crollare dagli attuali 1,2 milioni di barili al giorno a 87 mila con una perdita di circa 90 milioni di dollari al giorno. Una decisione che però incide in maniera contenuta sugli impianti dell'Eni anche perchè il grosso della produzione Eni è nel gas e nel terminal del porto di Zwara attualmente sotto il controllo della milizia locale legata al Governo di accordo nazionale di Serraj. Se i terminal non verranno riaperti presto si prevedono difficoltà tecniche e danni permanenti agli impianti. Gli Stati Uniti si augurano la riapertura dei porti libici per il petrolio come afferma il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, secondo il quale a Berlino sono stati fatti passi in avanti anche se resta ancora molto lavoro da fare per la fine del conflitto in Libia.

Tre scenari possibili. Il più realista? Instabilità
Lo scarso entusiasmo in Libia sugli esiti di Berlino autorizza a disegnare almeno tre scenari possibili: il primo riguarda un percorso “onusiano” con la road map disegnata dall'inviato Onu, Ghassam Salamè per la convocazione della conferenza intralibica dei 40 che apra la strada al processo democratico, all'unificazione tra Est ed Ovest e alle elezioni politiche e presidenziali. Il secondo scenario prelude a una guerra totale con Russia e Turchia coinvolte sempre di più per consolidare le rispettive egemonie nelle loro aree di interesse. Il terzo scenario (il più probabile per come stanno andando le cose) prevede un'instabiltà incontrollata che durerà ancora per molto con due centri di potere differenziati a Tripoli e Bengasi e sporadici combattimenti più o meno favoriti da soggetti internazionali ma difficili da far cessare.

Per approfondire:
Libia, ok Sarraj-Haftar a monitoraggio tregua. Merkel: tutti d'accordo su soluzione politica
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