5 morti nel quartiere Abu Slim

Libia, missili vicino al centro di Tripoli. Sarraj: «Haftar è un criminale di guerra»

di Nicola Barone


Libia, infuria la battaglia a Tripoli

3' di lettura

È di almeno cinque soldati uccisi il bilancio di un raid aereo delle forze di Khalifa Haftar sull'area di Wadi Rabie, circa 35 km a est di Tripoli. Salgono intanto a cinque i morti civili causati dal bombardamento di missili Grad sul quartiere di Abu Slim, a ridosso del centro della capitale. L'area colpita si trova nel cuore del municipio, a circa 2 km dal Rixos, il celebre albergo di Muammar Gheddafi. Bombardare le aree residenziali «è un crimine contro l'umanità: dimostra che Haftar è un criminale di guerra e sarà ricercato dalla giustizia a livello nazionale e internazionale» denuncia il leader del governo di unità nazionale Fayez al Sarraj. «Presenteremo alla Corte penale internazionale la documentazione per classificarlo tale. Il Consiglio di sicurezza Onu ha la responsabilità legale e umanitaria di ritenere questo criminale responsabile delle proprie azioni».

Ma le forze di Haftar negano di aver lanciato razzi su Tripoli, attribuendo a «milizie terroriste» la responsabilità di aver sparato Grad e colpi di artiglieria su Abu Slim. Sulla Libia stiamo lavorando «per il cessate il fuoco», conferma oggi il ministro dell'Interno Matteo Salvini a Radio anch'io. «Voglio essere fiducioso che la ragione torni a prevalere e l'iniziativa militare di Haftar, che ha tentato il blitz, arrivi a conclusione. La guerra non è mai la soluzione al di là dell'arrivo di barconi». Eppure incurante degli appelli della comunità internazionale e delle organizzazioni umanitarie, il maresciallo "ribelle" sta lanciando una nuova offensiva nel tentativo estremo di avanzare sul fronte sud di Tripoli per mettere piede nella capitale.

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Martedì per tutto il pomeriggio a quasi due settimane dall'avvio dell'operazione i boati della battaglia sono risuonati fin nel cuore della capitale, teatro di una manifestazione anti-francese di molti libici che indossavano i gilet gialli in chiaro segno di sfida al presidente Emmanuel Macron. Anche se il conto dall'inizio delle ostilità è salito ad almeno 174 morti, quasi 800 feriti e migliaia di sfollati tra i quali oltre 7mila bambini, violenti combattimenti sono scoppiati ad Ain Zara, punta avanzata dell'offensiva 15km a sudest della capitale, e nell'area dell'aeroporto internazionale verso Tripoli, che dista circa 20 kilometri.

Secondo alcune fonti attendibili a Bengasi, il maresciallo si troverebbe comunque in gravi difficoltà. Lo stesso presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi, grande sponsor di Haftar, non sarebbe affatto contento. Anzi, dal Cairo filtrerebbe "nervosismo" per un'offensiva promessa come un blitz e invece rivelatasi di efficacia limitata.

Intanto un certo numero di terroristi islamici potrebbero arrivare in Italia nascosti tra i migranti, approfittando del caos libico. Sono Giuseppe Conte e Matteo Salvini, dopo i colloqui con il vicepremier Ahmed Maitig, a rilanciare l'allarme sui rischi che lo scontro a Tripoli potrebbe innescare per il nostro Paese e ribadiscono che l'Italia farà di tutto per spegnere l'incendio appiccato da Haftar. «Siamo molto preoccupati - ha fatto notare il premier -, abbiamo sempre lavorato e continueremo a lavorare per scongiurare una crisi umanitaria che può esporre il nostro paese al rischio dell'arrivo di foreign fighters». L'allerta è confluita in una direttiva del Viminale che, di fatto, ha un obiettivo primario: impedire che la Mare Jonio - la nave di Mediterranea Saving Human salpata domenica da Marsala e già arrivata in acque internazionali davanti alla Libia - possa soccorrere migranti, tra i quali potrebbero nascondersi presunti terroristi secondo il Viminale.

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