conte ad haftar: evitare bagno sangue

Libia, raid aerei a sud di Tripoli. Ignorata la tregua umanitaria chiesta dall’Onu

di Nicola Barone


L'esercito di Haftar punta Tripoli, la Libia nel caos

4' di lettura

La missione di supporto dell’Onu in Libia (Unsmil) ha chiesto rispettare una «tregua umanitaria» di due ore per consentire «l’evacuazione di feriti e civili» da quattro zone a sud di Tripoli teatro di combattimenti. L’appello urgente per una sospensione delle ostilità fra le 16 e le 18 ora locale, è stato però ignorato dalle «parti che si stanno scontrando», ha riferito la Mezzaluna rossa, come scrive un tweet di Al Hadath, tv della rete Al Arabiya. La tregua era stata sollecitata attraverso gli account Twitter e Facebook della missione delle Nazioni Uniti per Wadi Al Rabie, al-Kikh, el-Azizia e Qaser Bin Ghashir.

L’appello era arrivato dopo che il portavoce delle forze armate del governo di accordo nazionale di Sarraj, il colonnello Mohamed Gounonou, ha annunciato l’inizio della controffensiva “vulcano di rabbia” per «ripulire tutte le città dagli aggressori e dalle forze illegittime», riferendosi agli uomini del generale Khalifa
Haftar, come riferisce il Libya Express. Le milizie filo-Sarraj sostengono poi di aver ripreso il controllo dell’aeroporto internazionale di Tripoli, quello chiuso dal 2014 e situato a sud della capitale, che era stato preso o almeno “infiltrato” per due volte da uomini dell’Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar. L’affermazione è contenuta in un resoconto di dichiarazioni del nuovo portavoce delle Forze del Governo di accordo nazionale, colonnello Mohamad Gnounou, postate sulla pagina Facebook dell’ufficio stampa dell’esecutivo.

Il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte ha detto che «la Libia è un dossier che seguo personalmente da tempo. Già nella conferenza stampa di Palermo - ha spiegato il premier - si era evidenziata l’esigenza di prevenire l’escalation di violenza. Adesso si sta manifestando. Confido che il generale Haftar, col quale sono costantemente in contatto, voglia evitare bagni di sangue». Giovedì Conte svolgerà un’informativa urgente alla Camera giovedì alle 15.

Nel corso della mattinata di oggi, 7 aprile, ci sono stati raid aerei incrociati a Sud di Tripoli. Le forze di Khalifa Haftar (Lna), secondo il Lybia Observer hanno bombardato Naqliya camp sulla strada dell’aeroporto, senza causare vittime e fonti locali hanno parlato anche di raid aerei in mattinata nell'area di Ain Zhara. Un raid aereo delle forze del governo di accordo nazionale è stato, invece, realizzato contro le postazioni dell'esercito del generale Haftar sempre nella zona dell'aeroporto e a Wadi Rabea.

Finora è di 21 morti e 27 feriti il bilancio degli scontri alla periferia della città, stando alle informazioni del sito Alwasat che cita il portavoce del ministero della Sanità Amin Mohamed Al Hashmi. Stamani il premier riconosciuto Fayez al Sarraj ha accusato il generale Khalifa Haftar di «tradimento» in un discorso televisivo. Secondo quanti riferito da Sarraj ad Al Jazeera «abbiamo steso le nostre mani verso la pace ma dopo l'aggressione da parte delle forze di Haftar e la sua dichiarazione di guerra contro le nostre città e la nostra capitale non troverà nient’altro che forza e fermezza».

Da giorni il paese è piombato nel caos con scuole chiuse e voci di assalti agli esercizi commerciali, per l’accaparramento di beni di prima necessità. Dinanzi a scontri ormai a pochi chilometri dal centro della capitale, raid aerei e il rischio di una battaglia anche nei cieli, l'Italia assieme agli Stati Uniti insiste affinchè l'Onu intervenga quale mediatore della crisi libica ormai divenuta conflitto bellico fra le due parti.

E il comando Usa in Africa ha annunciato con una nota di avere «temporaneamente evacuato» parte delle truppe. «Continueremo a monitorare le condizioni sul terreno- si legge sul profilo Twitter del Comando -. e a valutare la fattibilità di una rinnovata presenza militare degli Stati Uniti, a seconda dei casi». Nonostante gli scontri, da Tripoli l'inviato speciale delle Nazioni Unite per la Libia ha sostenuto acnora ieri che, sebbene sia «difficile», si tenta ancora di tenere la conferenza nazionale sulla Libia a Ghadames per il 14-16 aprile.

Dall’Italia, invece, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, entrando alla Fiera di Verona dove oggi ha preso il via Vinitaly, ha dichiarato: «Stiamo seguendo da vicino le vicende della Libia: è una evoluzione che ci preoccupa. Devo confidare che non ci lascia del tutto sorpresi. Stiamo cercando di rappresentare soprattutto al generale Haftar e gli altri interlocutori la necessità di evitare conflitti armati, non possiamo permetterci una guerra civile». In precedenza, in un colloquio telefonico con Antonio Guterres, il premier aveva ribadito il «forte sostegno italiano al processo di transizione politica guidato dalle Nazioni Unite».

Per Matteo Salvini «l'intervento armato, le bombe, i cannoni sarebbero un dramma». La preoccupazione del leader della Lega non è tanto per i riflessi di una eventuale escalation del conflitto sul fronte dell'immigrazione, quanto perché «c’è l'Eni che significa una delle principali aziende italiane che sta lavorando lì e perché vorremmo riprendere i rapporti commerciali con un Paese stabile».

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Il ruolo italiano è fondamentale in quell'area, come è stato formalmente dato atto dal dipartimento di Stato americano nel sottolineare che la stabilità in Libia «è una priorità del dialogo strategico Usa-Italia». Favorevole alla ricomposizione anche la Russia pur con la contrarietà di Mosca ai raid aerei con cui le forze filo-Sarraj hanno martellato postazioni di Haftar, nelle ultime ore in almeno tre punti a sud di Tripoli. Incursioni che potrebbero essere estese per colpire il grosso delle truppe del generale radunate a Jufra e le loro linee di rifornimento provenienti da Sirte. Una «forte protesta» è stata nel frattempo presentata dal governo riconosciuto all'ambasciatrice francese in Libia Béatrice du Hellen, essendo Parigi sospettata di sostenere la brigata del generale Haftar. Per la stessa fonte Serraj avrebbe chiesto formalmente di riferire la sua protesta al presidente francese Emmanuel Macron.

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