IL VERTICE EUROPEO

Libia, Ue divisa sull’operazione Sophia. Ancora in forse alcuni indennizzi agli italiani

Verso un nulla di fatto al Consiglio dei ministri degli Esteri Ue: Austria e Ungheria temono nuovi arrivi di migranti sulle coste europee. Rimane il rebus degli indennizzi agli italiani espulsi. Mancano all’appello 20 milioni di euro che il ministero dell’Economia trattiene per possibili ricorsi

di Gerardo Pelosi


Libia, l'Ue rilancia Sophia e prepara missione di pace

4' di lettura

Sarà l’ennesimo Consiglio dei ministri degli Esteri Ue ad affrontare oggi, 17 febbraio, a Bruxelles la questione di una missione militare per l’embargo di armi alla Libia ma quasi certamente senza alcuna decisione operativa per le divisioni ancora esistenti tra gli Stati membri.

«In Libia il cessate il fuoco non c’è ancora - ha riferito l’Alto rappresentante per la Politica estera e di difesa europea Josep Borrell - la tregua e l’embargo sulle armi sono state violate, il conflitto prosegue. Il processo politico di Berlino è ancora in corso, ma la situazione sul terreno è molto brutta». Borrell ha spiegato di aver ricevuto una lettera dall’inviato speciale dell’Onu, Ghassan Salamé con gli ultimi aggiornamenti che non lasciano presagire nulla di positivo mentre il vice-capo della missione Unsmil, Stephanie Williams intervenuta a Monaco alla riunione ministeriale sui seguiti di Berlino, ha detto senza mezzi termini che la questione embargo «è diventata una barzelletta».

Borrell ha lanciato un appello a tutti gli Stati membri per trovare un accordo almeno sulla riattivazione del dispositivo navale di Sophia. Borrell è apparso indignato per il veto austriaco sul riavvio di Sophia. «Non può accadere che a causa del veto di un solo Stato che peraltro non ha una Marina propria – ha detto l’Alto rappresentante - si debba bloccare la missione marina europea. Se succede, rispondere “peccato non c’è stata l’unanimità” è semplicemente ridicolo!».

Di Maio: occorre una missione Ue di monitoraggio
Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio partecipa al Consiglio dei ministri degli Esteri europei che ha all’ordine del giorno anche Sophia. «Dobbiamo tenere il punto sull’embargo della armi – ha precisato Di Maio - l’unico modo per garantire il cessate il fuoco in Libia è togliere le armi e per farlo bisogna creare una missione Ue. Sono stato a Tripoli e Bengasi mercoledì e giovedì. Ed entrambe le parti hanno la fiducia nel comitato 5+5. Anche Haftar ha mostrato una certa fiducia». Secondo Di Maio «l’Europa dovrà utilizzare anche mezzi militari per un monitoraggio del rispetto dell’embargo e del cessate il fuoco, che potrebbe avvenire via mare, via terra e per via aerea». Di Maio più volte ha parlato di una revisione di Sophia perchè le armi non arrivano solo via mare ma anche via terra e per aereo. Ma già riaffidare a Sophia la componente navale sarebbe un buon risultato. Austria e Ungheria temono il pull factor per nuovi arrivi di migranti sulle coste europee.

Libia, Di Maio apre alla riattivazione dell'operazione Sophia

Sospensione Sophia voluta da Matteo Salvini
La sospensione del pattugliamento navale fu causata proprio dall’Italia e dalla posizione dell’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini contro il piano operativo della missione che, ricalcando le operazioni Frontex, prevedeva lo sbarco solo in Italia dei migranti eventualmente salvati anche da navi di altri Paesi Ue. Si sta ipotizzando ora l’utilizzo dei moduli operativi di Sea Guardian che prevede che i migranti restino a carico del Paese che li ha salvati. Restano poi ancora tutti aperti i problemi legati al raggio d’azione della missione che avrebbe bisogno di un accordo delle due parti in conflitto. Nonostante tutte le contraddizioni della comunità internazionale c’è comunque ora una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che riprende i punti di Berlino compreso il rispetto dell’embargo di armi. Haftar riconosce solo il comitato militare come foro di discussione ma di fatto impedisce passi in avanti. Il punto centrale è porre termine al sostegno emiratino perché da solo il sostegno dell'Egitto non basta.

50 anni fa confisca dei beni italiani per 8 miliardi euro
Quest’anno cade tra l’altro il 50esimo anniversario della cacciata degli italiani dalla Libia. Il trattato italo libico del ’56 prevedeva che tutte le proprietà degli italiani erano garantite e l’Italia avrebbe ceduto al Governo libico le proprietà pubbliche e un indennizzo di 5 milioni di sterline (circa 8 miliardi delle vecchie lire). La rivoluzione del ’69 dei colonnelli guidati da Muammar Gheddafi prevedeva la confisca delle proprietà immobiliari per 200 miliardi di lire più altrettanto tra conti correnti, partecipazioni azionarie e avviamento delle imprese commerciali e industriali. Nel tempo i 400 miliardi di lire sono diventati, con le rivalutazioni 8 miliardi di euro. Nel corso degli anni con misure rivolte però a tutti i profughi anche i rimpatriati dalla Libia hanno beneficiato di indennizzi.

Indennizzi problema italo-italiano. Mancano all’appello 20 mln di euro
Per la prima volta nel 2009 ,in sede di ratifica del Trattato di amicizia e cooperazione Berlusconi-Gheddafi fu inserito articolo 4 che prevede uno stanziamento a carico dell'Eni per gli indennizzi di 150 milioni di euro poi aumentati di altri 50. In varie tranches sono stati erogati nel tempo indennizzi fino a 180 milioni. Ma gli ultimi 20 milioni sono stati bloccati dal ministero dell’Economia a garanzia di non meglio precisati ricorsi. Una situazione che ha portato l’associazione degli italiani residenti in Libia Airl, presieduta da Giovanna Ortu a far partire diffide verso ministero Economia perché si tratta di fondi destinati agli indennizzi e non ad altro. Di Maio ha espresso comunque l’auspicio che i fondi che verranno riconosciuti dal Governo all’Associazione degli Italiani Rimpatriati in Libia possano favorire l'istituzione di una Fondazione che mantenga vivo il ricordo, promuova studi e ricerche, favorisca le relazioni bilaterali e operi in favore dei discendenti dei rimpatriati.

Per approfondire:
Libia, la difficoltà di garantire la tregua senza veri poteri di controllo
Migranti, Salvini: senza nuove regole stop a missione Sophia

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