tregua fragile

Libia, a un anno dall’attacco di Haftar allarme Onu per catastrofe umanitaria e coronavirus

Il blocco dei terminal petroliferi ha già causato danni per quattro miliardi di dollari

di Gerardo Pelosi

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3' di lettura

A una anno esatto dal primo attacco dell'esercito di Khalifa Haftar contro Tripoli la tregua in Libia è sempre più fragile. L’esercito di Bengasi con il sostegno di Egitto ed Emirati cerca di colpire la capitale fino ai quartieri vecchi per dare la spallata finale al Governo di Accordo nazionale guidato da Fayez al Serraj. Il tutto in una situazione resa ancora più difficile dal coprifuoco per il coronavirus che ha già mietuto la prima vittima.

L’allarme dell’Unhcr
L'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ha lanciato l'allarme per l'intensificarsi degli scontri e per la minaccia di diffusione del coronavirus. «Da aprile dell'anno scorso - rileva in una nota l'Unhcr - più di 300 civili sono rimasti uccisi e altre 150.000 persone sono state costrette alla fuga. Nonostante l’accordo provvisorio di tregua umanitaria, nell'arco dell'ultima settimana gli scontri si sono intensificati in modo significativo. Inoltre, il deteriorarsi della situazione ha messo a rischio le possibilità di decine di migliaia di sfollati di fare ritorno in condizioni sicure verso le proprie aree di origine». Nel frattempo, le autorità hanno confermato che attualmente in Libia si registrano dieci casi di COVID-19 e un decesso. «Insieme al conflitto in corso, la diffusione del COVID-19, se non contenuta, potrebbe causare in Libia una catastrofe umanitaria», ha avvertito Jean-Paul Cavalieri, Capo missione Unhcr in Libia.

Appello di Guterres per lottare contro coronavirus
Il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres rilancia il suo appello di dieci giorni fa per un immediato cessate il fuoco in tutto il mondo, «radicato nel fatto che oggi dovrebbe esserci una sola battaglia: quella condivisa contro il coronavirus». Guterres ha spiegato che «un numero considerevole di parti in guerra ha accolto l'appello, in Camerun, Centrafrica, Colombia, Libia, Birmania, Filippine, Sud Sudan, Sudan, Siria, Ucraina e Yemen». Guterres ha però ammesso che «c'è un’enorme distanza tra le dichiarazioni e le azioni, ci sono enormi difficoltà nell’attuazione poiché i conflitti si sono aggravati per anni e la sfiducia è profonda». In Libia, ha aggiunto Guterres, il Governo di accordo nazionale e l’esercito nazionale libico «hanno accolto con favore l'appello, ma gli scontri si sono intensificati drasticamente su tutti i fronti ostacolando gli sforzi per rispondere efficacemente al coronavirus». «Esorto entrambe le parti, e tutte le altre direttamente e indirettamente coinvolte nel conflitto, a unire le forze per affrontare la minaccia del Covid-19 - ha proseguito- a garantire un accesso senza ostacoli agli aiuti umanitari e attuare il cessate il fuoco sotto gli auspici delle Nazioni Unite».

4 miliardi di danni per blocco petrolio
Sta sfiorando ormai i quattro miliardi di dollari la perdita economica stimata dalla Compagnia petrolifera libica Noc per le chiusure di oleodotti e terminal imposte dal generale Khalifa Haftar. La stima di 3,89 miliardi di dollari di perdite accumulatesi dal 17 gennaio è stata pubblicata sulla pagina Facebook della Noc. In seguito al blocco, la produzione è scesa da 1,22 milioni ameno di 93 mila barili al giorno, risulta da una tabella pubblicata della Compagnia petrolifera nazionale. Un danno ingente se si pensa che il Pil libico ammonta 56,3 miliardi di dollari, secondo dati della Banca mondiale elaborati al 2019 dal sito Trading Economics. Haftar, proprio il giorno prima della conferenza di Berlino sulla Libia del 19 gennaio, aveva fatto bloccare il carico di greggio da cinque porti sotto il suo controllo, tra cui i due maggiori del Paese, Sidra e Ras Lanuf. Attraverso la chiusura di valvole in due oleodotti il giorno dopo, il generale ha fatto fermare la produzione fra l'altro al giacimento di Sharara, il più grande di Libia, a quello di Hamada e in due operati anche da Eni (El Feel, cioè “l'elefante”, e Bu-Attifel).

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