analisi

Libra, fa paura una valuta gestita da privati

Preoccupa la possibilità che Facebook metta le mani sulla massa dei dati finanziari, aumentando a dismisura un potere da vero Grande Fratello

di Pierangelo Soldavini


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2' di lettura

PayPal ha preferito spingersi in Cina per fare concorrenza a colossi come Alipay e WeChat piuttosto che partecipare alla criptovaluta di Facebook. La rinuncia di PayPal, insieme a quelle di Visa, Mastercard e Stripe rappresenta un duro colpo per Libra.

Perché questi colossi finanziari avrebbero dovuto facilitare la circolazione delle valute digitale per i consumatori. Ma soprattutto avrebbero rappresentato una sorta di certificazione di qualità del progetto che fin da subito Zuckerberg ha presentato come la criptovaluta non solo di Facebook.

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Insieme a una ventina di altri soggetti avrebbero dovuto convincere il mondo che il nuovo sistema finanziario attorno a Libra non era soltanto in mano al social network, già finito sotto accusa per la gestione spregiudicata delle informazioni dei suoi due miliardi e mezzo di utenti.

Quello che fa paura di Libra è la prospettiva della creazione di una moneta gestita da un soggetto privato, concezione a cui l’economia moderna non è più abituata: oggi le valute sono emesse e gestite da autorità monetaria pubbliche e sono espressione di Stati. Anche i vecchi progetti di valute internazionali nascevano comunque in seno a entità sovranazionali come Fondo monetario o Banca mondiale. Tanto più che quel soggetto privato è un colosso del web che già ha in mano informazioni sulla vita privata, sui gusti e sui consumi di poco meno di un terzo della popolazione mondiale.

Adesso rischierebbe di mettere le mani anche sulla massa dei dati finanziari, aumentando a dismisura un potere da Grande Fratello che già oggi fa chiedere a gran voce da più parti di arrivare a un breakup. Appare sempre più difficile a oggi che Libra possa vedere la luce, ma il progetto ha scoperchiato un’esigenza ineludibile: un sistema finanziario troppo inefficiente e costoso e che ancora oggi esclude larghe fette della popolazione.

Un’inefficienza che arriva a pesare sul flusso di rimesse che a livello globale hanno ormai superato gli investimenti diretti. Non a caso che colossi bancari come JpMorgan e Wells Fargo stanno sviluppando le loro criptovalute. E quasi tutte le Banche centrali hanno in corso piani per valute digitali. Quale potrebbe essere la prima a mettere sul tavolo il progetto? La Cina, ovviamente.

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