AnalisiL'analisi si basa sulla cronaca che sfrutta l'esperienza e la competenza specifica dell'autore per spiegare i fatti, a volte interpretando e traendo conclusioni al servizio dei lettori. Può includere previsioni di possibili evoluzioni di eventi sulla base dell'esperienza.Scopri di piùLA CRIPTOVALUTA DI FACEBOOK

Libra nelle mani di un terzo del Pianeta: terremoto per i regolatori

di Christian Martino


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3' di lettura

Dal VII secolo a.C. al 2020. Dalle monete in elettro del re Creso in Lidia alla Libra del re dei social, Mark Zuckerberg. Dalla necessità di passare dal baratto a strumenti in grado di regolare gli scambi commerciali fino alla voglia di rompere lo storico binomio tra Stato e moneta.

Già la rivoluzione delle criptovalute, come il Bitcoin, aveva innescato l’era della moneta non governativa, basata sulla tecnologia e non più sulla fiducia nei governi. Ora, con Libra, si è fatto un ulteriore passo in avanti. Con l’ultima invenzione di Facebook siamo di fronte a una nuova moneta, basata su una blockchain inizialmente con autorizzazione, che sarà disponibile a miliardi di persone.

Libra sarà coperta da una riserva di asset reali (un paniere di depositi bancari e titoli di stato a breve termine). L’equilibrio del paniere potrà essere modificato in caso servisse compensare importanti fluttuazioni di prezzo.

VIDEO / Ecco la criptovaluta di Facebook

Circa 2 miliardi di persone al mondo non possiedono un conto corrente e Facebook con altrettanti utenti (con o senza conto) si presenta ora sul mercato come l’alternativa al sistema bancario tradizionale e vuole anche offrire una soluzione alle distorsioni che presentano oggi le criptovalute e che le rendono poco inclini ad essere considerate un mezzo di pagamento.

    La mossa di Zuckerberg ha fatto scattare sull’attenti il sistema finanziario tradizionale e ha spinto colossi come PayPal, Mastercard o Visa a salire sin da subito sul carro Libra per non rischiare di esserne spazzati via. Gli altri colossi del web, come Amazon, per ora, restano alla finestra.

    Paolo Savona, presidente Consob, intervistato dal Sole 24 Ore, ha dichiarato che «si sta creando una situazione destinata ad avere conseguenze drammatiche. Società come Facebook e Amazon si stanno sostituendo alle grandi banche internazionali. Senza che le banche centrali, le autorità di controllo e gli Stati battano un colpo. Stanno nascendo sistemi di pagamento che coinvolgono miliardi di persone contro, per esempio, 500 milioni di europei che utilizzano l’euro. Inoltre, se le banche perdono i sistemi di pagamento sono finite».

    Per Paolo Pandozy, ceo di Engineering, è evidente che le big tech non si accontenteranno di intermediare i pagamenti. Vogliono fare la banca, fornire credito, raccogliere risparmi. Aziende globali, con accesso ai profili di miliardi di potenziali clienti, che non pagano le tasse come chi opera in Paesi con regimi fiscali non agevolati, che possono raccogliere risparmio, concedere credito e disporre di una propria moneta. Ci troveremo di fronte a vere e proprie economie parallele. A Stati paralleli che battono moneta. Secondo Christian Miccoli, fondatore di Conio, il sistema bancario subirà l’impatto più significativo, dovrà cambiare business model e avvicinarsi in qualche modo a questo nuovo mondo: l’offerta di wallet e servizi di exchange di cripto sarà un passo obbligato per tutti. Ma unire un social network con miliardi di utenti, che a loro volta hanno dati sensibili, a nuovi sistemi di pagamento non sarà cosa semplice.

    INTERVISTA / Tremonti: Libra cambia le regole del gioco

    Sulla tutela dei dati si è già mossa la presidente della commissione Servizi finanziari alla Camera Usa, Maxine Waters, che chiede di fermare lo sviluppo di Libra: «Facebook possiede dati su miliardi di persone e ha ripetutamente dimostrato di ignorare la protezione e l’uso attento di questi dati». Interessante sarà ora capire come il regolatore sarà capace di fermare l’uomo che ha il controllo di fatto della vita privata di un terzo del Pianeta: 2,4 miliardi di persone già profondamente interconnesse tra loro da un ecosistema di applicazioni e servizi come WhatsApp e Instagram. E molte delle quali non hanno mai messo piede in banca e mai lo vorranno fare.

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