il mercato

Libra, il nuovo che spaventa

di Alessandro Penati


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3' di lettura

Libra, la criptovaluta di Facebook è stata accolta da critiche, scetticismo e paure.

Per quanto alcune siano condivisibili, siamo di fronte a una vera discontinuità nella storia centenaria del sistema dei pagamenti, potenzialmente in grado di generare grandi benefici. Ma come in tutte le discontinuità, all’inizio prevale la paura, specie da parte di chi vede nel nuovo la minaccia alla propria prosperità.

La moneta come la conosciamo è il più grande vero monopolio nell’economia moderna. Usiamo una moneta perché il governo ci obbliga a farlo. Le banche centrali estendono poi questo monopolio alle banche, a cui delegano la distribuzione delle banconote e il sistema dei pagamenti, in cambio di regole, richieste di servizi (come la verifica dei nostri dati personali, il monitoraggio delle nostre transazioni, il pagamento delle imposte), e requisiti patrimoniali. È un sistema estremamente costoso: basti pensare alla tassa del signoraggio (gli utili delle banche centrali trasferiti allo Stato), al costo complessivo di un conto corrente e, per chi non ce l’ha, le commissioni delle carte prepagate e dei money transfer.

Smartphone e banda larga hanno permesso di eseguire pagamenti ovunque, in qualsiasi momento e con semplicità. Le banche, da pigri monopolisti, non hanno capito le potenzialità delle nuove tecnologie e così hanno fatto la fortuna delle tante società che invece ne hanno saputo sfruttare le potenzialità e che gestiscono una quota crescente di pagamenti (come Visa, Mastercard, PayPal, Alipay, ApplePay, o la nostra Nexi), e tutte quelle che sviluppano la tecnologia sottostante (come WorldPay o Fiserv). Così Visa capitalizza 5 volte Santander, la più grande banca europea (due volte Intesa); PayPal il doppio. Ma sono tutte comunque una estensione del sistema bancario, al quale si appoggiano, e quindi originano dallo stesso monopolio. Che rimane costoso e inaccessibile ai tanti che un conto in banca non ce l’hanno.

Libra non è un’ulteriore evoluzione tecnologica di questo sistema ma un sistema diverso e concorrente. Parte con una sua vasta comunità di potenziali utenti: i 2,5 miliardi di Facebook, più gli individui e aziende avvezzi all’online e quelli con un cellulare ma senza conto corrente (molti). L’ammontare di Libra in circolazione è garantito al 100% da riserve in titoli di stato dei maggiori Paesi, assicurando la stabilità del tasso di cambio di Libra rispetto al paniere delle principali valute (senza il rischio fluttuazione delle altre criptovalute) e la piena convertibilità con la moneta tradizionale via smartphone (che spiega la partecipazione di Visa, Mastercard e PayPal al progetto). Completamente dematerializzata e digitale, e senza i costi e le inefficienze del sistema bancario, Libra abbatte il costo di tutte le transazioni, rendendo possibile anche i micro pagamenti.

Un eventuale successo di Libra drenerebbe depositi e clienti al sistema bancario, aumentando il costo della raccolta e quindi anche del sistema tradizionale dei pagamenti. Una minaccia esiziale per un settore già in declino, che fonda la propria esistenza sull’estensione del monopolio sulla moneta. Con Libra, Facebook creerebbe di fatto una nuova banca centrale globale, che batte moneta garantita al 100% da riserve (come nel gold standard), ma eliminando il costo del sistema bancario.

Invece che osteggiare Libra, le banche centrali farebbero meglio ad appropriarsi dell’idea e farle concorrenza. emettendo una propria criptovaluta. Ognuno di noi avrebbe un conto direttamente con una banca centrale con cui fare pagamenti sicuri e a costo risibile. Ma sarebbe la morte del sistema bancario. E di molte banche centrali visto che nel mondo di queste criptovalute ne sopravviverebbero solo due o tre.

Fantascienza? Può darsi. Ma io credo sia solo questione di tempo.

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