Dopo la cabina di regia

Sblocco licenziamenti dal 1° luglio tranne che per la filiera della moda

Una decisione maturata in un contesto caratterizzato dal pressing dei sindacati, sostenuto da alcuni partiti della maggioranza, contro blocchi limitati

In piazza contro licenziamenti; Orlando: "interverremo"

4' di lettura

Sblocco dei licenziamenti per l’industria manifatturiera ed edilizia con l’eccezione per il tessile e i settori ad esso collegati (calzaturiero, moda): è questo, a quanto si apprende a Palazzo Chigi, uno dei punti sui quali è stato trovato l’accordo nel corso della Cabina di regia presieduta dal Presidente del Consiglio Draghi, alla quale hanno partecipato i ministri Brunetta, Orlando, Giorgetti, Speranza, Bonetti, Franco, Patuanelli. Contestualmente le aziende di quei settori potranno fruire della cig gratuita.

Ancora una volta il presidente del Consiglio Mario Draghi è stato chiamato a mettere in campo una non facile mediazione tra le forze politiche che sostengono il governo.

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Cabina di regia per trovare un’intesa sui licenziamenti

Nel pomeriggio si è tenuta a Palazzo Chigi la cabina di regia, quella sorta di “camera di compensazione” delle divisioni all’interno della maggioranza, che in un esecutivo di larghe intese assume un ruolo strategico. Hanno partecipato, oltre al premier, i capidelegazione dei partiti. L’obiettivo era trovare una mediazione, così da portare mercoledì 30 sul tavolo del Consiglio dei ministri un nuovo decreto legge “ponte” (l’approvazione del decreto Sostegni bis, prevista nella seconda metà di luglio, avrebbe richiesto troppo tempo considerando la scadenza del primo del mese). Tra i temi sul tavolo della riunione della cabina di regia, potrebbe esserci anche quello della giustizia, visto che il presidente del Consiglio la settimana scorsa ha annunciato che la riforma sarebbe arrivata a giorni in Cdm.

I sindacati: rischio bomba sociale

Verso un consiglio dei ministri il 30 giugno, dunque, proprio il giorno in cui scadrà il blocco generalizzato. Una decisione che maturerà in un contesto caratterizzato dal pressing dei sindacati, sostenuto da alcuni partiti della maggioranza, contro blocchi limitati. Nel fine settimana sono scesi in piazza, mettendo in evidenza che lo sblocco dei licenziamenti potrebbe innescare una «bomba sociale». Un rischio «effettivo», ha riconosciuto il ministro del Lavoro Andrea Orlando (Pd) che lavora ad ampliare i settori nei confronti dei quali allungare il blocco. «Interverremo in tempo», ha assicurato.

Le posizioni nella maggioranza

La Lega ha sottolineato la necessità di tutelare il comparto moda, mentre i dem hanno spinto tra le proposte di modifica al dl Sostegni bis proprio sulla selettività, chiedendo di equiparare le imprese «dell’industria tessile, della fabbricazione di articoli in pelle e simili, della confezione di articoli di abbigliamento e confezione di articoli in pelle e pelliccia» alla normativa sulle Pmi, per le quali i licenziamenti restano fermi fino al 31 ottobre insieme alla contemporanea possibilità di ricorso alla cassa Covid. I Cinque Stelle finora non hanno espresso una posizione precisa, anche per il braccio di ferro che vede impegnati in queste ore Beppe Grillo e Giuseppe Conte per definire la nuova organizzazione del Movimento (nel pomeriggio l’ex presidente del Consiglio interverrà in conferenza stampa per chiarire se intende porsi alla guida dei Cinque Stelle o abbandonare questa prospettiva). Ma i 5 stelle sui temi del lavoro - spiegano fonti pentastellate - non vogliono rimanere a guardare e sicuramente diranno la loro prima che il governo prenda qualsiasi decisione.

Per tessile e abbigliamento possibile proroga legata alla Cig

I tecnici del ministero dell’Economia e quelli del lavoro stanno valutando le diverse soluzioni. L’ipotesi allo stato attuale è quella di un blocco dei licenziamenti per tessile e abbigliamento. Il blocco dovrebbe affiancarsi alla proroga di 18 settimane della cassa integrazione per l’emergenza Covid gratuita per i datori di lavoro da usare entro il 31 ottobre.

... e quella dello stop per chi ha usato di più cassa Covid

C’è poi l’ipotesi di estendere il blocco selettivo anche ad altri settori oltre a quelli di abbigliamento e tessile. In questo caso, il criterio potrebbe essere l’incidenza media della cassa integrazione. In estrema sintesi, la logica sarebbe: se un’azienda ha usato più cig Covid significa che è stata più in difficoltà e dunque rientrerebbe tra quelle per le quali scatta la deroga rispetto alla tagliola del 30 giugno. E se un eventuale blocco selettivo potrebbe sbattere contro il rischio di incostituzionalità, l’ipotesi di stoppare i licenziamenti per chi ha usato di più cassa Covid nel momento in cui si concentra sull’incidenza media della cassa avrebbe il vantaggio di delineare un criterio di oggettività trasversale per tutti i settori. Sarebbe comunque una selezione, ma meno “evidente” sotto il profilo di costituzionalità di quella per settori.

Allungamento Cigs per aziende coinvolte in 85 tavoli di crisi

Sempre in materia di lavoro, nel provvedimento potrebbe entrare anche l’allungamento della durata della cassa integrazione straordinaria da concedere alle aziende che fanno parte degli 85 tavoli di crisi aperti al ministero dello Sviluppo economico.

Il “tesoretto” da ripartire tra nuovo decreto e Sostegni bis

La cabina di regia dovrà decidere come ripartire il “tesoretto” da oltre cinque miliardi, accumulato grazie alle richieste inferiori alle attese dei sostegni automatici alle imprese, tra nuovo e “vecchio” provvedimento (il decreto Sostegni bis, all’esame della Camera). Nel decreto ponte finiranno anche il rinvio al 31 agosto del blocco dell’invio delle cartelle esattoriali con il conseguente rinvio dal 2 agosto al 30 settembre per il pagamento delle cartelle (almeno 16 rate) da versare in un’unica soluzione. Tra le norme quella sostenuta dal vice ministro Laura Castelli per dare un mese in più ai Comuni per approvare i regolamenti e le tariffe Tari, termine che passa dal 30 giugno al 31 luglio. Ma sul tavolo anche l’eventuale rinvio dei termini per decidere piani economico finanziari dei Comuni in dissesto. Tra le misure in cantiere anche lo stop al pagamento della rata Imu di dicembre per i proprietari che subiscono gli effetti del blocco degli sfratti. Questa soluzione potrebbe entrare nel decreto del 30 giugno o entrare come emendamento al Sostegni bis.

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