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Licia Mattioli: rimettere l’impresa al centro per cambiare l’Italia

Il programma del vice presidente di Confindustria per l’internazionalizzazione e imprenditrice con l’omonima azienda di gioielli

di Nicoletta Picchio

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Licia Mattioli

Il programma del vice presidente di Confindustria per l’internazionalizzazione e imprenditrice con l’omonima azienda di gioielli


1' di lettura

Un Paese che rimetta l’impresa al centro. E quindi un’Italia moderna, al passo con la competizione globale, dove sia riconosciuta la libertà di fare impresa e creare valore. Un paese del lavoro e non delle rendite, sostenibile, che dia valore alle persone, valorizzi i talenti, colga le sfide e sappia innovare.

È l’obiettivo che una Confindustria protagonista deve offrire ad una comunità di imprese che torna a sognare in grande. Licia Mattioli, vice presidente di Confindustria per l’internazionalizzazione e imprenditrice con l’omonima azienda di gioielli, parla di un «sogno da realizzare: l’impresa che cambia l’Italia» nelle prime pagine del programma. E per farlo occorre una Confindustria protagonista, «più forte, riconoscibile e all’attacco» perché è decisivo tracciare la strada del futuro del paese e delle sue imprese «con fantasia e coraggio».

La Mattioli pensa ad una riorganizzazione confederale, rivedendo la riforma Pesenti, con una Confindustria che abbia non più uno ma tre centri, territorio, Roma e Bruxelles, che deve diventare sempre più forte. Nel programma si sofferma sulle regole del gioco, e quindi fisco certo, meno burocrazia, legalità, capitali accessibili per chi vuole investire. E poi le relazioni industriali, sostenibilità, immaginando l’industria come guida della transizione green, capitale umano e formazione.

Un capitolo è dedicato al Mezzogiorno, un altro ad uno shock per spingere le infrastrutture e ristrutturare il paese; uno alle eccellenze industriali, dal farmaceutico all’automotive. La Mattioli parla anche dei Giovani, che devono essere una palestra di imprenditorialità, e della Piccola, risorsa fondamentale del paese. Ferma restando l’importanza della presenza delle grandi imprese e delle multinazionali, in Confindustria e in Italia.

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