I FILM del fine settimana

«Light of My Life», un disaster-movie per riflettere

Al centro della trama un padre disposto a tutto pur di proteggere la figlia da un mondo violento e maschilista. Tra le novità anche il potentissimo «L’ufficiale e la spia» di Roman Polanski

di Andrea Chimento


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2' di lettura

Un film dai toni apocalittici è tra i grandi protagonisti del weekend in sala: si tratta di «Light of My Life», seconda prova dietro la macchina da presa per il celebre attore Casey Affleck, dopo il suo esordio alla regia con «Joaquin Phoenix – Io sono qui» del 2010.

Ambientato in un futuro distopico, «Light of My Life» vede al centro della trama un padre disposto a tutto pur di proteggere la figlia da un mondo violento e maschilista, dove la presenza femminile si è ridotta all'osso a causa di una misteriosa malattia. Sopravvivere non è facile e i due sono costantemente in fuga senza potersi fidare di nessuno.

Presentato allo scorso Festival di Berlino, «Light of My Life» è un film che può ricordare il magnifico romanzo di Cormac McCarthy «La strada» (e il lungometraggio che ne è stato tratto) o altre pellicole su simili tematiche, ma Affleck conferma di avere uno stile personale e il desiderio di non accodarsi troppo alle convenzioni, come aveva mostrato anche nella sua opera prima di quasi dieci anni fa.

Rapporto padre figlia
Lo spunto narrativo è importante, ma funge da pretesto per sviluppare tematiche ben più universali: dal rapporto padre-figlia alla ricerca di una propria identità (anche e soprattutto per l'ambivalenza sessuale della giovane Rag).

Il coraggio e le ambizioni non mancano, così come la notevole gestione dei dialoghi, seppur la parte centrale sia ridondante e prolissa, tanto da affievolire il coinvolgimento complessivo.

Il ritmo non è sempre all'altezza della situazione ma, a conti fatti, quando il film finisce rimangono numerosi spunti di riflessione e la sensazione di aver visto qualcosa davvero fuori dal comune.
Tanto basta per ritenersi soddisfatti, considerando anche la complessità di partenza di un soggetto estremamente delicato.

L’ufficiale e la spia

La storia dell’affaire Dreyfus
Tra le novità della settimana c'è anche il potentissimo «L'ufficiale e la spia» di Roman Polanski, vincitore del Gran Premio della Giuria all'ultima Mostra di Venezia.

Al centro il celebre fatto di cronaca conosciuto come l'affaire Dreyfus, uno scandalo scoppiato in Francia alla fine del XIX secolo. Il capitano alsaziano di origine ebraica Alfred Dreyfus venne accusato di tradimento, ma era in realtà innocente. L'ufficiale Georges Picquart si batterà per parecchi anni per dimostrarlo.

Prendendo spunto dal romanzo omonimo di Robert Harris (che è anche co-sceneggiatore del film, insieme al regista), Roman Polanski firma l'ennesima lezione di cinema della sua carriera, costruendo una sceneggiatura dai tempi impeccabili e una messinscena capace di confermare ancora una volta il suo talento.

Arrivato a 86 anni, Polanski dirige un'opera politica (che tanto ha a che fare con la sua storia personale) col ritmo di un thriller serrato, riuscendo ad appassionare dal primo all'ultimo minuto.

Un film da non perdere, valorizzato inoltre dall'ottima prova di un cast capitanato da Jean Dujardin nei panni di Picquart.

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