IL PIANO

Liguria, 31 milioni per potenziare sedi e assumere addetti

La capacità di intermediazione della struttura è del 5%
L'assessore Berrino: le richieste di personale calano e i navigator non hanno cambiato i numeri dell'occupazione generata

di Raoul de Forcade

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È in via di redazione un Piano straordinario per i Cpi che sarà, a breve, vidimato dalla nuova giunta e poi sottoposto al ministero del Lavoro

La capacità di intermediazione della struttura è del 5%
L'assessore Berrino: le richieste di personale calano e i navigator non hanno cambiato i numeri dell'occupazione generata


4' di lettura

Potenziamento infrastrutturale delle sedi, anche dal punto di vista informatico, assunzione di personale a tempo indeterminato e formazione per i percettori di reddito di cittadinanza. Sono questi i campi su cui la Regione Liguria intende allocare i fondi statali di cui può disporre per il potenziamento dei Centri per l’impiego (Cpi), che ammontano, complessivamente, a 31,44 milioni di euro. A spiegarlo sono i dirigenti regionali del settore Politiche del lavoro, che stanno redigendo il Piano straordinario di potenziamento dei servizi al lavoro dedicato ai Cpi.

Ma l’assessore regionale al Lavoro, Gianni Berrino, appena riconfermato nella nuova giunta di Giovanni Toti, non nasconde perplessità sulla reale capacità dei Cpi di essere efficaci nel fare incontrare domanda e offerta di occupazione, in un momento in cui le aziende liguri risentono fortemente dell’emergenza Covid e tirano il freno sulle assunzioni.

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In ogni caso, almeno nella fase pre-Covid, la Liguria ha assicurato livelli discreti, per la media italiana, di efficacia nel far incontrare domanda e offerta di lavoro: circa il 5% degli iscritti ai Cpi liguri trovano occupazione tramite i centri, rispetto a un trend nazionale che è intorno al 2,9% . Del resto, anche i Paesi che sono al vertice della capacità di far incontrare domanda e offerta tramite il collocamento, spiegano i dirigenti liguri, non hanno percentuali molto alte: i tedeschi, che sono i migliori in Ue, si attestano sul 12-13%.

Le strutture
In Liguria i Cpi sono inseriti nella struttura regionale Politiche del lavoro e centri per l’impiego, all’interno della quale questi ultimi sono Unità di servizi speciali con 13 uffici, divisi nei territori. Genova ne ha cinque (e ospita anche l’unità regionale del Collocamento mirato, cioè destinato ai disabili); Savona ne ha tre; Imperia altri tre e La Spezia ne ha cinque. I Cpi contano oggi 213 dipendenti (tre dei quali dirigenti) mentre l’intero settore (Politiche del lavoro e Cpi) ne ha 233. Di supporto ai Cpi, la Regione Liguria dispone di due piattaforme online: sul portale MiAttivo i cittadini possono registrarsi rilasciando la Did (Dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro), che vale sia per i disoccupati (con o senza Naspi, cioè indennità di disoccupazione), sia per le persone in cassa integrazione, sia per gli occupati che cercano un altro lavoro. Nel 2019 hanno rilasciato la Did 60.645 cittadini liguri.

Esiste poi il portale Formazione lavoro dove vengono inserite le offerte di occupazione presentate dalle aziende e divise per territorio provinciale. Su questo spazio, spiegano i dirigenti regionali, un cittadino può autocandidarsi. La selezione dei candidati, poi, può essere portata avanti dai Cpi ma anche direttamente dalle aziende, senza il supporto del centro (che comunque è gratuito).

Il piano straordinario
Per quanto attiene ai fondi, è in corso redazione il Piano straordinario per i Cpi, con cui la Regione deve esplicitare al ministero del Lavoro come intende spendere le risorse statali che ha disposizione. Anche perché questi fondi vengono erogati in funzione dell’approvazione della programmazione di spesa. Il testo del piano, spiegano alla Regione, è quasi pronto. «Avremmo già finito se non ci fosse stata prima l’emergenza Covid, che ha diminuito le presenze in ufficio, e poi la tornata elettorale. Ora il piano deve andare alla nuova giunta (appena insediatasi, ndr) che ne deve approvare le linee programmatiche perché poi sia girato al ministero del Lavoro. Il dicastero deve quindi approvarlo». E in teoria potrebbe anche chiedere delle modifiche, anche se è improbabile, visto che il testo è stato redatto secondo le linee dettate proprio dal ministero. Per i dirigenti regionali, «l’approvazione definitiva del piano dovrebbe avvenire entro l’anno o, al massimo, nei primi mesi del 2021». Finora solo otto regioni italiane hanno presentato il piano.

I fondi
I 31,44 milioni disponibili serviranno, chiariscono in Regione, principalmente per due scopi: infrastrutture e assunzioni, anche per coprire il turnover imposto dai pensionamenti. «Circa 19 milioni – chiariscono – saranno dedicati al potenziamento infrastrutturale: per cercare sedi adeguate dove mancano, per migliorarle, se occorre, e per potenziarne le reti informatiche. Su queste ultime saranno impegnati circa 900mila euro del totale». I fondi vengono erogati una tantum per gli anni 2019 e 2020 e possono essere spalmati dalla Regione su una programmazione più lunga. Ma la cifra è assegnata solo a fronte di un preciso progetto di spesa. Altri «10 milioni circa saranno impiegati per l’assunzione di nuovo personale: la Regione ha già pubblicato i bandi nel 2019, poi ha sospeso per il Covid, e adesso sono stati messi a punto due concorsi per categorie diverse: impiegati e funzionari». In base alle risorse finanziarie che il ministero ha assegnato alla Regione, si ipotizza l’inserimento di circa 190 persone. Il ministero del Lavoro, infine, riconosce alla Liguria una quota una tantum di 1,5 milioni, dedicata ai beneficiari di reddito di cittadinanza, che può essere impegnata per assumere personale a tempo determinato e/o per predisporre interventi di formazione e accompagnamento al lavoro. La Regione ha deciso di non fare assunzioni a tempo determinato, per evitare di creare lavoro precario, e di concentrare tutte le risorse sulla formazione. «Stiamo studiando – dicono i dirigenti – come programmare gli interventi».

La crisi
Al momento, afferma l’assessore Berrino, «abbiamo i concorsi in atto per il potenziamento delle risorse umane e abbiamo finito lo screening degli interventi da fare nel Cpi, a livello immobiliare. Il vero problema è, con la crisi determinata dal Covid, che ruolo potranno avere i centri per l’impiego. È chiaro che se non ci sono i posti di lavoro non funzioneranno. Ci sono certamente aziende che in questo momento si rivolgono ai Cpi ma il numero delle richieste di personale si assottiglia. Aumentano solo quelle relative ai lavori stagionali. Inoltre, secondo i dati che ho a disposizione, il ruolo dei navigator (deputati a far incontrare domanda e offerta per i percettori di reddito di cittadinanza, ndr) non ha cambiato, nei numeri, l’occupazione generata dai Cpi».

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