Cinema

Lina Wertmüller, regina del grottesco e prima regista donna candidata all’Oscar

Si è spenta all'età di 93 anni la regista italiana, celebre per film come «Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto» e «Pasqualino Settebellezze»

di Andrea Chimento

(ANSA)

3' di lettura

Addio a uno dei nomi più importanti della storia del cinema italiano: si è spenta all'età di 93 anni Lina Wertmüller, autrice di tante pellicole indimenticabili e prima donna a essere candidata all'Oscar come miglior regista, grazie a «Pasqualino Settebellezze», uno dei film che l'ha resa immortale.

Nata a Roma il 14 agosto del 1928, si è dedicata fin da giovanissima al mondo dello spettacolo, frequentando l'accademia teatrale e collaborando con celebri artisti del palcoscenico. L'esordio al cinema è datato 1963, un anno fondamentale nella sua vita e carriera sia per essere stata assistente di Federico Fellini in un capolavoro come «8 ½» sia per l'uscita della sua opera prima, «I basilischi», che già dimostra il suo notevole talento.

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Ha lavorato inoltre per la radio e la televisione, dirigendo, ad esempio, la serie de «Il giornalino di Gianburrasca» tra il 1964 e il 1965 con Rita Pavone, che ritroverà anche sul grande schermo con «Rita la zanzara» del 1966 e il successivo «Non stuzzicate la zanzara» dell'anno seguente.

I successi degli anni Settanta

Sarà però con gli anni Settanta (il decennio più significativo della sua carriera) che la sua grande capacità narrativa e registica riuscirà a trovare pieno compimento.Nel 1972 arriva in concorso al Festival di Cannes con il suo primo cult-movie, «Mimì metallurgico ferito nell'onore», con Giancarlo Giannini nei panni di un operaio catanese costretto a emigrare a Torino per non aver dato il suo voto alla mafia locale. Con questo film si va anche a creare quello stile da commedia satirica e venata di grottesco tipica del cinema dell'autrice, capace di ironizzare come pochi altri sull'immobilismo nazionale e sui costumi dell'Italia dell'epoca.Con il successivo «Film d'amore e d'anarchia – Ovvero “Stamattina alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza…”» del 1973 inaugura la tendenza a titoli dalla lunghezza torrenziale e torna a Cannes dove Giannini (questa volta nei panni di un contadino del Nord Italia che parte per Roma intenzionato a uccidere Mussolini) ottiene il premio per la miglior interpretazione maschile.

Nel 1974 la sua produzione si fa ancora più frequente con ben due pellicole: il meno ricordato «Tutto a posto e niente in ordine» e il fortunato e potentissimo «Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto», storia di una convivenza forzata su un'isola deserta tra due personaggi molto diversi tra loro (per le preferenze politiche, in primis) interpretati dal solito Giannini e da Mariangela Melato.

Lina Wertmuller, regina del nostro cinema d'autore

Lina Wertmuller, regina del nostro cinema d'autore

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La nomination agli Oscar e l'Oscar onorario

Il suo attore feticcio è anche assoluto protagonista del suo film forse più riuscito: «Pasqualino Settebellezze» del 1975. Un'opera dal taglio storico, che riflette sul delitto d'onore e ancora su alcune venature grottesche tipiche dello stile della regista, che avrà un grande successo internazionale tanto da arrivare alla nomination agli Oscar: ben quattro, tra cui quella storica per la miglior regia. Lina Wertmüller fu la prima donna nella storia del cinema a ricevere la prestigiosa nomination in un'annata in cui vinse John G. Avildsen per «Rocky».

L'Academy si rifarà con lei tributandole un Oscar onorario (soltanto) nel 2020.

I film successivi

Dopo la nomination prosegue a dirigere pellicole ricordate (anche) per i loro titoli kilometrici: da «Fatto di sangue fra due uomini per causa di una vedova, si sospettano moventi politici» o «La fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia» (entrambi del 1978), fino a «Scherzo del destino in agguato dietro l'angolo come un brigante da strada» del 1983 (in cui affronta con la consueta delicatezza temi molto spinosi) e «Notte d'estate con profilo greco, occhi a mandorla e odore di basilico» del 1986.Nel 1990 prende ispirazione da Eduardo De Filippo per «Sabato, domenica e lunedì» con Sophia Loren, anche se il suo film oggi più ricordato del decennio è «Io speriamo che me la cavo» con Paolo Villaggio.Il suo ultimo lungometraggio, purtroppo ben poco riuscito, è «Peperoni ripieni e pesci in faccia» del 2004, in cui era tornata a dirigere ancora Sophia Loren.


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