il presente e il futuro degli scali milanesi

Linate riapre con cibo gourmet (anche da asporto)

Dopo la fase di restyling dello scalo più insegne premium luxury di abbigliamento, valigeri e gioielli con concept innovativi

di Giulia Crivelli


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Ansa

3' di lettura

La passione per i progetti ai quali si lavora e per il lavoro che si fa si capisce anche dalla scelta delle parole e delle immagini che evochiamo per descriverli. Per Luigi Battuello, responsabile commerciale non aviation, cioè per la parte retail e food, di Sea, gli aeroporti sono creature in continuo cambiamento, che si adattano all’ambiente e al territorio in cui sono nate e cresciute. Vale sicuramente per Malpensa e per Linate: i due scali milanesi gestiti da Sea sono in forte crescita anche grazie ai piani di ristrutturazione ed evoluzione che hanno tenuto conto dei nuovi scenari del traffico aereo. Il 26 ottobre Linate ha riaperto dopo tre mesi di lavori alle piste, ma da qui alla fine del 2020 i lavori di «demoricostruzione», come la definisce Battuello, proseguiranno all’interno del terminale esistente, per ingrandirlo (corpo F) e organizzarlo in modo completamente nuovo dal punto di vista dell’offerta di negozi e ristorazione, oltre che dei varchi di sicurezza e della gestione dei bagagli.

Malpensa e Linate possono essere visti come due “gemelli diversi”: «Il trasferimento del traffico del nostro city airport in quello più grande, nei tre mesi della ristrutturazione, il cosiddetto periodo di bridge, ha funzionato benissimo – spiega Battuello –. Allo stesso tempo, ha rafforzato la nostra “doppia visione”: Malpensa e Linate hanno funzioni e passeggeri diversi e l’offerta retail e food deve adattarsi».

I responsabili di Sea hanno ricordato i numeri del periodo “ponte”: ad agosto a Malpensa si sono registrati 3,4 milioni di passeggeri, 3,2 a settembre, 2,9 a ottobre, con aumenti tra il 30 e il 50% rispetto agli analoghi mesi del 2018, ed evidente soddisfazione di tutte le attività commerciali presenti all’interno dello scalo e in particolare nel terminal 1 (il 2, dove si concentrano le compagnie low cost, ha un pubblico diverso).

Nei pochi giorni trascorsi dalla riapertura di Linate, Battuello e il suo team hanno avuto riscontri positivi sui primi cambiamenti commerciali: «In tempi recenti anche chef famosi, magari stellati o comunque premiati, hanno capito che la ristorazione di qualità in aeroporto ha un grande potenziale e non deve essere, per così dire, snobbata – spiega il manager di Sea –. A Malpensa ad esempio la partnership con Davide Oldani ha preso la forma giusta: lui ha capito che in aeroporto non si può offrire lo stesso tipo di cucina o di presentazione che si ha in un ristorante, la qualità però può essere la stessa. A Linate abbiamo aperto la pasticceria Rinaldini e abbiamo capito che piace non solo a chi compra per consumare subito, ma anche per l’asporto». Nel 2020 il retail di Linate verrà riposizionato nel segmento premium luxury, con nuove insegne e concept interni rinnovati.

«Avremo punti vendita, ad esempio, Emporio Armani e Fratelli Rossetti, affiancati da brand di sportswear, orologeria, valigeria, per un totale di circa 20-25 negozi – aggiunge Battuello –. È un’offerta diversa da quella del T1 di Malpensa, dove ci sono maison come Moncler, Bottega Veneta, Rolex, Gucci, Hermès e sembra di essere in via Monte Napoleone, nel quadrilatero della moda. Non a caso Saint Laurent, che ha appena inaugurato la nuova boutique nella via del lusso per eccellenza di Milano, ha aperto da poco anche nel T1». Nei pensieri di Luigi Battuello c’è poi una trasformazione dell’offerta del T2: «Il pubblico è mediamente più giovane e viaggia per turismo più che per business – conclude –. Sceglieremo di conseguenza per abbigliamento e accessori e per il food, privilegiando le insegne di cucina naturale o etnica».

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