il lavoro che cambia

Lingue, un utilizzo cauto aiuta ad evitare errori grossolani

Soprattutto con l’inglese stanno prendendo piede forme italianizzate che nulla hanno a che vedere con il vero significato dei termini

di Francesca Contardi *


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(EPA)

2' di lettura

La lettura di un libro inglese sulla lingua inglese mi ha aperto un po’ di scenari. Ormai siamo tutti, volenti o nolenti, obbligati a parlare in inglese. Il mondo - non solo quello lavorativo - gira con l’inglese. I documenti, le ricerche, le analisi sono in inglese. La maggior parte delle multinazionali usa l’inglese come lingua comune. L’autore, all'interno di questo libro, spiega perché è la lingua al mondo con il maggior numero di vocaboli: più di 200.000 contro i “soli” 80.000 della lingua francese.

A parte la questione numerica, però, l'aspetto da tenere in considerazione è un altro: la capacità linguistica degli anglofoni è tale che chiunque lo impari come seconda lingua può cadere facilmente in una cattiva comprensione del testo e delle sue sfumature. E questo accade sempre più spesso se il termine inglese viene inglobato nella lingua italiana e viene data la nostra interpretazione.

Più di 15 anni fa, nel dare il feedback - anche questo è un classico esempio di termine inglese che è entrato nel nostro vocabolario comune - dopo un colloquio a un candidato, un mio giovane consulente, non sapendo come dire che si fosse presentato con un abbigliamento non consono al colloquio, disse che lo “standing” non lo aveva aiutato. Chiaramente la persona «non andava bene» non solo per questo, mancavano delle competenze tecniche per ricoprire il ruolo. Ma la parola standing fu interpretata dal candidato come il non «essere sufficientemente bello».

Da questo, e non è difficile crederlo, derivò tutta una serie di problematiche, tanto che decidemmo di abolire il termine standing da tutte le nostre conversazione, scritte e verbali.

Tendiamo a inglobare nel nostro quotidiano termini ed acronimi appartenenti a lingue straniere - nella maggior parte dei casi all’inglese - la cui interpretazione è spesso molto soggettiva e, tenuto conto che il livello di conoscenza dell’inglese è maggiormente diffuso ma non nettamente migliorato, forse dovremmo farne un uso più cauto.

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