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Linkem e la scorciatoia di Go Internet per Piazza Affari

di Simone Filippetti

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4' di lettura

Se tutte le strade portano a Roma, la strada della romana Linkem verso un ipotetico sbarco in Borsa a Milano potrebbe passare per l’Umbria.
La internet company, marchio regionale molto presente nel centro Italia con un fatturato di 125 milioni di euro, secondo quanto anticipato dal Sole 24Ore, ha allo studio una possibile quotazione entro l’anno. Mentre a Roma circolano i rumors su una quotazione della società di proprietà dei fondi americani Blackrock e Jefferies, a 600 chilometri di distanza - proprio a Piazza Affari - i warrant di Go Internet, altra telco che ha appena lanciato un aumento di capitale da 5 milioni, scendono.

Un filo rosso lega le due circostanze: Linkem è azionista anche di Go, con una quota del 21%, cosa che ne fa il secondo socio dietro la famiglia di Franco e Giuseppe Colaiacovo (tramite la Gold Holding); e dunque dovrà decidere se partecipare o meno alla ricapitalizzazione (esercitando o vendendo i suoi warrant). Ma soprattutto Go è già quotata (su Aim dove è sbarcata 4 anni fa). Chissà che anche in Borsa non valga il principio andreottiano del pensare male ma di azzeccarla: uno dei modi con cui Linkem potrebbe approdare a Piazza Affari potrebbe essere un’aggregazione con Go (fatturato di 6 milioni); una fusione inversa, con Linkem che ingloba Go, sarebbe la più classica delle scorciatoie per quotarsi.

La miniera d’oro delle frequenze 5G
Le due aziende che vendono Internet veloce senza fili (basta installare un piccolo modem in casa) sono già unite dal punto di vista industriale: lo scorso anno hanno messo insieme le loro frequenze (tecnicamente un accordo di frequency sharing). Proprio quelle frequenze sono improvvisamente diventate pregiate e hanno trasformato Linkem e Go in una sorta di oggetto del desiderio (e dello scontento dei colossi nazionali, in particolare Vodafone). Acquistata anni fa, quella porzione dello spettro a 3,5Gigahertz snobbato da tutti i big , perché ritenuto di secondo rango, è diventata improvvisamente una miniera d’oro perché quei Megahertz nello spettro a 3,5 GigaHertz sono diventati compatibili con il 5G e Linkem, Tiscali e Go si sono ritrovate in mano un «jolly» senza saperlo. Di qui la furia delle big telco che invece si sono svenate, soprattutto Tim e Vodafone (mentre Wind-3 si è tenuta alla lagara), per aggiudicarsele: 6 miliardi il costo finale dell’asta. I 42 megahertz di Go,calcolano gli analisti di Edison, comparati sulla base dell’asta, portano Go a valere 50 milioni contro una capitalizzazione attuale di 10 milioni.

Il 5G e una nuova ondata di M&A tra le Tlc
Nei giorni scorsi la piccola telco umbra ha saldato il conto con il Ministero, pagando il costo della proroga (2,7 milioni) della licenza : la ricapitalizzazione serve anche (ma non solo) per spesare le frequenze, che consentiranno a Go Internet di competere sul 5G fino al 2029, con un orizzonte temporale lunghissimo, e di finanziare gli investimenti per sviluppare la rete 5G in modalità “ready in overlay” (rete di ultima generazione in grado di raggiungere una velocità molto più elevata rispetto al 4G e al 4.5G e di supportare numerosi prodotti e servizi che richiedono una notevole trasmissione di dati) mediante l'installazione di nuovi apparati nelle due regioni di riferimento .

Una telco regionale, in una zona d’Italia ricca (Emilia Romagna e Marche), a pieno regime 5G e che ha aperto un aumento di capitale potrebbe far gola sul mercato a chi avrà bisogno in futuro di più banda. Il primo indiziato a un affondo è ovviamente Linkem, che già ha un piede dentro. Ma poi un’eventuale Linkem-Go quotata potrebbe anche finire nel radar di qualche big, come quella defilata Wind-3 che ha evitato di svenarsi per il 5G; ma a Jeffrey Hedberg, il ceo americano sbarcato un anno e mezzo fa sul ponte di comando della compagnia (diventata ormai tutta di proprietà del magnate cinese Li Ka Shing), che ha annunciato il lancio del 5G quest’anno, la banda attuale potrebbe non bastare.

Un’operazione a buon mercato
Le banche d’affari pensano che la nuova tecnologia farà ripartire una nuova ondata di matrimoni nell’industria delle Tlc, finita sotto forte stress dopo lo sbarco dei francesi di Iliad, con il loro modello a super basso costo. Se Go Internet e Linkem saranno della partita non è possibile prevederlo con certezza, è molto probabile. Quello che è invece certo è che al momento la ricapitalizzazione di Go Internet è un buon affare: come hanno calcolato gli analisti di Websim, i diritti (che saranno scambiati in Borsa fino al 23 gennaio) quotano a forte sconto sul prezzo di Borsa (-20% oggi). Comprando oggi sul mercato 13 diritti d’opzione (quantitativo minimo) al prezzo di 0,037 euro ciascuno si spendono 0,481 euro che, aggiunti al prezzo di 6 nuove azioni (totale 4,8 euro), comportano un esborso complessivo di 5,281 euro pari a un costo di sottoscrizione per ciascuna azione di poco inferiore a 0,89 euro contro la quotazione di mercato a 0,944 euro. Chi vuole scommettere su uno scenario speculativo di aggregazioni tra le Telco minori che interessi Go Internet, potrebbe farlo comprando diritti per posizionarsi lungo sul titolo, risparmiando oltre il 5 per cento.

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