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Liquidità delle imprese in salvo: garanzie verso la proroga. Più adesioni al sud

Con la legge di Bilancio il Governo intende dare più tempo alle imprese per aderire alle garanzie di Sace e del Fondo Pmi sui prestiti oltre i 30mila euro

di Michela Finizio

Pnrr, Gros-Pietro: "Imprese chiedono e chiederanno prestiti"

3' di lettura

Le moratorie e i prestiti garantiti hanno messo in salvo la liquidità delle imprese italiane. A dimostrare l’efficacia di questi due strumenti, adottati finora dal 61% delle società, è l’analisi contenuta nella nuova edizione del Rapporto sulle economie regionali della Banca d’Italia che verrà presentato giovedì 4 novembre. Questi risultati arrivano proprio mentre il Governo decide, con la legge di Bilancio, di prorogare fino a fine giugno 2022 le garanzie Sace e quelle del Fondo Pmi sui prestiti.

Con la legge di Bilancio il Governo intende dare più tempo alle imprese per aderire alle garanzie di Sace e del Fondo Pmi sui prestiti oltre i 30mila euro. Queste ultime però scenderanno al 60%, mentre resteranno all’80% quelle sugli investimenti. Dal 1° aprile 2022, inoltre, scatterà il pagamento di una commissione a carico dei soggetti garantiti. Si aggiungono poi - con il decreto Pnrr - altri 358 milioni di euro per concedere nuove garanzie pubbliche fino al 31 dicembre 2025 su finanziamenti mirati nel settore del turismo.

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Il bilancio di moratorie e prestiti garantiti

Nel frattempo la Banca d’Italia, nel report che verrà presentato il 4 novembre, certifica il successo delle misure di sostegno alla liquidità, adottate per fronteggiare l’emergenza da Covid-19. Le garanzie pubbliche sui prestiti alle imprese sarebbero scadute a fine anno. Cosa che accadrà invece - sembra confermato - per le moratorie pubbliche sui crediti attivi. Queste ultime, in particolare, è stato possibile chiederle fino al 31 gennaio scorso e la durata delle sospensioni in essere è stata prorogata fino al 31 dicembre 2021.

LE ADESIONI
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La geografia delle adesioni

Agli analisti comunque non sembra preoccupare questo stop. In base alla rilevazione AnaCredit della Banca d’Italia i crediti interessati sono già in calo negli ultimi mesi. È stato osservato il ricorso a moratorie (ex lege o private) e prestiti garantiti da marzo-aprile 2020 fino a giugno 2021. Complessivamente le imprese che hanno utilizzato almeno uno dei due strumenti sono state più del 61% del totale delle società di capitale e di persone con un indebitamento bancario pari ad almeno 25mila euro, con quote lievemente più elevate nel Centro e nel Mezzogiorno (63 e 65 per cento). Nell’ultimo anno, però, è aumentata solo - di 25 punti percentuali - la quota di prestiti con garanzie pubbliche, soprattutto al Sud. Il ricorso alle moratorie, invece, si sta lentamente esaurendo: l’utilizzo è stato leggermente più frequente nel Nord Est e all’inizio della pandemia, per tamponare lo shock iniziale; la quota di imprese beneficiarie è progressivamente diminuita, dal 31 al 18 % nel periodo in esame. Senza contare che negli ultimi mesi anche altre aziende avranno scelto in autonomia di riprendere il regolare rimborso dei prestiti: da giugno 2021 la proroga della moratoria viene concessa solo previa richiesta esplicita dell’impresa, e non in modo automatico come nei mesi precedenti.

La geografia delle adesioni è legata alle caratteristiche del tessuto imprenditoriale: vi hanno fatto ricorso in maniera più diffusa le aziende del terziario, soprattutto quelle operanti nel comparto dell’alloggio e della ristorazione, maggiormente colpite dalla crisi, e quelle di minori dimensioni.

I rischi dello stop alle moratorie

Lo stop alle moratorie, dunque, potrebbe non lasciare grosse cicatrici ma bisognerà monitorare. In un workshop recente su queste tematiche il vice direttore generale della Banca d’Italia, Piero Cipollone, ha ricordato che il numero dei fallimenti nel 2020, nonostante la crisi, è stato inferiore rispetto al 2019. Ha sottolineato la necessaria gradualità con cui queste misure dovranno venir meno, diventando in un primo momento più selettive verso le imprese più bisognose ed evitando di alimentare il fenomeno delle «imprese zombie» («La necessaria rapidità con cui queste misure sono state messe in campo potrebbe aver raggiunto aziende che non ne avevano realmente bisogno, o tenuto in vita aziende non sostenibili»).

Bisognerà, infine, tenere sotto controllo i rischi legati al parallelo aumento della leva finanziaria sulle imprese (+3-4% rispetto al pre-pandemia nell’area euro) e dell’incidenza di crediti deteriorati.

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