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Liquori, Caffo conquista i mercati esteri e il fatturato cresce

di Donata Marrazzo

2' di lettura

È una storia d’impresa quella della famiglia Caffo, distillatori alla quarta generazione. Dalla Sicilia alla Calabria, a Limbadi, in provincia di Vibo Valentia, fino a Udine e al New Jersey. Dalla fine dell ’800 a oggi. Originariamente “fecciai”, che lavoravano i residui del vino per conto di stabilimenti locali, poi, a partire dal 1915, mastri distillatori del Sud. Capaci in un secolo di costruire un’intera filiera produttiva, a partire dalla coltivazione diretta delle erbe officinali e dei frutti per la produzione dei liquori tipici calabresi (finocchietto selvatico, chinotto, arancio amaro, zafferano).

Debutto nella Gdo tedesca
Le performance del Vecchio Amaro del Capo, uno dei prodotti più conosciuti, trainano il gruppo ai vertici del mercato degli alcolici in Italia: il fatturato è cresciuto dai 59,4 milioni di euro del 2017 ai 70 del 2018. E l’export (verso Germania, Stati Uniti e Canada, e a seguire verso Europa e Australia, Sudamerica, Giappone ed Estremo Oriente: in tutto 35 paesi) registra rispetto allo scorso anno un aumento di oltre il 23%. Atteso il debutto nella grande distribuzione tedesca. «A partire dal 2019, la strategia export si concentrerà sugli Usa – spiega Sebastiano Caffo, ceo della Distilleria F.lli Caffo – che si stanno rivelando un mercato fertile per gli amari soprattutto come ingredienti per la composizione di cocktail. E naturalmente, sull’Europa. Manterremo un occhio vigile sulle opportunità che dovessero presentarsi anche nei Paesi Asiatici».

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Caffo Research
Vocazione imprenditoriale, internazionalizzazione, innovazione, acquisizioni – oltre a Borsci, quella della Distilleria di Passons Pasian di Prato (Udine), dove si producono grappe fiuliane –: così il gruppo Caffo, si è imposto nel settore degli amari. «I risultati che stiamo raggiungendo – continua Sebastiano Caffo – sono il frutto di una gestione aziendale permeata di quella cultura dell’innovazione che è un nostro elemento distintivo. Abbiamo sempre puntato a reinvestire i risultati in tutte le attività legate non solo all’espansione commerciale e all’innovazione tecnologica, ma, anche, alla ricerca e sviluppo: da qui è nato, per esempio, il Caffo Research, il nostro laboratorio creato per il controllo qualitativo delle materie prime e dei prodotti finiti e per la ricerca finalizzata a nuovi mercati». Come il Nord Europa e le repubbliche baltiche, ad esempio: «In questi paesi registriamo un trend molto positivo perché gli amari italiani non sono più concepiti solo come liquore da fine pasto, ma sono utilizzati dai barman nei cocktail e nei drink».

Bottiglie sul podio
E intanto il gruppo calabrese raccoglie anche riconoscimenti: l’Amaro Santa Maria al Monte è il vincitore della Gran Medaglia d’oro alla Spirits selection 2018 del Concours Mondial de Bruxelles, a Plovdiv in Bulgaria, iniziativa che si attesta come indicatore delle ultime tendenze del mondo dei superalcolici. Nella stessa cornice, Medaglia d’oro a Elisir San Marzano Borsci e Silver Medal alla Vecchia Grappa Caffo.

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