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Liti su affitti, forniture e rimborsi: il lockdown rilancia la mediazione

Con i tribunali in affanno, l’accordo stragiudiziale può essere la via per risolvere le controversie figlie della crisi scatenata dall’epidemia

di Valentina Maglione e Bianca Lucia Mazzei

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Con i tribunali in affanno, l’accordo stragiudiziale può essere la via per risolvere le controversie figlie della crisi scatenata dall’epidemia


3' di lettura

Crescono le istanze di mediazione e si concentrano soprattutto sulle liti in materia di locazioni e di ritardi o inadempimenti contrattuali, relativi a forniture, viaggi, prenotazioni e rette scolastiche: tutte controversie che derivano dalla crisi economica innescata dalle misure di contenimento del Coronavirus. La mediazione civile e commerciale può infatti offrire una risposta alla domanda di giustizia in un momento di affanno per i tribunali, dopo le settimane di sospensione delle udienze seguite da un riavvio reso difficile dall’emergenza sanitaria.

L’invito a puntare sulla risoluzione stragiudiziale delle controversie figlie della crisi post lockdown è il Manifesto della giustizia complementare alla giurisdizione, elaborato dal tavolo tecnico presso il ministero della Giustizia. Dagli esperti del tavolo arriva anche un set di proposte per favorire il ricorso alla mediazione: dagli incentivi economici all’obbligo di mediazione per le liti sui contratti.

Il quadro
Superata dal 12 maggio la fase di sospensione dei termini, l’attività legale ha ricominciato a mettersi in moto e le richieste di mediazione a crescere. Le istanze riguardano soprattutto locazioni (commerciali e residenziali) e inadempimenti su forniture e contratti commerciali, rette per le scuole private, viaggi e prenotazioni annullate.

Lo conferma Leonardo D’Urso, cofondatore di Adr center: «Stiamo già ricevendo molte richieste per liti su locazioni, per cui la mediazione è già obbligatoria, e contratti, per cui non lo è: nei prossimi giorni ci aspettiamo uno tsunami di istanze». «La rinegoziazione dei rapporti commerciali è importante - dice Nicola Giudice, responsabile del servizio di conciliazione della Camera arbitrale di Milano - ma mi aspetto un aumento anche in materia di successioni e passaggi generazionali nelle aziende: i decessi oltre a essere cresciuti sono stati anche improvvisi e spesso privi di una pianificazione del dopo».

Nel 2019, secondo i dati elaborati dal ministero della Giustizia, il tempo medio per raggiungere l’accordo di mediazione è stato di 143 giorni. Nel 47% delle procedure la parte convocata non partecipa neanche al primo incontro formativo ma se la mediazione parte davvero la percentuale di successo è del 46,3 per cento.

Una spinta alla mediazione online è arrivata dal decreto legge cura Italia (18/2020) che ha semplificato il ricorso alle videoconferenze, utilizzabili se c’è il consenso delle parti. Nel periodo emergenziale (fino al 31 luglio) il collegamento da remoto sarà possibile anche senza che sia previsto dal regolamento dell’organismo di mediazione ma, soprattutto (e questo vale a regime), viene cancellata la necessità della firma digitale delle parti: basta quella dei difensori che possono dichiarare autografa quella dei propri clienti. «Sono snellimenti molto importanti che favoriscono l’efficacia della mediazione. Nei prossimi mesi potrebbero rivelarsi utilissimi per gestire la rinegoziazione dei contratti che coinvolgono imprese e consumatori», dice Giuseppe Tripoli segretario generale di Unioncamere.

Le prospettive
Che la mediazione possa essere la strada per risolvere le controversie che nascono dalla crisi è la convinzione degli esperti del tavolo sulle procedure stragiudiziali, istituito presso il ministero della Giustizia a fine 2019 e presieduto da Paola Lucarelli, docente di diritto commerciale all’Università di Firenze. Nel Manifesto si chiede agli operatori, agli utenti della giustizia e ai decisori di lavorare per “spostare” il contenzioso che sta nascendo dopo il lockdown dagli uffici giudiziari alle procedure di risoluzione alternativa.

Al Manifesto hanno aderito magistrati, accademici e studiosi, mediatori e avvocati: «Siamo convinti - afferma Donato Di Campli, componente del Consiglio nazionale forense - che le procedure stragiudiziali possano essere d’aiuto per dare una risposta rapida ai conflitti, soprattutto in questo periodo con i tribunali ingolfati». «Per la ripresa, la rinegoziazione di contratti e accordi è fondamentale - aggiunge Guglielmo Borelli, presidente del coordinamento della conciliazione forense - e in questo campo la mediazione può essere uno strumento fondamentale per cittadini che e imprese».

Per rendere concreto il sostegno alla mediazione, il tavolo tecnico ha proposto al ministro alcuni interventi normativi. «Potrebbero essere inseriti - spiega Lucarelli - in uno dei decreti legge all’esame del Parlamento». Gli interventi si articolano su tre filoni: incentivi economici per le parti, per ridurre i costi della mediazione; una spinta alla mediazione ordinata dai giudici, ancora poco usata, con la possibilità per i magistrati di disporla anche fuori udienza se è rinviata per l’emergenza; e la previsione che la mediazione diventi condizione di procedibilità in giudizio per le liti sui contratti, a partire da quelle derivate dalle misure di contenimento del virus.

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