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Liti civili, solo tre su 100 decise fuori dai tribunali

Neanche 55mila gli accordi raggiunti nel 2019 grazie a mediazione, negoziazione assistita e arbitrato bancario e finanziario contro quasi 1,8 milioni di cause definite in tribunale

di Valentina Maglione e Bianca Lucia Mazzei

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(Alex - stock.adobe.com)

3' di lettura

Appena tre liti su 100 vengono risolte fuori dalle aule dei tribunali. Gli accordi raggiunti nel 2019 grazie a mediazione, arbitro bancario finanziario (Abf) e negoziazione assistita sono stati meno di 55mila, il 3% delle cause definite in tribunale. E anche volendo aggiungere le 56mila intese fra gestori e consumatori per le controversie in materia di telefoni, acqua, gas ed elettricità si arriva a stento al 6 per cento. Intanto, l’arretrato civile è risalito sopra i 3 milioni e 300mila fascicoli (+1,2% rispetto al 2019) dopo dieci anni di calo costante.

Dati che spingono verso quella riforma della giustizia civile già indicata come una delle priorità del nuovo Governo. Ma che non sono certo i soli. Il premier, Mario Draghi, ha parlato di «azioni innovative», poiché un sistema giudiziario efficiente che garantisce «processi giusti e di durata ragionevole, in linea con la media degli altri Paesi europei» ha un ruolo fondamentale per attrarre investimenti e far ripartire l’Italia. Nel nostro Paese percorrere i tre gradi di giudizio richiede oltre sette anni, contro i 3,4 di Francia e Spagna e i 12 mesi della Svezia. Una débâcle.

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Quella delle soluzioni alternative alle aule giudiziarie resta però una chance poco sfruttata e che non riesce a ridurre in modo incisivo l’ingolfamento dei tribunali. Non ci punta neanche la riforma del processo civile predisposta dall’ex ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Spetta ora alla nuova ministra Marta Cartabia decidere se rilanciarle.

Le procedure «alternative»

Durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2021, il primo presidente di Cassazione, Pietro Curzio, ha ribadito la necessità di valorizzare la mediazione, per ridurre il «numero patologico dei ricorsi» e chiudere «il conflitto senza percorrere i tre gradi di giudizio».

I vantaggi della mediazione

La mediazione offre vantaggi innegabili. Permette di raggiungere un’intesa su misura, che non corre il rischio di essere impugnata. E accorcia i tempi: nel 2019 per raggiungere un accordo sono bastati 143 giorni mentre, definire un procedimento in tribunale, nel 2018, ha richiesto 527 giorni (quasi 18 mesi) .

I numeri raccontano però che le procedure alternative alle aule giudiziarie hanno avuto finora una fortuna limitata. Le ragioni sono diverse. L’obbligo di tentare la mediazione prima di iniziare un giudizio vale solo per alcune materie (nel 2019 i procedimenti in mediazione sono stati 147.691, meno del 9% di quelli in tribunale). Gli incentivi economici previsti dalla normativa sono rimasti sulla carta perché mancano i decreti attuativi. Senza contare la diffidenza che, seppur in calo, permane nelle file dell’avvocatura e la scarsa applicazione da parte dei giudici delle sanzioni per le parti che, nonostante l’obbligo, non partecipano neanche al primo incontro. Un’assenza in crescita (nel 2019 il 50,8% dei casi, nei primi nove mesi del 2020, il 54%), che riduce le chance di raggiungere un accordo.

Nel 2019 l’Abf ha deciso 27.346 ricorsi in materia bancaria e finanziaria. Quanto alla negoziazione, dai dati 2019 raccolti dal Cnf, emerge che gran parte degli accordi riguarda separazioni e divorzi non contenziosi (5.761 sul totale di 6.785), in cui gli avvocati avevano già un ruolo importante. Solo 836 gli accordi relativi a pagamenti fino a 50mila euro e 31 quelli sul risarcimento del danno da incidente stradale.

L’arbitrato

Con numeri molto più piccoli, l’arbitrato rappresenta per le imprese un’importante via di soluzione delle controversie. Nel 2019 le camere arbitrali legate alle Camere di commercio ne hanno amministrati 375. Quasi il 30% (120) hanno fatto capo alla Camera arbitrale di Milano che si occupa anche degli arbitrati di altre 15 Camere di tutta Italia. L’obiettivo è superare le difformità di regolamenti, tariffe e procedure. «Il buon funzionamento dell’arbitrato - dice il direttore generale Stefano Azzali - è importante soprattutto perché in grado di attirare imprese e investimenti».

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