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Liti condominiali, aumenta il ricorso all’arbitrato

La conflittualità cresce del 22% ma le parti coinvolte preferiscono evitare il tribunale e optare per procedure di risoluzione alternativa

di Camilla Curcio

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3' di lettura

Risolvere le dispute condominiali in tempi più brevi e spendendo meno. Stando agli ultimi dati raccolti dalla Camera arbitrale internazionale, sono sempre di più i proprietari e gli inquilini che, per mettere un punto ad alterchi infiniti causati da animali domestici indisciplinati, spese maggiorate per colpa di vicini inadempienti o problemi di gestione degli spazi comuni, optano per la strada dell'arbitrato e della mediazione. Tentando di evitare il tribunale.

Contrasti condominiali in aumento

«I dati del ministero della Giustizia sull’andamento dei procedimenti civili evidenziano un miglioramento rispetto al 2021. Negli ultimi dodici mesi, le cause civili, di cui quelle condominiali rappresentano circa una su cinque, si sono ridotte del 5,4%», ha spiegato Rocco Guerriero, presidente della Camera arbitrale internazionale, «L’arretrato civile è così diminuito del 3,9% in Cassazione, del 14,1% in Corte d’appello e del 3% in primo grado. Per la prima volta, le pendenze civili sono scese sotto i 3 milioni, quasi dimezzandosi rispetto al 2009». Un quadro nel quale, al netto di una crescita dei contrasti in condominio, si inserisce un incremento delle procedure Adr (Alternative dispute resolution). «Le liti prettamente condominiali sono aumentate del 22% e gli arbitrati che abbiamo gestito sono cresciuti».

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Allarme morosità

A rinfocolare una conflittualità che non accenna a spegnersi sono stati, soprattutto di recente, la crisi energetica e il caro bollette. «L’unica tipologia di lite condominiale che è aumentata nell’ultimo anno, complice anche il complesso quadro socio-economico, riguarda la morosità», ha aggiunto Guerriero, «Molte famiglie non riescono a versare le quote di condominio che l’amministratore è obbligato a riscuotere e questo genera contenziosi: nella maggior parte dei casi si arriva a una lite pretestuosa, ad esempio una richiesta di revoca o la mancata approvazione dei bilanci, finalizzata esclusivamente a ritardare il pagamento della quota dovuta».

Risparmiare tempo e denaro

Per quanto le statistiche ministeriali sulla mediazione civile evidenzino ancora come, nel 2021, siano stati pochi i procedimenti conclusi con un accordo tra le parti (un risicato 25%), arbitrato e mediazione rimangono un valido strumento di prevenzione e, talvolta, di risoluzione delle divergenze. Evitando, così, che situazioni delicate degenerino in stragi come quella di Fidene. «Spesso, nei conflitti, tempo e soldi giocano un ruolo fondamentale: un percorso giudiziario, che rischia di arrivare anche fino a otto anni con costi determinati solo alla fine, acuisce inevitabilmente tensioni e malessere – ha sottolineato il presidente – Dunque, se per il condominio la mediazione è un passaggio obbligato per la procedibilità in tribunale, l’arbitrato rappresenta un’apprezzata alternativa: la tempistica è più breve, in media tre o quattro mesi, che possono arrivare a un limite massimo di otto previsto per legge, a fronte di almeno quattro o cinque anni».

Non solo: i vantaggi riguardano anche le dinamiche del procedimento e, ovviamente, le spese legali. «Ci sono costi certi, determinati dalla lunghezza della causa, un giudice arbitrale scelto per la conoscenza della materia e, non ultimo, il lodo arbitrale emesso equivale a una sentenza».

Meno incombenze per la giustizia

In sostanza, quindi, una strategia potenzialmente risolutiva non solo per i singoli ma anche per l’intera macchina giudiziaria. «Se per certi aspetti risulta difficile superare la conflittualità tra condòmini, è però possibile provare a ridurla», ha concluso, «e con un indubbio vantaggio collettivo: viene sgravata la giustizia ordinaria, snellendo il lavoro nei tribunali. Una strada indicata dalla stessa Europa e già inserita nella riforma Cartabia».


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