La riforma

Liti fiscali in Cassazione, la definizione agevolata taglia l’arretrato del 64%

Allo studio una misura per ridurre le pendenze fino a 100mila euro di valore: si stima una riduzione di 33mila cause. Pressing del Parlamento

di Ivan Cimmarusti e Marcello Maria De Vito

(FOTOGRAMMA)

3' di lettura

Oltre 52mila cause arretrate fiscali, alcune risalenti a sette anni fa. È questo il carico insostenibile che provoca i ritardi nelle decisioni della sezione tributaria della Cassazione, contribuendo a rendere inesigibile buona parte dei 37,7 miliardi di euro di crediti fiscali oggetto delle liti pendenti alla Suprema corte. Per questo il Governo sta valutando un taglio delle liti di valore più basso, ma girando alla larga dall’ipotesi condono, anche se una sponda in favore di una misura del genere potrebbe arrivare dal Parlamento, considerato l’ordine del giorno con cui dalla Camera (astenuta solo Leu) si chiede anche una «definizione delle liti» tributarie «pendenti».

COME RIDURRE GLI ARRETRATI

Gli effetti della definizione agevolata sui ricorsi pendenti in Cassazione per valore relativo solo all'imposta contestata (Fonte: elaborazione su dati della Commissione riforma giustizia tributaria)

COME RIDURRE GLI ARRETRATI

La definizione agevolata

A Palazzo Chigi si discute di una proposta tecnica della Commissione di riforma presieduta da Giacinto della Cananea: introdurre, nel più ampio piano di restyling della giustizia tributaria, una nuova «definizione agevolata» per la Cassazione. Ma all’interno dello stesso Governo di Mario Draghi non mancano i dubbi. Il timore che una scelta del genere possa apparire un regalo ai contribuenti più litigiosi, favorendo anche la crescita del contenzioso per l’aspettativa di future analoghe misure, è concreto.

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La Suprema corte, però, è un’emergenza. Non sono solo le pendenze arretrate a ingolfare la funzione giurisdizionale, ma anche i giudicati della fase di merito. Come si legge nel Pnrr, in Cassazione sono annullate il 46% delle sentenze dei primi gradi, ponendo così due ulteriori criticità: la qualità dei provvedimenti emessi dai giudici onorari di Ctp e Ctr; i flussi continui di ricorsi alla Suprema corte, che vanno ad appesantire una macchina già in sostanziale stallo.

Il tema «definizione agevolata» potrebbe essere al centro del prossimo incontro tra i ministri Marta Cartabia (Giustizia) e Daniele Franco (Mef) con il professor della Cananea. Si dovrà fare i conti con questa sofferenza. Perché la mole di fascicoli, generando un ritardo nell’emanazione delle sentenze, ha influito negativamente sulla principale funzione della Cassazione, quella nomofilattica, ossia la fissazione di principi giuridici che, se dichiarati in tempi ragionevoli, possono avere un effetto deflattivo sulle pendenze nel primo e secondo grado. Invece, ormai di consueto, questi principi vanno a disciplinare aspetti, per esempio dell’accertamento, non più attuali, perché variati dalle nuove norme. La pur ampia produzione di sentenze (nel 2020 definiti 9.141), se da un lato serve anche a snellire l’arretrato, dall’altro rischia di accentuare questa crisi della nomofilachia, in quanto non di rado sono emesse sentenze sugli stessi temi ma che raggiungono principi e valutazioni totalmente differenti.

La proposta

Ma veniamo al merito della «definizione agevolata». La versione proposta riguarda cause che vanno da 20 euro a 100mila euro e prevede che le somme da versare per estinguere il giudizio siano:

1. il 30% del solo tributo (senza interessi e sanzioni), in caso di vittoria del contribuente in Ctr;

2. il 60% del solo tributo (senza interessi e sanzioni), in caso di soccombenza del contribuente in Ctr.

Inoltre, la proposta suggerisce di: non introdurre diverse aliquote per i casi di «doppia conforme», cioè di vittoria del contribuente in primo e secondo grado; rimborsare al contribuente l’eventuale eccedenza risultante dallo scomputo degli importi dovuti da quelli versati in pendenza di giudizio. Si tratta di una novità rispetto all’ultima definizione, prevista dall’articolo 6 del Dl 119/18.

Il comma 9 disponeva che la definizione non poteva mai dar luogo alla restituzione di somme già versate, anche se eccedenti rispetto a quanto dovuto. Per la Commissione, se persistesse il divieto, molti contribuenti perderebbero l’interesse a definire, poiché, dopo la soccombenza in Ctr, sarebbe necessario pagare l’intero importo indicato nell’accertamento.

Gli effetti

La Commissione ha svolto delle proiezioni sull’impatto della «definizione agevolata». Tenuto conto che ogni causa vale mediamente 865.212 euro, la misura interesserebbe quelle fino a 100mila, ossia 33.337 procedimenti sui 52.179 pendenti. Un taglio che potrebbe accelerare il funzionamento della sezione tributaria a vantaggio dei grandi contenziosi, per esempio quelli che riguardano le imprese, le cui sorti molte volte si giocano sulla celerità delle decisioni.

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