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Liti fiscali, la riforma: giudici in pensione a 70 anni

La disciplina precedente prevedeva la cessazione dell’incarico a 75 anni, poi scesa con la bozza scorsa a 72, per poi essere portata nell’ultimo testo a 70 anni, in linea con la giurisdizione ordinaria

di Ivan Cimmarusti

La riforma del processo tributario: intervista a Giuseppe Melis

3' di lettura

Un disegno di legge d’iniziativa governativa e in chiave Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) per concludere la riforma della giustizia tributaria entro il 31 dicembre. Cambia la giurisdizione, con l’arrivo del magistrato fiscale «professionale» selezionato per concorso pubblico con prova scritta e orale. Non solo. Vengono riviste in parte anche le disposizioni in materia di processo, come l’introduzione del giudice monocratico per controversie fiscali fino a 3mila euro, la prova testimoniale scritta, una conciliazione rafforzata anche su proposta della Commissione tributaria, oltre all’aumento del contributo unificato per il ricorso principale e l’appello incidentale.

Nuova età per la pensione

La bozza di Ddl è andata l’11 maggio all’esame del preconsiglio - la riunione tecnica che precede il Consiglio dei ministri - ed è attesa dunque all’esame collegiale del Governo. Il testo - messo a punto da una commissione di otto esperti nominata dal ministro all’Economia Daniele Franco, competente per la fase di merito, e dalla Guardasigilli Marta Cartabia, per la fase di legittimità - è sostanzialmente identico a quello saltato all’ultimo istante dal decreto legge Pnrr 2 del 13 aprile scorso, salvo una modifica: l’età pensionabile dei nuovi magistrati tributari. La disciplina precedente prevedeva la cessazione dell’incarico a 75 anni, poi scesa con la bozza scorsa a 72, per poi essere portata nell’ultimo testo di ieri a 70 anni, in linea con la giurisdizione ordinaria.

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Il provvedimento, dunque, ora potrebbe viaggiare spedito verso la definitiva approvazione, anche in considerazione del forte appoggio politico verso l’abolizione del giudice «onorario e part-time» che ha contraddistinto la giurisdizione negli ultimi 30 anni. Luci e ombre per una figura (tra magistrati provenienti da altre giurisdizioni e professionisti) che, comunque, dovrà assicurare una fase di transizione. Parallelamente all’introduzione del magistrato di professione, infatti, la bozza assicura la funzione solo a quei giudici «onorari» presenti nel ruolo unico alla data del 1° gennaio scorso. Di fatto, però, potrebbe essere prevista una selezione ulteriore: con il calo dei ricorsi (che si registra negli ultimi dieci anni) l’esigenza di organico è crollata, tanto che si passa dagli attuali 2.700 a 576 unità (450 nelle Commissioni provinciali e 126 in quelle regionali), 100 dei quali potranno essere magistrati di altre giurisdizioni che già prestano servizio «onorario» nel tributario.

La strategia per snellire l’arretrato

Ma veniamo al fronte processuale. Parallelamente al magistrato unico per cause fino a 3mila euro e alla conciliazione rafforzata, sono previste due misure con l’obiettivo di snellire l’arretrato fiscale della Cassazione, ingolfato da 47.364 cause. Si tratta del ricorso nell’interesse della legge e del rinvio pregiudiziale in Cassazione. La prima consentirebbe al Procuratore generale di formulare richiesta al primo presidente di rimettere una questione di diritto di particolare importanza che rivesta il carattere della novità o della serialità o che ha generato un contrasto nella giurisprudenza di merito, in modo che sia enunciato un principio di diritto nell’interesse della legge.

Almeno nelle intenzioni, il giudice del merito dovrebbe uniformarsi. La seconda permetterebbe al giudice tributario, in presenza di una questione di diritto nuova, che evidenzi una seria difficoltà interpretativa e che appaia probabile che si verrà a porre in numerose controversie, di chiedere alla Corte di legittimità l’enunciazione di un principio di diritto. Adesso non resta che attendere il passaggio al Consiglio dei ministri e al Parlamento.

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