Verso la manovra

Liti tributarie, a chi conviene chiudere i conti in sospeso con il Fisco

di Cristiano Dell'Oste e Giovanni Parente


Pace fiscale, cosa prevede il piano in mano a Tria

3' di lettura

Sono quasi mezzo milione le liti tributarie interessate dalla pace fiscale allo studio per la prossima manovra finanziaria. Secondo le ultime statistiche delle Finanze sul contenzioso – aggiornate al primo trimestre – ci sono 461.741 cause pendenti tra le commissioni tributarie provinciali (Ctp), regionali (Ctr) e la Cassazione. A cui corrisponde un controvalore stimabile in 75,4 miliardi. La cifra è distribuita in modo uniforme nei tre gradi di giudizio, ma l’equilibrio è solo apparente: di fatto, la Suprema corte raggiunge un terzo del totale con appena un decimo delle cause, perché qui il valore medio della lite è 481mila euro.

È su questo scenario che si innesta il piano messo a punto dalla Lega e consegnato al ministro dell’Economia, Giovanni Tria, tra i dossier della manovra e le altre misure di pace fiscale, comprese le possibili sanatorie di ruoli, avvisi e verbali di constatazione.

La decisione è politica e sarà presa dal Governo gialloverde e dal Parlamento in autunno. Da un lato, c’è chi ritiene che la sanatoria sarebbe il classico “regalo agli evasori”. Dall’altro, si sottolinea l’importanza di sfrondare l’arretrato e recuperare gettito per l’Erario. Anche in attesa dei dettagli, però, si può già ragionare sull’ipotesi in campo. Perché la chiusura delle liti, se sarà varata, dovrà comunque trovare il giusto equilibrio: incentivando gli interessati a sfruttarla, ma anche garantendo equità e gettito. Obiettivi a quanto pare mancati dall’ultima definizione agevolata, per la quale si attende ancora un bilancio ufficiale.

Sconto su sanzioni e interessi
Il piano prevede la possibilità di chiudere la causa senza pagare sanzioni e interessi, mentre l’imposta reclamata dal Fisco potrà essere più o meno defalcata a seconda delle situazioni. Secondo il progetto allo studio, se il processo è in secondo grado e il contribuente si è già visto dar ragione dalla Ctp, potrà pagare il 50% dell’imposta contestata. Se è in Cassazione e ha già vinto nei due gradi di giudizio precedenti, lo sconto sarà pari all’80% del tributo. Invece, nei casi di vittoria del Fisco o verdetto intermedio (ad esempio, quando la commissione ha ridotto l’imposta contestata), si dovrà arrivare a una conciliazione, fermo restando lo sgravio di sanzioni e interessi.

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Per avere un’idea, l’anno scorso ogni dieci ricorsi definiti in Ctp, i contribuenti ne hanno vinti tre (il 31,4%) e ne hanno “pareggiato” uno (l’11,8%). Applicando queste percentuali all’arretrato in Ctr, si ha un potenziale di 48mila cause da chiudere con lo sconto del 50% e 18mila da conciliare.

Il calcolo di convenienza
In secondo grado il tasso di successo di cittadini e imprese si alza (38,8%), ma bisogna capire quanti possono contare sulla “doppia conforme” per invocare lo sconto extra large. Di fatto, nel 2017 la Ctr ha confermato la vittoria del contribuente una volta su due (nel 53,7% dei casi) e poco di più quella del Fisco (63,1%). Si può allora ipotizzare che – delle circa 51mila cause arretrate in Cassazione – ce ne siano 8.500 in cui la parte privata vanta una doppia vittoria e 14.500 in cui è l’amministrazione a farlo. Nel primo caso, se gli si chiede di pagare troppo, il contribuente probabilmente preferirà aspettare la pronuncia della Suprema corte, sperando che si allinei a quanto già deciso da Ctp e Ctr (e magari condanni il Fisco a rimborsargli le spese legali). Proprio la sorte delle spese, peraltro, sarà un aspetto decisivo nel test di convenienza di tanti cittadini: metà delle liti in primo grado e un quarto di quelle in secondo hanno un valore inferiore o uguale a 3mila euro.

Quando invece è l’amministrazione ad aver vinto nei due gradi di merito, è possibile che il contribuente sia disposto a pagare di più pur di evitare una verosimile condanna in Cassazione; a meno che il processo non sia stato trascinato solo con intenti dilatori o non si svolga nei confronti di società estinte, fallite o comunque di soggetti insolvibili. Ipotesi, quest’ultima, in cui la sanatoria non sarà comunque sfruttata, quale che sia lo sconto.

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